Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-03-07

SOCIETA IN HOUSE ESENTI IVA SE EROGA PRESTAZIONI SANITARIE – CTR Milano 1017/67/16 – Alceste SANTUARI

La Commissione tributaria Regionale di Milano ha riconosciuto che le prestazioni socio-sanitarie erogate da una società in house partecipata da enti locali devono considerarsi in esenzione IVA.

La Commissione Tributaria Regionale di Milano, sezione staccata di Brescia, con la sentenza n. 1017/67/2016 del 22 febbraio 2016 ha riconosciuto l"esenzione IVA per le prestazioni socio-sanitarie ed assistenziali anche alle società in house che siano state costituite (dagli enti pubblici territoriali) per il conseguimento di interessi pubblici assistenziali.

Il caso origina dalla decisione di una società in house di erogare le prestazioni socio-sanitarie oggetto della propria attività in regime di esenzione IVA ex art. 10, comma 1, n. 27-ter, DPR 673/1972. Si tratta di una previsione che, come noto, stabilisce che sono esenti da IVA:

"le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili, in favore degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo, rese da organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, previste dall'articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, o da enti aventi finalità di assistenza sociale e da ONLUS".

La società, in quanto consideratasi organismo di diritto pubblico, ha dunque applicato l"esenzione IVA di cui all"art. 10 sopra citato.

Tale mancata applicazione dell"IVA è stata contestata dall"Agenzie delle Entrate che ha provveduto ad effettuare un accertamento nei confronti della società in house. Contro l"atto impositivo, quest"ultima ha presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale, che lo accoglieva. In particolare, il giudice di primo grado ha evidenziato che la disposizione si applica non soltanto agli organismi di diritto pubblico, ma anche ad altri organismi cui lo Stato riconosce caratteri e finalità sociali, nozione che ricomprende anche le società di capitali in house.

L"Agenzia proponeva appello sostenendo che l"art. 10 contiene un"elencazione tassativa dei soggetti che possono godere dell"esenzione, che non comprende società di capitali che svolgano prestazioni di natura assistenziale come la società in house in parola.

La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l"appello proposto dall"Agenzia delle Entrate, sottolineando che norma tributaria ricomprende tra i soggetti esenti gli organismi di diritto pubblico, intesi ai sensi della Direttiva 92/50/UE come "qualsiasi organismo istituito per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale".

Preme ricordare che sul tema si è pronunciata in alcune occasioni la Corte europea di giustizia. Nella sentenza 15 marzo 2003, C-214/2000, i giudici di Lussemburgo hanno precisato che un organismo può avere sostanza di diritto pubblico ancorché rivesta una forma di diritto privato, atteso che ciò che rileva è l"effettiva realtà interna dell"ente e la sua preordinazione al raggiungimento di bisogni collettivi.

La Corte (Quinta Sezione), con la sentenza 12 settembre 2013, C-256/11 ha richiamato il fatto che per definire un ente "organismo di diritto pubblico" ai sensi della direttiva, devono essere soddisfatte tre condizioni cumulative, ossia:

a) che tale ente sia stato istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale [lettera a)],

b) che esso sia dotato di personalità giuridica [lettera b)], e

c) che la sua attività sia finanziata in modo maggioritario dall"autorità pubblica, oppure che la sua gestione sia soggetta al controllo di quest"ultima, oppure ancora che più della metà dei membri del suo organo d"amministrazione, di direzione o di vigilanza sia designata dall"autorità pubblica [lettera c)].

Si tratta di tre criteri alternativi che richiamano tutti una stretta dipendenza dall"autorità pubblica, la quale, invero, deve essere posta nelle condizioni di influenzare le decisioni dell"organismo in questione in materia di appalti pubblici. Al fine di evitare che "si determini la possibilità che considerazioni diverse da quelle economiche guidino le decisioni degli organismi, e in particolare il rischio che gli offerenti o i candidati nazionali siano preferiti, creando quegli ostacoli alla libera circolazione dei servizi e delle merci, che l"applicazione delle direttive relative agli appalti pubblici intende precisamente evitare", i giudici ribadiscono che i criteri di cui sopra devono essere oggetto di un"interpretazione funzionale. Ciò significa una interpretazione indipendente dalle modalità formali della attuazione del criterio, da intendere nel senso che esso deve creare una stretta dipendenza dall"autorità pubblica.

Con la legge di recepimento della direttiva sopra richiamata, l"ordinamento giuridico italiano ha qualificato gli organismi di diritto pubblico come qualunque ente dotato di personalità giuridica, sottoposto a dominanza pubblica attraverso il finanziamento o il controllo della gestione o la ingerenza della nomina degli organi, ed istituito per la soddisfazione di finalità di interesse generale, non aventi carattere industriale o commerciale. Si aggiunga che l"art.3, comma 26, d. lgs. n. 163/2006 ha confermato la compatibilità tra forma societaria e definizione dell"organismo di diritto pubblico.

Alla luce di quanto sopra descritto, la Commissione Tributaria Regionale ha dunque riconosciuto in capo alla società in oggetto i requisiti richiesti della personalità giuridica autonoma, della dominanza pubblica, nonché della costituzione per il soddisfacimento di interessi pubblici.

A ciò si aggiunga che la Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto che non preclude il beneficio dell"esenzione IVA il fatto che la società emetta anche fatture nei confronti di terzi, risultando così indifferente, oltre allo scopo assistenziale generale, che l"ente svolta anche altre attività a scopo di lucro. Al riguardo, la Ctr ha richiamato la sentenza della Corte europea di giustizia C-393/06, nella quale i giudici europei hanno così sostenuto il loro reasoning: "Si deve aggiungere che è a tal riguardo indifferente che, oltre a tale compito d"interesse generale, il detto ente svolga anche altre attività con uno scopo di lucro, dal momento che continua a farsi carico dei bisogni d"interesse generale che è specificamente obbligato a soddisfare. La parte che le attività esercitate a scopo di lucro occupano nell"ambito delle attività globali di tale ente è pure priva di pertinenza ai fini della sua qualifica come organismo di diritto pubblico (v., in tal senso, sentenze Mannesmann Anlagenbau Austria e a., cit., punto 25; 27 febbraio 2003, causa C‑373/00, Adolf Truley, Racc. pag. I‑1931, punto 56, nonché Korhonen e a., cit., punti 57 e 58)." (Paragrafo 47 della sentenza).



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