Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2016-02-27

SOCIETA PARTECIPATE E RESPONSABILITA DEI CDA: QUALI IMPATTI SUI PIANI DI RAZIONALIZZAZIONE? – Alceste SANTUARI

Gli amministratori delle società partecipate degli enti locali sono responsabili secondo le norme del Codice civile, ma anche di fronte alla Corte dei Conti per danno erariale. Il nuovo T.U. sulle partecipate stabilisce due danni distinti per due giudici distinti.

Come è noto, il rapporto tra enti locali territoriali e società partecipate di cui i primi sono anche soci costituisce un tema delicato e carico di conseguenze, negli ultimi anni, specialmente per gli enti soci.

L"art. 9 prevede che per gli enti locali i diritti dell"azionista sono esercitati dal sindaco o dal presidente o da un loro delegato (comma 3), mentre in tutti gli altri casi i diritti dell"azionista sono esercitati dall"organo amministrativo (comma 4).

Il comma 1, dell"art. 12 del T.U. sulle società partecipate, approvato in Consiglio dei Ministri il 20 gennaio 2016 e ora in attesa di completare l"iter di approvazione, stabilisce che i componenti dei consigli di amministrazione delle società partecipate sono soggetti ad azione di responsabilità secondo quanto previsto dal Codice civile. Come è noto, l"art. 2393 c.c., in vigore dal 1/1/2004, a seguito delle modifiche introdotte dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, recante "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366", prevede quanto segue:

[1] L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell'assemblea, anche se la società è in liquidazione.

[2] La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell'elenco delle materia da trattare, quando si tratta di fatti di competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio. L'azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

[3] L'azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica.

[4] La deliberazione dell'azione di responsabilità importa la revoca dall'ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso, l'assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori.

[5] La società può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell'assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura prevista nello statuto per l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità ai sensi dei commi primo e secondo dell'articolo 2393-bis.

Accanto all"azione civile di responsabilità il medesimo comma 1 stabilisce che gli amministratori sono responsabili anche per il danno erariale, da considerarsi "esclusivamente "il danno, patrimoniale e non, direttamente subito dagli enti partecipanti, ivi compreso il danno conseguente alla condotta dei rappresentanti degli enti pubblici partecipati o comunque dei titolari del potere di decidere per essi, che abbiano con dolo o colpa grave trascurato di esercitare i propri diritto di socio, pregiudicando il valore della partecipazione (comma 2).

A rafforzare il diritto del socio ente pubblico territoriale di denunziare il comportamento lesivo degli interessi sociali degli amministratori l"art. 13 del T.U. sulle partecipate stabilisce, anche in deroga a quanto previsto dall"art. 2409 c.c., ossia indipendentemente dalla propria quota, i soci pubblici sono legittimati a presentare denuncia di grave irregolarità al tribunale, valendo questa disposizione anche per le società a controllo pubblico costituite in forma di s.r.l. (comma 2).

Quali le conseguenze delle nuove previsioni normative? Per gli amministratori è configurabile soltanto un"azione civile? E ciò varrebbe persino per le società in house? Sarebbe un "U-turn" rispetto a quanto statuito dalla Suprema Corte, sezioni unite, sentenza 25 novembre 2013, n. 26283: quando una società pubblica è configurabile quale società in house, si radica la competenza della Corte dei conti.

Ecco allora che l"impianto normativo contenuto nel T.U. prevede il legittimo intervento della giustizia contabile, chiarendone il presupposto (art. 12, comma 2), benché potranno non mancare alcune difficoltà applicative.

Nell"ottica statuita nel T.U. sulle società partecipate era già intervenuta la Corte di Cassazione, con la sentenza 19 dicembre 2009, n. 26806: in quell"occasione la Suprema Corte aveva inteso evidenziare il rapporto che intercorre (rectius: che deve intercorrere) tra ente pubblico (socio) e la società. Qualora il socio pubblico non eserciti l"azione sociale di responsabilità potrà scattare la censura del giudice contabile. La Corte dei Conti, in questo caso, potrà contestare l"inerzia del rappresentante del medesimo soggetto pubblico all"interno della società partecipata che non ha colpevolmente denunciato il pregiudizio arrecato dalla mala gestio degli amministratori al patrimonio sociale della stessa. E l"azione contabile per il ristoro del danno erariale causato verrà indirizzata, attese le sue competenze e funzioni descritte dall"art. 9, comma 3 del T.U. nei confronti del sindaco: è al sindaco, invero, che spetta definire le politiche societarie, in specie quando trattasi di società in house.

In sintesi, pertanto, sembra di poter concludere che il T.U. individui due tipologie distinte di danni societari, segnatamente, erariale e non erariale, che possono viaggiare su piani paralleli. Nel caso di danno erariale, l"azione di responsabilità dovrà essere proposta dal pm contabile dinanzi al giudice contabile. Nel caso di danno non erariale, l"azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società dovrà essere avviata dagli azionisti dinanzi al giudice civile.

Due distinte giurisdizioni, un unico responsabile "ultimo": il sindaco. E ciò rafforza, se possibile, il legame tra enti locali territoriali soci e le società partecipate, che in passato è stato forse eccessivamente allentato. Anche di questi aspetti dovranno dunque tenere conto gli enti locali che si accingono a ridefinire ovvero a definire i piani di razionalizzazione delle società partecipate.



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