Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-02-10

SOCIETA PARTECIPATE E PIANI DI RAZIONALIZZAZIONE – CORTE CONTI LOMBARDIA 7/16 – Alceste SANTUARI

Società partecipate e piani di razionalizzazione

Quali scelte compiere

L"autonomia decisionale degli enti locali

La Corte dei conti, sezione di controllo per la Lombardia, con deliberazione 20 gennaio 2016, n. 7, ha ribadito che, nel processo di razionalizzazione delle società partecipate previsto dall"articolo 1, comma 601, della legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), la direttiva che deve informare l"intervento dell"ente pubblico locale è il contenimento dei costi di funzionamento delle strutture societarie, con l"obiettivo di semplificare il sistema amministrativo e di renderlo più efficiente.

La delibera in commento si presenta come particolarmente degna di scrutinio, poiché in essa si può leggere che i criteri stabiliti dalla normativa non possono considerarsi automaticamente "implementati". Per essere efficaci necessitano di un motivato e adeguato apprezzamento da parte dell"ente locale, chiamato a deliberare in ordine al piano di razionalizzazione. Tale apprezzamento deve riguardare, in particolare, l"efficacia ed economicità della partecipazione societaria da dismettere, nella prospettiva della sana gestione finanziaria dell"ente locale socio.

E ciò in quanto – come ribadito dai giudici contabili lombardi "la scelta di esercitare una funzione o erogare un servizio pubblico mediante lo strumento societario è elettivamente demandata all"organo di governo che deve effettuare le opportune verifiche di compatibilità e di inerenza alle finalità istituzionali prima di decidere la costituzione di nuove società ovvero la sorte delle partecipazioni già possedute." In quest"ottica, la Sezione ha ricordato "come le delibere di assunzione o mantenimento di partecipazioni devono comunque tenere conto (e, conseguentemente, dare atto nelle motivazioni) della situazione economica e patrimoniale delle società, in ossequio al principio di legalità finanziaria che conforma l"azione amministrativa." Ecco, allora, che conseguentemente "la scelta di assumere o mantenere partecipazioni presuppone, in capo all"ente pubblico, una prodromica valutazione di efficacia ed economicità, corollario del principio di buon andamento dell"azione amministrativa (art. 97 Costituzione), oggi rafforzato, nella prospettiva della sana gestione finanziaria, dall"introduzione dell"obbligo dell"equilibrio di bilancio per tutte le amministrazioni pubbliche (cfr. gli artt. 81, 97 e 119 Costituzione come novellati dalla legge costituzionale n. 1 del 2012)."

Ne deriva un obbligo in capo agli enti locali di motivare adeguatamente la propria decisione amministrativa (cfr. art. 1 legge n. 241 del 1990). Si tratta di un precetto esposto anche nell"art. 3, comma 28, della legge n. 244 del 2007 ("l"assunzione di nuove partecipazioni e il mantenimento di quelle attuali devono essere autorizzati dall"organo competente con delibera motivata in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui al comma 27")." Sul punto già in passato, la Sezione ha avuto modo di precisare "come la delibera di ricognizione delle società partecipate deve contenere adeguata motivazione, non essendo rispettose di tale parametro quelle contenenti mere ripetizioni del dato legale, attesa la natura apodittica di siffatte pseudo-motivazioni. Al contrario, può ritenersi assolto l"obbligo della motivazione anche nel caso in cui quest"ultima sia sintetica, purché capace di disvelare l"iter logico e procedimentale atto ad inquadrare la fattispecie nell"ipotesi astratta considerata dalla legge (cfr., solo per citarne alcune, le deliberazioni della Sezione n. 975/2009, n. 830/2010 e 831/2010)."

Nell"ottica sopra descritta, pertanto, potrebbe anche darsi che un elemento (es. il numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti, parametro che già nel c.d. "Piano Cottarelli" era indice di dismissione automatica delle partecipazioni societarie) possa essere valutato non dirimente per la cessazione dell"attività della società partecipata. Al riguardo, il Collegio ha sottolineato che "il dato del numero degli amministratori potrebbe anche non essere decisivo, ad esempio in assenza di compenso[…] o di amministratori a cui siano attribuiti anche compiti operativi analoghi a quelli svolti dai dipendenti (per evitare l"assunzione di personale)".

In ragione di quanto sopra espresso, il piano di razionalizzazione elaborato ed approvato dall"ente locale socio dovrebbe contenere quelle informazioni e giustificazioni che permettano di non procedere alla soppressione, alla alienazione della società partecipata o al recesso dalla medesima.

Si tratta di un"autonomia decisionale degli enti locali soci che ora deve essere collegata a quanto previsto dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica già approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nel mese di gennaio 2016 e oggi in itinere per assumere la forma di decreto legislativo in attuazione dell"art. 18 della legge n. 124/2015. In questa direzione, la bozza approvata mantiene l"obbligo per gli enti locali di procedere ad una razionalizzazione periodica delle partecipazioni societarie con l"obbligo di rilevare le società che risultino prive di dipendenti o che abbiamo un numero di membri del consiglio di amministrazione superiore a quello dei dipendenti (cfr. art. 20, lett. b). La bozza mantiene in quest"ottica un criterio operativo che, alla luce della delibera dei giudici contabili lombardi in commento, non esclude, anzi pare presupporre l"esercizio di un adeguato e motivato apprezzamento da parte dell"ente locale.



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