Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-07-16

SOCIETA PARTECIPATE: IL TAGLIO AI COMPENSI NON AMMETTE ECCEZIONI – Corte Conti ER 119/15 – Alceste SANTUARI

Il compenso dei CdA delle società partecipate dal 1 gennaio 2015 deve essere ridotto

La soglia per il costo annuale è fissata nell"80% del costo complessivamente sostenuto nell"anno 2013

Il taglio vale anche per quelle partecipate cui erano già stati applicati tagli in precedenza

La Corte dei conti, sezione controllo per la Regione Emilia-Romagna, con delibera n. 119 del 10 luglio 2015 è intervenuta sulla riduzione dei compensi ai membri dei CdA delle società partecipate. I giudici contabili hanno ribadito che trattasi di un dovere delle P.A. di applicare alla lettera le disposizioni che prevedono tagli lineari, a prescindere dalla situazione particolare in cui può versare una società partecipata. E ciò perfino in quei casi in cui le misure di contenimento della spesa possono collidere con il principio di equità nel governo della cosa pubblica.

La delibera della Sezione segue alla richiesta di un comune con la quale l"ente locale chiedeva se fosse possibile non applicare la riduzione dei compensi agli amministratori delle partecipate prevista per l"anno 2015 dal citato articolo 4, d.l. 95/2012, atteso che l"ente medesimo nell"anno 2012 aveva già posto in essere volontariamente drastiche misure di contenimento degli emolumenti, misure confermate anche successivamente. Il comune, quindi, aveva, prima dell"entrata in vigore del d.l. 95/2012, già attuato un"attenta politica di risparmio di spesa pubblica, perseguendo al proprio interno una corrispondente razionalizzazione dei costi della P.A., così come poi sarebbe stata imposta dalla c.d. "spending review". Il comune istante si è pertanto interrogato sul modo di procedere a fronte della normativa in parola che – come sopra ricordato – impone il taglio degli emolumenti degli amministratori delle partecipate prendendo come riferimento l"anno 2013, soprattutto alla luce del fatto che gli organismi partecipati dal comune stesso presentano "situazioni di particolare complessità e criticità, tali da richiedere agli amministratori nominati competenze professionali di alto livello in ragione dell"impegno e delle responsabilità richieste per la gestione dell"incarico loro affidato".

La sezione di controllo sembra essere cosciente della oggettiva difficoltà che si riscontra sul campo a trovare persone competenti e qualificate che si assumono responsabilità di governo e, conseguentemente, potenzialmente esposte anche a rischi personali nelle società partecipate a fronte di compensi che, soprattutto nelle piccole realtà non compensano l"impegno e la dedizione di un amministratore delegato ovvero di un presidente. Ma si sa "dura lex, sed lex" e quindi il tenore letterale della disposizione di cui all"art. 4, d.l. 95/2012, così come modificato dall"art. 16, comma 1, d.l. 90/2014 convertito dalla l. 11 agosto 2014, n. 114 costituisce un vincolo di finanza pubblica avente carattere tassativo e non consente pertanto eccezioni di sorta che potrebbero derivare da situazioni contingenti.

In particolare, i giudici contabili hanno ribadito che, nonostante la consapevolezza che i tagli lineari possono incidere negativamente anche sugli enti con gestioni virtuose, la previsione normativa di cui al d.l. 95/2012 deve essere interpretato in modo tassativo, non ammettendo, conseguentemente, "eccezioni derivanti da situazioni contingenti". E, dunque, si tratta di una interpretazione da applicarsi anche in quei casi in cui il compenso sia già stato determinato in un importo contenuto, atteso che qualsiasi limite alla spesa, in quanto preordinato a garantire il coordinamento della finanza pubblica, non può ammettere eccezioni che non siano a loro volta stabilite da specifiche norme.



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