Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-11-30

Società partecipate: quale prospettiva? – Corte cost. n. 251/16 – Alceste Santuari

La recente pronuncia della Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme relative ai servizi pubblici locali e società partecipate

In molti si stanno / ci stiamo chiedendo: e ora che succede dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell"art. 18 della l. 124/2015 ad opera della sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 25 novembre 2016? Il focus della sentenza è relativo al fatto che l"attuazione dei decreti legislativi previsti dalla legge delega di riforma delle P.A. doveva avvenire dopo aver acquisito l"intesa e non soltanto il parere della Conferenza Stato-Regioni.

Per molti aspetti, mutatis mutandis, sembra di rivedere un "film" andato in onda nel 2012: si ricorderà infatti che la sentenza della Corte Costituzionale del 20 luglio 2012, n. 199, cancellò definitivamente dall'ordinamento giuridico l"art. 4 del d.l. n. 138/2011 e successive modificazioni ed integrazioni, ritenendo tale disposizione in contrasto con la volontà popolare espressa in occasione della consultazione referendaria del mese di giugno 2011. Quale fu l'effetto della sentenza n. 199/2012? La Corte costituzionale riportava per così dire indietro "le lancette" delle liberalizzazioni contemplate dalle norme dichiarate illegittime, non solo con ciò creando un vuoto normativo, ma incrementando – se possibile – la confusione e l"incertezza che da decenni regnano nel comparto dei servizi pubblici locali e in specie nell"azione degli enti locali. Questi ultimi hanno continuato ad operare nel quadro giuridico e normativo di derivazione comunitaria, fino a quando con la legge delega "Madia" (art. 18), il Parlamento delegava il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per disciplinare la materia delle società a partecipazione pubblica. Il Governo, dopo il confronto istituzionale con gli organi e le istituzioni competenti, ha approvato il d. lgs. n. 175/2016 e avrebbe dovuto approvare l"altro decreto legislativo previsto dalla legge delega in materia di servizi pubblici locali.

Al netto delle critiche che ciascun testo normativo può ricevere, come abbiamo già avuto modo di evidenziare su questo sito in altre occasioni, il d. lgs. 175/2016 ha il pregio di aver portato un po" di chiarezza nel complesso, variegato, difficile e, talvolta, anche contradditorio "mondo" delle società partecipate. Il decreto in parola – come è noto – stabilisce alcuni adempimenti in capo agli enti locali (piani di razionalizzazione, modifiche statutarie delle società partecipate, ecc.) e questi ultimi hanno avviato e, in alcuni casi, completato le valutazioni, le procedure, le riflessioni organizzative interne per assolvere a quegli adempimenti. Il d. lgs. n. 175/2016 ha, in qualche modo, sollecitato ad adottare scelte strategiche che, magari, per ragioni diverse, non si era voluto ovvero potuto prendere. Il Testo Unico, in questo senso, supporta il non facile compito degli enti locali di definire linee di intervento e di azione volte a migliorare e, se possibile, a rendere maggiormente efficienti i servizi di cui sono responsabili in ultima istanza. In quest"ottica, i servizi pubblici locali e, conseguentemente, le società a partecipazione pubblica che, in molti contesti, sono incaricate di realizzare quei servizi non possono essere lasciati in balia delle onde di un mare che sembra spesso ad essi ostile. In un contesto economico-sociale in cui le difficoltà di molte persone, in specie quelle più fragili e deboli, sono sempre più evidenti, i servizi pubblici non si possono permettere di essere lasciati soli e abbandonati. Servizi pubblici fa rima con enti locali: ergo, gli enti locali non possono essere lasciati soli e abbandonati a se stessi. Non si tratta di considerazioni soltanto giuridico-costituzionali, bensì soprattutto di ordine sociale, etico e culturale. Una società in cui i servizi di interesse generale (cui l"Unione Europea attribuisce un ruolo fondamentale nella costruzione della coesione sociale) non sono più al centro della comunità o lasciano spazi vuoti è una società che allenta i legami tra le persone, le relazioni umane (in argomento, si rinvia a R. Pini, I servizi pubblici locali tra vento, sabbia e stelle: forme e riforme, relazione tenuta in occasione del Seminario di studi su "La razionalizzazione dei servizi pubblici locali e delle loro forme di gestione", Bologna, 22 gennaio 2016. Desidero ringraziare, con l"occasione, l"A. per avermi permesso di acceder al manoscritto).

I servizi di interesse generale costituiscono una rete di relazioni tra diversi "mondi": fruitori, cittadini, erogatori, enti locali. Essi presentano dunque una natura comunitaria, sono funzionali alla realizzazione delle finalità istituzionali dei comuni e degli altri enti locali e, in quanto caricati di una missione pubblica, contribuiscono ad elevare i diritti sociali e civili dei cittadini. A prescindere dalla forma giuridica adottata (in house, società mista, azienda speciale, consorzio, esternalizzazione al mercato, gestione in economia), sono sempre gli enti locali i soggetti protagonisti, soggetti che troppo spesso sono costretti a subire gli eventi, così finendo per aumentare il senso di frustrazione degli amministratori locali.

Forse, anche in questo caso, le difficoltà non impediranno a sindaci, assessori, segretari comunali, dirigenti, amministratori degli organismi partecipate di affrontare le sfide in ordine alla gestione dei servizi pubblici locali e del ruolo delle società da essi partecipate. E" patrimonio condiviso che i servizi pubblici attengono, anzi sono, diritti collettivi e diritti individuali, sono diritti uguali per tutti.

C"è chi sostiene che gli effetti della sentenza n. 251 siano da circoscrivere alle disposizioni di delegazione della l. n. 124/15; altri ritengono invece che l"illegittimità della delega si riverberi sui relativi decreti legislativi. Al netto delle dispute interpretative, è urgente che quanti possono agire si mettano in moto senza indugio per trovare una soluzione rapida, ragionevole, logica, che permetta di non interrompere un cammino faticosamente avviato e che, tra mille intemperie e difficoltà, va sostenuto e, se possibile, ancor più accompagnato. In questo senso, potrebbero aiutare le parole di Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912, che osservava: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all"errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Questo è il momento della verità: gli enti locali, le società partecipate e i servizi pubblici locali chiedono di essere osservati, capiti, aiutati e promossi.



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