Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-11-10

SOCIETA PARTECIPATE E CESSIONE DELLE QUOTE DEGLI ENTI LOCALI – Tar Lombardia 1333/15 – Alceste SANTUARI

Gli enti locali sono impegnati con i piani di razionalizzazione delle società partecipate/controllate

Tra le possibili decisioni rientra anche la cessione delle azioni/quote detenute nella società

Il Tar Lombardia riconosce la legittimità della cessione delle azioni con la suddivisione in lotti

Un comune possiede una partecipazione del 96% del capitale di una società controllata dal medesimo e decide di mettere in vendita la quota azionaria del 44% al fine di reperire risorse per finanziare gli investimenti programmati, cogliendo nel contempo l"occasione per valorizzare lo sviluppo industriale della società partecipata, senza perderne il controllo.

Conseguentemente, il Consiglio Comunale, nel valutare le modalità per cedere la quota sopra decisa, fissa i limiti minimi e massini alle azioni acquistabili, così da ampliare il novero dei soggetti potenzialmente interessati all"operazione, evitando, da un lato, una eccessiva frammentazione delle quote e, dall"altro, una indesiderata concentrazione delle partecipazioni in capo a pochi acquirenti. Si decide, dunque, di suddividere il pacchetto azionario in 15 lotti, ciascuno dei quali corrispondente ad azioni pari al 2.93% del capitale sociale, prevedendo che ciascun partecipante alla procedura competitiva non possa acquisire più di due lotti, oltre ad eventuali ulteriori due non assegnati, per un totale di quattro lotti, corrispondenti all"11,72%.

Ad esito della gara, un acquirente, già socio della società con una quota dello 0.93%, riesce ad aggiudicarsi quattro lotti, ottenendo perciò una partecipazione complessiva del 12,65% della nuova compagine societaria.

Il risultato della procedura competitiva viene però contestata da un altro aggiudicatario, anch"esso acquirente di quattro lotti, che ricorre ai giudici amministrativi contestando la presunta violazione dei limiti massimi fissati dall"organo consiliare per il possesso delle quote di partecipazione. A giudizio del ricorrente, un"aggiudicazione di quattro lotti (anziché di tre) in favore del socio della società partecipata avrebbe l"effetto di determinare "un"inammissibile situazione di vantaggio" per tale acquirente, producendo un"alterazione dei delicati equilibri societarie in violazione del principio dell"affidamento desumibile dagli artt. 1175 e 1375 c.c., del principio della par condicio, nonché dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all"art. 97 Cost.

Il Tar Lombardia, sez. II, con sentenza del 21 ottobre 2015, n. 1333, ha respinto il ricorso affermando quanto segue:

-) il consiglio comunale ha responsabilmente esercitato le proprie competenze;

-) nell"ambito delle proprie competenze, il consiglio comunale ha legittimamente disciplinato la cessione delle quote del pacchetto azionario, prevedendo una suddivisione in lotti, così evitando una eccessiva frammentazione e una possibile "incetta" di azioni soltanto da parte di alcuni possibili acquirenti;

-) così operando, il consiglio comunale non ha determinato e non avrebbe potuto determinare la politica azionaria della società partecipata dall"ente locale fissando unilateralmente un limite massimo di partecipazione al capitale sociale complessivamente considerato, anche per la ragione che l"organo deputato ad assumere una siffatta decisione non è certo l"organo consiliare dell"ente locale socio, bensì l"assemblea della società;

-) il limite massimo fissato dal Comune riguarda soltanto le azioni acquistabili attraverso la partecipazione alla gara, ma non anche il pacchetto azionario complessivo posseduto da ciascun socio.

Alla luce di quanto sopra premesso, i giudici amministrativi lombardi hanno respinto il ricorso, confermando, da un lato, l"autonomia del consiglio comunale nell"esercizio delle proprie competenze istituzionali previste dall"art. 42 del TUEL e, dall"altro, l"autonomia decisionale della società partecipata dal socio pubblico.

In un periodo in cui gli enti locali sono impegnati con i piani di razionalizzazione previsti dalla l. 190/2014, che possono prevedere anche processi di dismissione societaria, la sentenza qui in commento ha indubbiamente il pregio di costituire un punto fermo.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati