Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2016-01-29

SOCIETA PARTECIPATE: DANNO ERARIALE PER MANCATO PAGAMENTO DEI DEBITI AL COMUNE SOCIO – Corte Conti Toscana 3/2016 – Alceste SANTUARI

La società partecipata non paga quanto dedotto nel contratto di servizio al comune socio

Gli obblighi del contratto di servizio

Nonostante la delegazione interorganica, la società risponde per danno erariale

Con la sentenza 12 gennaio 2016, n. 3, la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Toscana ha condannato una società partecipata dell"ente locale a pagare oltre mezzo milione di euro quale danno erariale per mancato pagamento del debito maturato nei confronti dell"ente locale stesso, che risulta, nel caso di specie, socio maggioritario e committente del servizio (parcheggi).

Sul fronte dei rapporti intercorrenti tra comune e società, la difesa di quest"ultima aveva sostenuto che il mancato introito per il comune si sarebbe tradotto in un incremento di valore per l"ente stesso, in qualità di socio di maggioranza della società.

I magistrati contabili evidenziano che il danno patito dal comune non "deve tener conto della quota percentuale posseduta dall"ente locale nella partecipata". E soprattutto hanno ribadito che il concessionario non è stato in grado di provare se e quanto il comune socio abbia per vero beneficiato degli eventuali saldi attivi della medesima società. In definitiva, la Corte dei Conti rileva che la finalità degli interventi di controllo consiste nella tutela patrimoniale dell"Ente locale, previa verifica della regolare esecuzione della convenzione stipulata tra società concessionaria e comune.

Il confine che dunque i magistrati contabili tracciano nel rapporto tra comune socio e società partecipata è chiaro: benché tra i due soggetti intercorra un rapporto di delegazione interorganica, poiché il contratto di servizio per la gestione dei parcheggi prevede come corrispettivo il versamento da parte della società all"ente comune socio di un importo pari al 75% del risultato della gestione, questo introito deve essere versato al comune.

Anche a tacere della somma su cui calcolare l"utile – tesi sostenuta dalla difesa della società – la Corte, richiamando precedenti pronunce sul tema (cfr. punto 3 della parte motivata della sentenza n.308/2009 e sempre il punto 3 della sentenza di Appello n.624/2011), ha riconosciuto che secondo una corretta impostazione economico-finanziaria, "non è verosimile che l"ente locale sostenga tutti i costi di gestione del personale assunto dalla società partecipata, e poi rimborsi forfettariamente il lavoro da essa svolto."

Ecco allora che la Sezione toscana ha condannato la società al reintegro delle somme spettanti al comune, oltre a rivalutazione monetaria e interessi legali dalla data di cessazione del rapporto concessorio, in forza del contratto di servizio. Quest"ultimo risulta – ancora una volta – lo strumento giuridico cui fare riferimento per valutare i rapporti giuridici intercorrenti tra ente locale e società partecipate. Strumento giuridico che, al contrario, talvolta, nelle relazioni tra società partecipate e comune sembra derubricato a mera formalità.



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