Legislazione e Giurisprudenza, Pubblico impiego -  Santuari Alceste - 2013-09-14

SOCIETA PARTECIPATE E MOBILITA DEL PERSONALE: IL D.L. N. 101/2013 – Alceste SANTUARI

Il d.l. n. 101/2013 contiene disposizioni urgenti di razionalizzazione della spesa per il personale nelle P.A. e nelle società partecipate, con misure volte a migliorare i meccanismi di assunzione, nonché a favorire la mobilità nei vari settori della PA, ancorché si intendano preservare gli standard operativi e i livelli di efficienza dell'azione amministrativa.

L'articolo 3, comma 2 prevede che le società controllate direttamente o indirettamente dalla PA (ex art. 1, comma 2, d. lgs. n. 165/2001) o dai suoi enti strumentali – anche al di fuori dell'ipotesi del trasferimento d'azienda effettuato in base agli articoli 31 del d. lgs. n. 165/2001 e 2112 del Codice civile – con un accordo tra le stesse società e senza necessità del consenso del lavoratore, possano realizzare processi agevolati di mobilità di personale previa informativa alle rappresentanze sindacali e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

Preme evidenziare che trattasi di mobilità realizzabile solo tra le società e non anche tra queste e le pubbliche amministrazioni controllanti (sul tema della "reinternalizzazione" del servizio si vedano le deliberazioni della Corte dei Conti a sezioni riunite in sede di controllo n. 3/CONTR/2012 e 4/CONTR/2012 del 2 febbraio 2012).

Alla luce di questa disposizione, non sembrerebbe dunque possibile prevedere percorsi di riassorbimento tra comuni e proprie società / aziende controllate.

Al fine di rafforzare l'operatività di questo sistema innovativo, il comma 3 stabilisce precisi obblighi a carico degli Enti pubblici soci, che "adottano, in relazione a esigenze di riorganizzazione delle funzioni e dei servizi esternalizzati, nonché di razionalizzazione delle spese e di risanamento economico-finanziario secondo appositi piani industriali, atti di indirizzo volti a favorire, prima di avviare nuove procedure di reclutamento di risorse umane da parte delle medesime società, l'acquisizione di personale mediante le procedure di mobilità" previste dal comma 2.

Il comma 4 poi introduce i parametri e le procedure da attivare per favorire la mobilità tra le società partecipate. Nel caso in cui una società partecipata rilevi eccedenze di personale – ovvero nell'ipotesi in cui essa riscontri un'incidenza delle spese di personale pari o superiore al 50% di quelle correnti – è previsto l'invio di un'informativa preventiva alle rappresentanze sindacali operanti presso la società e alle organizzazioni sindacali (nonché al dipartimento della Funzione pubblica), in cui viene individuato il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale in eccedenza.

Il comma 5 prevede che, decorsi dieci giorni dall'invio dell'informativa, l'Ente controllante proceda alla riallocazione totale o parziale del personale in eccedenza nell'ambito della stessa società mediante il ricorso a forme flessibili di gestione del tempo di lavoro, ovvero presso altre società controllate dallo stesso Ente. Si aggiunga che, in questo quadro di riorganizzazione/razionalizzazione, sentite le organizzazioni sindacali, la ricollocazione è consentita anche in società controllate da enti diversi comprese nell'ambito regionale, previo accordo tra gli Enti e le stesse società.

La mobilità, tuttavia, non è limitata al perimetro regionale: invero, il comma 6 prevede che per la gestione delle eccedenze di personale, gli enti controllanti e le società possono concludere accordi collettivi con le organizzazioni sindacali finalizzati a trasferimenti in mobilità dei dipendenti in esubero presso altre società dello stesso tipo, operanti anche al di fuori del territorio regionale ove hanno sede le società con lo stesso problema.

Quali indicazioni di policy giuridico-amministrativa possono essere inferite analizzando le disposizioni contenute nell"art. 3 citato? Sembra confermato un trend legislativo attraverso il quale l"ordinamento statuale intende accelerare il processo di attrazione delle società partecipate nella sfera della Pa, stringendo il cerchio dei controlli sulla spesa pubblica, anche quando è generata dalle articolazioni organizzative e/o dagli enti strumentali.

In tale scenario, l'articolo 3 del d.l. n. 101/2013 porta a compimento e perfeziona un sistema di obblighi e di controlli già avviato su vari fronti dal legislatore, allo scopo di razionalizzare la spesa pubblica anche sul versante degli organismi partecipati. Tuttavia, l'introduzione di un sistema regolamentato per la mobilità dei dipendenti delle società pubbliche potrebbe anche essere interpretato quale strumento funzionale a quel processo di riorganizzazione che gli Enti locali dovranno intraprendere a breve termine, rispetto alle partecipate da dismettere in base all'articolo 14, comma 32, del d.l. n. 78/2010 (società in perdita partecipate dai Comuni minori) e dell'articolo 4 del d.l. n. 95/2012 (società strumentali), sempreché vengano rispettate e mantenute.



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