Articoli, saggi, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-10-25

Società in house: la delibera del Comune è sempre necessaria – Alceste Santuari

Quando un Comune decide di ricorrere all"autoproduzione del servizio, la delibera del consiglio comunale è sempre necessaria

Come è noto, il quadro normativo in materia di affidamento in house dei servizi di interesse generale è stato inciso sia dal d. lgs. n. 175/16 sia dal d. lgs. n. 50/16 e lo sarà anche a seguito dell"approvazione del decreto legislativo in materia di servizi di interesse economico generale.

Proviamo ad interrogarci su quali siano gli atti e le procedure da mettere in atto da parte degli enti locali qualora esse decidano di procedere all"autoproduzione dei servizi ovvero intendano rinnovare il contratto di servizio con le loro rispettive società in house providing.

In passato, era invalsa la prassi che le P.A. inserivano nella relazione previsione e programmatica, che i comuni dovevano approvare quale allegato al bilancio di previsione, l"indirizzo secondo il quale un determinato servizio di pubblico interesse avrebbe dovuto essere erogato a mezzo di una società in house, ovvero totalmente partecipata (e controllata) dai comuni medesimi. Attraverso questo atto di indirizzo, successivamente, le giunte comunali avrebbero adottato i provvedimenti attuativi conseguenti alla scelta strategica elaborata dal consiglio comunale, in special modo il contratto di servizio. La relazione previsionale e programmatica, dunque, quale atto a carattere generale assunto dall"ente locale per definire i piani strategici, nonché allocare le risorse necessarie alla loro realizzazione. Giova rammentare che trattasi di un documento che dapprima è stato disciplinato dal d. lgs. n. 77/1995 e successivamente è stato confermato dal TUEL del 2000 (art. 170) nell"ambito della separazione tra le competenze degli organi politici e quelle degli organi dirigenziali. La relazione in oggetto identificava, in ultima analisi, il piano degli interventi e diventava, caricandosi di una valenza prescrittiva, il termine di riferimento per tutta l"attività deliberativa dell"ente, così esprimendo il processo di programmazione della P.A.

Come è noto, il quadro descritto sopra si è in parte modificato nel corso di questi ultimi anni: in particolare, a seguito del d. lgs. n. 126/2014, recante disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili delle autonomie locali, l"art. 170 è stato inciso, prevedendo ora che "la Giunta presenta al Consiglio il documento unico di programmazione per le conseguenti deliberazioni". Ne consegue che il DUP è considerato un documento slegato dal bilancio del comune; al riguardo, preme evidenziare che peraltro l"art. 42 del d. lgs. n. 267/2000 non contempla l"atto in oggetto tra le competenze dell"organo consigliare.

Per contro, il medesimo articolo 42 del TUEL attribuisce proprio al consiglio comunale la competenza in ordine all"organizzazione dei pubblici servizi e all"affidamento di attività o servizio mediante convenzione. Analizzando il contenuto dell"art. 192 del nuovo codice dei contratti pubblici in relazione a quanto disposto nell"art. 42 si evince con una certa chiarezza che, per quanto riguarda gli affidamenti in house, il consiglio comunale non può più pronunciarsi mediante indirizzi. Esso deve, invece, adottare un"apposita delibera nella quale si deve dare conto di una istruttoria particolareggiata e per così dire "aggravata", nel senso che la delibera – come abbiamo avuto modo più volte di segnalare su questo sito – deve contenere la motivazione analitica (cfr. ora anche il d. lgs. n. 175/2016 sul punto) e puntuale in rapporto all"opzione giuridico-organizzativa preferita. Si tratta di una delibera confermata anche nell"art. 5, comma 4, del decreto legislativo sui servizi pubblici di interesse generale in progress, laddove si richiama il provvedimento consigliare con il quale l"ente delibera l"assunzione del servizio, al quale deve essere allegato un documento che illustra gli esisti della verifica. In quest"ottica, deve essere segnalato anche l"art. 7, comma 1, del medesimo decreto legislativo in materia di servizi pubblici laddove esso dispone che "al fine di assicurare il rispetto dei principi di cui al presente decreto, la scelta della modalità di gestione del servizio è effettuata con provvedimento motivato dell"ente competente". Tale provvedimento deve dare conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dal diritto dell"UE in ordine alla forma giuridica e gestionale prescelta.

Gli enti locali devono dunque essere consapevoli che l"autoproduzione dei servizi richiede un"apposita deliberazione, in cui sia dia conto delle motivazioni (precise e puntuali) che spingono l"ente pubblico ad identificare l"in house providing quale soluzione ritenuta maggiormente adeguata e, quindi, da preferire alle altre.



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