Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2016-01-02

SOCIETA PARTECIPATE E PERDITE: NON SEMPRE E INCAPACITA GESTIONALE – Corte Conti Lombardia 478/15 – Alceste SANTUARI

Le società in mano pubblica devono essere gestite in modo efficiente

Le società in mano pubblica possono registrare perdite nella gestione delle proprie attività

Tali perdite non sempre sono addebitabili ad inefficienze gestionali

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, con determinazione 23 dicembre 2015, n. 478 si è pronunciata in materia di perdite patite dalle società pubbliche.

Nel caso di specie, la Sezione ha accertato che la perdita economica dell"esercizio 2013 è derivata da un accantonamento, volto a coprire i rischi di un"eventuale soccombenza in un contenzioso in essere tra la società e l'Autorità per l'energia ed il gas. La società, infatti, ha presentato ricorso al TAR avverso la richiesta di restituzione di alcuni contributi, che l"organo giurisdizionale adito ha respinto e contro la quale la società ha presentato appello al Consiglio di Stato.

Al netto di tale accantonamento straordinario, il risultato operativo appare ampiamente positivo e il patrimonio netto della società è sufficientemente capiente per far fronte a tale perdita senza che ciò comporti alcun esborso per le casse comunali.

Preme ricordare che l"art. 1, comma 551, della legge di stabilità per il 2014, n. 147 del 2013, prescrive che, dal 2015, nel caso in cui aziende speciali, istituzioni e società partecipate da pubbliche amministrazioni locali (indicate nel c.d. elenco ISTAT, redatto ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196) presentino un risultato di esercizio o saldo finanziario negativo, le pubbliche amministrazioni locali partecipanti debbano accantonare nell'anno successivo, in apposito fondo vincolato, un importo pari al risultato negativo non immediatamente ripianato, in misura proporzionale alla quota di partecipazione (per le società che redigono il bilancio consolidato, il risultato di esercizio è quello relativo a tale bilancio; per le società che svolgono servizi pubblici a rete di rilevanza economica, compresa la gestione dei rifiuti, per risultato si intende la differenza tra valore e costi della produzione ai sensi dell'articolo 2425 del codice civile). L'importo accantonato è reso disponibile, in misura proporzionale alla quota di partecipazione, nel caso in cui l'ente partecipante ripiani la perdita di esercizio, dismetta la partecipazione o il soggetto partecipato sia posto in liquidazione.

La Sezione ha ribadito che "la responsabilità dell"andamento societario va condivisa con l"ente proprietario, sia in relazione alla programmazione del piano economico finanziario iniziale che all"attività successivamente svolta. Ogni volta che l"Amministrazione ricorre a soggetti terzi per raggiungere i propri fini (in coerenza ai propri scopi istituzionali, cfr. art. 113 del TUEL, ribadito, in materia di partecipazioni societarie, dall"art. 3 comma 27 della legge n. 244 del 2007), s"impongono particolari cautele al fine di garantire l"applicazione dei generali principi di buon andamento (art. 97 Costituzione e art. 1 legge n. 241 del 1990), che debbono caratterizzare ogni tipo di esercizio di funzioni o di erogazione di servizi (cfr. deliberazione n. 72/2012/PAR) e che vanno assunte non solo in sede costitutiva (con l"individuazione di un"adeguata dotazione patrimoniale), ma anche in fase esecutiva (con la stipula di un congruo contratto di servizio)."

I giudici contabili hanno altresì ricordato che la scelta dello strumento societario sottintende una precisa causa giuridica, che è quella di produrre, se non utili, quantomeno un equilibrio di bilancio che non arrechi danno economico ai soci. Più precisamente, l"Ente deve contemperare gli interessi di cui è portatore quale esponente della collettività di riferimento con l"esigenza di governare la spesa. In concreto, tale mediazione deve tradursi nell"equilibrio economico e finanziario dell"organismo partecipato. Al fine di garantire detto equilibrio, l"Ente proprietario può provvedere mediante la programmazione di un contributo (anche in forma di corrispettivo) adeguato a erogare il servizio. Nel caso di servizi strumentali, il corrispettivo deve essere adeguato a coprire i costi per l"approvvigionamento. Nel caso di servizi pubblici locali, dato che il prezzo per le prestazioni viene pagato direttamente dagli utenti, deve essere tale da compensare il costo sociale del servizio universale (vale a dire lo standard minimo garantito all"intera collettività).

Un"errata impostazione del piano economico finanziario, o un manchevole esercizio delle prerogative di controllo nell"esecuzione dei contratti, possono determinare la lievitazione dei costi di produzione e arrecare danno alle finanze del Comune (che, al momento della costituzione, vi ha apportato il capitale sociale). E tale situazione richiama a fortiori la necessità di attivare un efficace set di controlli da parte degli enti locali sulle proprie società partecipate. E" quanto – ricorda la Sezione regionale lombarda – è stato previsto dalla riforma "dei controlli interni (approvata con il d.l. n. 174 del 2012, convertito con legge n. 213 del 2012). La novella ha riformato l"art. 147 del TUEL prevedendo che gli Enti locali, nell'ambito della loro autonomia organizzativa, individuino, fra gli altri, strumenti e metodologie per verificare lo stato di attuazione di indirizzi e obiettivi gestionali attribuiti, nonché l'efficacia, l'efficienza e l'economicità degli organismi gestionali esterni. L"art. 147-quater, riferito nello specifico alle società partecipate non quotate, prevede che l'Ente locale definisca un apposito sistema di controlli, esercitati dalle strutture interne che ne sono responsabili. Per l'attuazione, l'Amministrazione deve definire un idoneo sistema informativo finalizzato a rilevare i rapporti finanziari tra l'Ente proprietario e la società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa di quest"ultima, i contratti di servizio, la qualità dei servizi, il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica. Sulla base di tali informazioni, l'ente locale effettua il monitoraggio periodico sull'andamento delle società non quotate partecipate, analizza gli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati e individua le opportune azioni correttive, anche in riferimento a possibili squilibri economico-finanziari rilevanti per il proprio bilancio."

Considerata dunque la motivazione addotta dalla società partecipata per giustificare la perdita d"esercizio, la Corte dei Conti ha invitato "l"amministrazione comunale a proseguire l"attività tesa a mantenere il rapporto con le società partecipate nell"ambito delle regole previste dal codice civile, dall"ordinamento contabile e finanziario degli enti locali, nonché dai canoni di sana gestione economico-patrimoniale."

Come a dire: non tutte (e non sempre) le società pubbliche in perdita sono un segno di inefficienza gestionale.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati