Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-09-29

SOCIETA PARTECIPATE: CHE NE E DELLE PARTECIPAZIONI NON DISMESSE – Alceste SANTUARI

La legge di stabilità 2014 ha introdotto la cessazione "ex lege" delle partecipazioni societarie

Si tratta di una previsione integrata dal d.l. 78/2015

Quali le conseguenze rispetto ai piani di razionalizzazione?

Il d.l. 78/2015, conv. dalla legge n. 125/2015, con l"art. 7, comma 8-bis ha introdotto il comma 569-bis all"art. 1 della legge 147/2013, fornendo un"interpretazione del comma 569 dell"art. 1 della medesima legge, chiarendo che la disposizione non si applica agli enti che, ai sensi dell"art. 1 commi 611 e 612 della legge 23 dicembre 2014 n. 190, abbiano mantenuto la propria partecipazione, mediante approvazione di un piano operativo di razionalizzazione, in società ed altri organismi aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali. E" inoltre previsto che qualunque delibera degli organi amministrativi e di controllo interni alle società oggetto di partecipazione che si ponga in contrasto con le determinazioni assunte e contenute nel piano operativo di razionalizzazione è nulla ed inefficace.

Il comma inserito riveste una particolare importanza in quanto impatta sulle procedure amministrative che le P.A. (enti locali) sono chiamati ad assumere per gestire le complesse operazioni straordinarie relative agli organismi partecipati. Invero, fin dall"approvazione della legge di stabilità 2014 ci si è chiesti che cosa possa significare con esattezza la locuzione "cessazione ex lege" delle partecipazioni societarie, le quali – è bene ricordarlo – rimangono pur sempre nella titolarità dell"ente socio, ancorché esso risulti inadempiente rispetto all"obbligo di dismissione. Al riguardo, si può muovere dall"assunto secondo il quale, in attesa della liquidazione della quota a cura della società interessata entro il 31 dicembre 2015, ai sensi dell"art. 1, comma 569, l"ente locale perda i diritti sociali e le prerogative attribuite dallo statuto.

Il comma interpretativo chiarisce un importante aspetto: la decadenza dei diritti sociali spettanti all"ente pubblico socio non si è verificata in modo automatico alla scadenza del termine dello scorso 31 dicembre. E ciò perché la competenza relativa all"approvazione del provvedimento di cessazione della partecipazione societaria è riferita, in ogni caso, all"assemblea dei soci. Si tratta di una precisazione che, a ben vedere, risulta più che opportuna, atteso che alla cessazione della partecipazione societaria è ricollegata una serie di conseguenze sia per il socio pubblico, sia per la società partecipata (si pensi, al riguardo, alla decadenza dalla carica dei membri nominati dall"ente nel consiglio di amministrazione o la compartecipazione agli eventuali utili prodotti dalla società).

Un"ulteriore precisazione introdotta dal d.l. 78/2015 riguarda il fatto che la cessazione "ad ogni effetto" della partecipazione societaria non alienata non si applica a quegli enti locali che hanno deciso di mantenere la loro partecipazione e ne abbiamo fornito le motivazioni adeguate nel piano di razionalizzazione che doveva essere approvato entro il 31 marzo 2015 e che richiede una "conferma" ovvero una "smentita" entro il 31 marzo 2016, quando il sindaco deve inviare alla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti appunto la comunicazione di quale scelta il comune ha inteso operare nei riguardi delle partecipazioni societarie. Sembrerebbe questa una precisazione non richiesta, atteso che la decadenza in parola si riferisce soltanto alle partecipazioni non necessarie alle finalità dell"ente locale socio e non anche a quelle considerate strategiche per la realizzazione delle finalità istituzionali della P.A. Ma tale non è: infatti, essa deve essere collocata nell"ambito delle azioni che gli enti locali territoriali sono chiamati a mettere in campo avuto riguardo alle società partecipate, poiché la disposizione testualmente recita che "qualunque delibera degli organi amministrativi e di controllo interni alla società oggetto di partecipazione che si ponga in contrasto con le determinazioni assunte e contenute nel piano operativo di razionalizzazione è nulla ed inefficace"

Si rafforza, in questo modo, se possibile, il legame che necessariamente si deve instaurare tra ente locale proprietario/socio e gli organismi partecipati, legame che richiede non soltanto interventi ex post ma anche in itinere.



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