Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-01-30

SOCIETA PARTECIPATE: GLI STEPS PER IL PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE – Alceste SANTUARI

L"art. 1, comma 611 della Legge di Stabilità 2015 prevede in capo agli enti locali un obbligo di realizzare un piano di razionalizzazione delle società partecipate

Si tratta di un adempimento il cui esito deve essere comunicato anche alla Corte dei Conti regionale

Di seguito, si tenta di fornire qualche suggerimento su come impostare il piano, facendone un"opportunità per l"ente locale

L"art. 1, comma 611, l. di Stabilità 2015 stabilisce che gli enti locali (indica per vero l"organo monocratico quale il Sindaco, anche se la competenza è e rimane del consiglio comunale) devono adottare entro il 31 marzo p.v. un piano di razionalizzazione delle proprie società partecipate dirette e indirette per inviare poi una relazione alla Sezione regionale della Corte dei Conti.

Non si tratta come è facile comprendere di un adempimento semplice, atteso, tra l"altro, che in quell"occasione l"ente locale deve, da un lato, dimostrare di snellire il "parco societario" come richiesto dalla norma ma anche confermare, dando le adeguate motivazioni, le partecipazioni in quelle società che ritiene indispensabili per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali.

Si aggiunga che tale piano di razionalizzazione avviene nell"ambito di una framework normativa ed istituzionale che impone ai medesimi enti locali di "mettersi insieme" negli ambiti territoriali ottimali e di costituire gli enti di governo relativi.

Proviamo di seguito ad ipotizzare un possibile percorso che gli enti locali potrebbero seguire per la predisposizione del piano di razionalizzazione in oggetto.

A mo" di premessa, alcune osservazioni di carattere generale:

1. Come già ribadito, preme evidenziare che la "valutazione" di cui al comma 611 non dovrà essere necessariamente orientata all"eliminazione (messa in liquidazione o cessione) della società ovvero dalla partecipazione societaria. Invero, la valutazione deve poter contemplare anche un giudizio di merito sulla "compatibilità" della partecipazione societaria con le attività e gli interventi dell"ente locale sul territorio.

2. Gli enti locali sono chiamati a "sopprimere" quelle società partecipate in cui il numero degli amministratori è superiore a quello dei dipendenti. Principio che, già sollevato ed evidenziato nel piano Cottarelli, in linea generale è condivisibile ma che, ad una più attenta osservazione, potrebbe rivelarsi di difficile applicazione nel caso delle società holding, che in questi anni molti enti locali hanno costituito per razionalizzare le loro partecipazioni ovvero per rendere più efficace il loro intervento nel comparto delle public utilities.

3. Il piano di razionalizzazione riguarda anche le aziende speciali: è opportuno segnalare che anche per queste forme di enti strumentali degli enti locali la legge di Stabilità ha previsto nel caso di loro scioglimento le agevolazioni di natura fiscale previste perle società.

Alla luce delle su esposte osservazioni, quale potrebbe essere dunque il percorso che gli enti locali adottano per adempiere all"obbligo disposto dal comma 611?

La prassi insegna che allo scopo di disegnare un efficace piano di intervento l"ente locale appronti un percorso di approfondimento e di analisi multidisciplinare – in specie avuto riguardo all"oggetto del Piano di razionalizzazione – istituendo un gruppo di lavoro interno all"ente locale stesso e magari integrato con professionisti ed esperti che possano supportare le scelte e gli orientamenti da adottare.

Il gruppo di lavoro potrebbe dunque muovere dall"analisi della situazione delle società partecipate - di cui l"ente locale dovrebbe già disporre di dati e informazioni adeguate, soprattutto se dotato di un ufficio "partecipate". Tale ricognizione dovrebbe mettere in condizione il gruppo di lavoro di comprendere e valutare lo stato dell"arte delle società, così da verificare se trattasi di società che rientrano nell"opzione "soppressione" ovvero in quella "mantenimento". A tal proposito, è necessario ormai che tale ricognizione si sposti anche al di fuori dei confini comunali per abbracciare un perimetro più ampio (area vasta, unione dei comuni, ATO, ecc.), in quanto la "non ridondanza" delle attività svolte dalle società partecipate deve misurarsi rispetto ad altre società non solo comunali (che peraltro avrebbero dovuto già essere oggetto di qualche verifica già negli anni passati) ma soprattutto operanti nell"ambito territoriale di riferimento istituzionale per l"ente locale.

Una volta svolta una prima mappatura dell"esistente, occorre che gli approfondimenti contemplino analisi di carattere aziendale ed organizzativo (bilanci, personale, prospettive, ecc.) che mettano l"ente locale (consiglio comunale) nelle condizioni oggettive di poter comprendere se le partecipazioni debbano essere "abbandonate" ovvero, qualora supportate anche da risultati positivi e da scenari futuri positivi, mantenute, se non addirittura rafforzate.

L"analisi potrà altresì mettere in evidenza se la forma di gestione adottata a suo tempo rimane valida anche per affrontare i "tempi moderni" o se al contrario richiede interventi di modifica ovvero di manutenzione tali da rendere la forma adeguata non soltanto alle recenti normative ma anche agli obiettivi strategici che l"ente locale (gli enti locali) intendono realizzare.

Ancora, l"analisi potrà mettere in evidenza se all"interno delle società partecipate:

a) sono stati adottati adeguati strumenti di verifica, controllo e monitoraggio delle attività e degli obiettivi da conseguire;

b) é stato realizzato ed adottao il modello 231ed ed è stata implementata la l. 190 del 2012 in materia di anticorruzione;

c) é stata adottat la carta dei servizi

d) sono stati adottati altri strumenti ritenuti validi e funzionali ad una più efficace gestione societaria.

Il gruppo di lavoro potrà altresì, analizzando gli statuti delle società partecipate e i principi normativi che regolano la materia delle public utilities e degli enti locali, valutare l"efficacia delle relazioni intercorrenti tra società ed ente locale controllante, anche al fine di apportare le dovute e necessarie modifiche che rendano il controllo dell"ente locale maggiormente coerente con le finalità dei controlli che soprattutto le recenti normative approvate hanno indicato quale "faro" di azione per gli enti locali.

Seppure in forma sintetica, quanto sopra riportato dimostra la delicatezza e la portata strategica di uno studio siffatto: riteniamo che un simile approccio costituisca un prezioso contributo all"azione degli enti locali che attraverso un adeguato piano di razionalizzazione hanno invero la possibilità non solo di rafforzare il loro ruolo di monitoraggio sull"attività delle società partecipate, ma anche di prevederne gli sviluppi in un"ottica di maggiore e più efficace tutela dell"utenza. Quest"ultima sarà sempre più svincolata dal singolo comune per essere "inserita" in un contesto di bacino territoriale più ampio: anche questa evoluzione degli utenti dovrà essere tenuta in debito conto dalle società erogatrici del servizio e in primis dall"ente di governo degli enti locali.



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