Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-10-26

Società miste: la valutazione della qualità del partner privato – Cons. St. 4225/16 – Alceste Santuari

Il Consiglio di Stato apprezza i contenuti di un bando di gara per la selezione del soggetto privato di una società mista pubblico-privata per la gestione dei rifiuti

Un comune decide di ricorrere al modello della società mista pubblico-privata, quale strumento di PPP (partenariato pubblico-privato), attraverso la quale gestire il servizio di igiene urbana. Al socio privato è assegnata una quota pari al 40% del capitale sociale e al medesimo viene richiesto di possedere la specifica professionalità e specializzazione nel servizio pubblico di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. I compiti operativi assegnati al socio privato sono quelli corrispondenti a quelli descritti nei criteri di attribuzione del punteggio di natura tecnica.

Con la gara a doppio oggetto, è noto, che gli enti locali selezionano il partner privato, il quale svolge altresì i compiti operativi richiesti dalla natura del servizio messo a gara.

Il gestore uscente ha impugnato l"esito della procedura, non tuttavia contestando la scelta dell"ente locale di ricorrere alla società mista quale modalità gestoria del servizio di igiene urbana, ma dolendosi del fatto che a suo giudizio si doveva riscontare una diversità di oggetto tra l"affidamento del servizio, concernente l"intero ciclo integrato di gestione dei rifiuti urbani del comune, e la gara pubblica indetta, che risultava prevalentemente incentrata sul solo segmento finale dello smaltimento.

Il Tar Lombardia – Brescia, sez. II, con sentenza n. 1524/2015 ha ritenuto la delibera comunale legittima in quanto, all"epoca dei fatti, coerente con l"impianto normativo in materia di affidamento dei servizi pubblici locali.

Contro la sentenza del giudice di primo grado ha proposto appello la società che in precedenza gestiva il servizio in oggetto. In termini sintetici, l"appellante ha evidenziato che è necessaria una piena corrispondenza tra l"oggetto della procedura di scelta del socio privato "a monte" e quello del servizio che la società formatasi (società mista) dovrà poi affidare a terzi. Se ciò non rilevasse, secondo il giudizio dell"appellante, si determinerebbe la "commistione di due modelli incompatibili e realizzati in difetto dei rispettivi rigidi presupposti di legittimità, e cioè quello società mista nel segmento poi affidato "a valle" dalla società mista a terzi, e l"in house providing, sussistente per la restante parte (raccolta e trasporto)".

I giudici di Palazzo Spada (sez. V, 12 ottobre 2016, n. 4225) hanno rigettato l"appello presentato e richiamando gli atti di gara e i punteggi assegnati ai concorrenti, hanno evidenziato che:

-) nell"ambito dei partenariati pubblico-privati, il comune ha inteso, nella sua piena discrezionalità amministrativa, fare ricorso al modello della società mista pubblico-privata,

-) il comune ha orientato la propria ricerca "del socio operativo con preferenza tra quelli operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, la quale è compresa nelle attività rientranti nel concetto di gestione dei rifiuti (art. 183, comma 1, lett. n), d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152), fermo rimanendo che tale socio è stato nel suo complesso selezionato in base alla capacità di operare nel ciclo dei rifiuti.

La sentenza avvalora il modulo della società mista quale soluzione giuridico-organizzativa per la gestione di servizi di interesse generale, a condizione che il socio privato sia selezionato con gara finalizzata a definire il soggetto e l"oggetto specifico dei compiti operativi che a quel soggetto dovranno essere assegnati per la realizzazione del servizio pubblico locale.



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