Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-11-11

SOCIETA IN HOUSE: SI A CONTRATTI PIU LUNGHI DEL RAPPORTO INTERORGANICO – Tar Lazio 12133/15 – Alceste SANTUARI

Rapporto tra ente locale e società in house

Gara di affidamento di servizi in concessione bandita dalla società in house

Il termine della gara può prevedere un termine di scadenza del servizio successivo alla scadenza del rapporto che lega l'organo gestore all'ente locale.

Una società ha presentato ricorso contro l"affidamento in concessione del servizio di ristoro ad altro concorrente ad esito di una procedura di evidenza pubblica indetta da un ente strumentale di Roma Capitale.

Preme evidenziare "che l"appalto in esame per il suo oggetto (servizi di ristorazione) rientra nell"elencazione di cui all"allegato II B del D.lgs. 163/06, con conseguente applicabilità della disciplina ordinaria, ex art. 20, nei limiti degli artt. 68, 65 e 225 del codice degli appalti. Da ciò consegue che l"omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendale non può dunque costituire causa di esclusione per l"inapplicabilità dell"art. 86, comma 3 – bis ed 87, comma 4 del D.lgs. n. 163/06 (sul punto vedasi Consiglio di Stato, V, 10 febbraio 2015, n. 689), non essendo tra l"altro sancito tale obbligo neppure nel bando o nel disciplinare di gara, e così neppure integrando la sua violazione una incisione latamente riconducibile ai principi generali di cui all"art. 27 del codice."

Tra i vari motivi di doglianza, la ricorrente ha contestato la legittimazione della società in house a disporre dell"immobile nel quale è individuato il servizio oggetto dell"appalto in concessione, che difetterebbe sia per scadenza del contratto di servizio tra la società stessa e Roma Capitale in un tempo di poco successivo alla celebrazione della gara, sia per mancata inclusione del bene stesso tra quelli che sono stati affidati da Roma Capitale al proprio organismo partecipato nella configurazione del rapporto di servizio della società in house.

Il Tar Lazio, sez. II ter, con sentenza 23 ottobre 2015, n. 12133, ha respinto il ricorso, evidenziando, avuto riguardo allo specifico motivo di contestazione sopra ricordato, che:

-) la scadenza del contratto di servizio tra l"Ente locale ed una propria società di gestione "in house" determina, in assenza di un rinnovo, il subentro del primo nella gestione e nelle funzioni in precedenza affidate alla seconda, senza soluzione di continuità sotto il profilo degli effetti dell"azione amministrativa, secondo il normale modello della successione tra Enti;

-) conseguentemente, una gara di affidamento di servizi in concessione bandita e celebrata dalla società in house ben può prevedere un termine di scadenza del servizio successivo alla scadenza del rapporto che lega l"organo gestore all"ente locale, perché sarà quest"ultimo, eventualmente, a subentrare nel rapporto in essere con il privato affidatario nel caso in cui non dovesse essere rinnovata la delega alla società in house;

-) per quanto attiene al bene specifico, il contratto di affidamento-concessione che regola i rapporti tra Roma Capitale e la propria società in house "ha come proprio oggetto una complessa e strutturata serie di funzioni ed attività," che dunque integra "un mandato ampio, che è funzionalmente connotato dall"interesse pubblico alla cura non tanto di beni immobili nominativamente individuati in quanto tali, ma della loro fruizione da parte del pubblico e della loro valorizzazione."

Al riguardo, in ultima analisi, il Tar ribadisce che "l"affidamento ha ad oggetto funzioni, non immobili: e rispetto ad esse, la concessione dell"uso di quest"ultimi va intesa in senso ampio, strumentale all"assolvimento delle responsabilità di gestione."



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