Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-10-26

SOCIETA PUBBLICHE: ALLEANZE TERRITORIALI – Alceste SANTUARI

L"art. 1, comma 611 della Legge di Stabilità 2015 previsto in capo agli enti locali un obbligo di realizzare un piano di razionalizzazione delle società partecipate

Spesso si considera che la modalità prevalente per razionalizzare sia porre in liquidazione le società

Preme ricordare che tra le possibilità è prevista anche l"aggregazione territoriale

L"art. 1, comma 611, l. di Stabilità 2015 ha stabilito che gli enti locali dovessero adottare entro il 31 marzo scorso un piano operativo di razionalizzazione delle proprie società partecipate dirette e indirette, per inviare poi una relazione alla Sezione regionale della Corte dei Conti, dopo averla pubblicata sul sito istituzionale dell"ente. Alla medesima sezione, gli enti locali sono chiamati a trasmettere, entro il 31 marzo 2016, la "conferma" o la "revisione" delle decisioni adottate in occasione dell"approvazione del piano di razionalizzazione di cui sopra.

Non si tratta di un adempimento semplice, atteso, tra l"altro, che in quell"occasione l"ente locale deve, da un lato, dimostrare di snellire il "parco societario" come richiesto dalla norma ma anche confermare, dando le adeguate motivazioni, le partecipazioni in quelle società che ritiene indispensabili per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali.

Si aggiunga che tale piano di razionalizzazione avviene nell"ambito di una framework normativa ed istituzionale che impone ai medesimi enti locali di "mettersi insieme" negli ambiti territoriali ottimali e di costituire gli enti di governo relativi. In tali ambiti, dunque, i singoli enti locali possono anche decidere di addivenire ad una valutazione congiunta delle potenzialità riguardanti le proprie società partecipate (spesso, controllate al 100%), che potrebbero anche, nella medesima "area vasta" svolgere simili ovvero analoghe attività e servizi.

In quest"ottica, la "valutazione" di cui al comma 611 non deve essere necessariamente orientata all"eliminazione (messa in liquidazione o cessione) della società ovvero dalla partecipazione societaria. Al contrario, la valutazione deve poter contemplare anche un giudizio di merito sulla "compatibilità" della partecipazione societaria con le attività e gli interventi dell"ente locale sul territorio.

Alla luce delle su esposte osservazioni, quale potrebbe essere dunque un percorso che gli enti locali adottano non soltanto per adempiere all"obbligo disposto dal comma 611, ma anche per valutare le possibili sinergie nell"ambito di un"aggregazione territoriale tra enti locali stessi (rectius: unioni di comuni)?

La prassi insegna che allo scopo di disegnare un efficace piano di intervento l"ente locale appronti un percorso di approfondimento e di analisi multidisciplinare, che spesso può ricevere incentivi economici a livello regionale. Tale approfondimento dovrebbe quindi muovere dall"analisi della situazione delle società partecipate  - di cui l"ente locale dovrebbe già disporre di dati e informazioni adeguate, soprattutto se dotato di un ufficio "partecipate". Tale ricognizione dovrebbe mettere in condizione l"ente locale / gli enti locali di comprendere e valutare lo stato dell"arte delle società, così da verificare se trattasi di società che rientrano nell"opzione "soppressione" ovvero in quella "mantenimento". In una logica di aggregazione territoriale tra più enti locali, è necessario che tale ricognizione si sposti anche al di fuori dei confini comunali per abbracciare un perimetro più ampio (area vasta, unione dei comuni, ATO, ecc.), in quanto la "non ridondanza" delle attività svolte dalle società partecipate deve misurarsi rispetto ad altre società non solo comunali (che peraltro avrebbero dovuto già essere oggetto di qualche verifica già negli anni passati) ma soprattutto operanti nell"ambito territoriale di riferimento istituzionale per l"ente locale.

Una volta svolta una prima mappatura dell"esistente, occorre che gli approfondimenti contemplino analisi di carattere aziendale ed organizzativo (bilanci, personale, prospettive, ecc.) che mettano l"ente locale (consiglio comunale) nelle condizioni oggettive di poter comprendere se le partecipazioni debbano essere "abbandonate" ovvero, qualora supportate anche da risultati positivi e da scenari futuri positivi, mantenute, se non addirittura rafforzate.

L"analisi potrà altresì mettere in evidenza se la forma di gestione adottata a suo tempo rimane valida anche per affrontare i "tempi moderni" o se al contrario richiede interventi di modifica ovvero di manutenzione tali da rendere la forma adeguata non soltanto alle recenti normative ma anche agli obiettivi strategici che l"ente locale (gli enti locali) intendono realizzare.

Ancora, l"analisi potrà mettere in evidenza se all"interno delle società partecipate sono stati adottati: a) strumenti di verifica, controllo e monitoraggio delle attività e degli obiettivi da conseguire;

b) il modello 231 ed è stata implementata la l. 190 del 2012  in materia di anticorruzione;

c) le carte dei servizi

d) il bilancio di missione

e) altri strumenti ritenuti validi e funzionali ad una più efficace gestione societaria.

L"analisi di cui sopra dovrebbe altresì contemplare un"analisi degli statuti delle società partecipate e dei principi normativi che regolano la materia delle public utilities e degli enti locali, al fine di valutare l"efficacia delle relazioni intercorrenti tra società ed ente locale controllante, anche allo scopo di apportare le dovute e necessarie modifiche che rendano il controllo dell"ente locale maggiormente coerente con le finalità dei controlli che soprattutto le recenti normative approvate hanno indicato quale "faro" di azione per gli enti locali.

Seppure in forma sintetica, quanto sopra riportato dimostra la delicatezza e la portata strategica di uno studio siffatto: riteniamo che un simile approccio costituisca un prezioso contributo all"azione degli enti locali, i quali, attraverso un adeguato piano di razionalizzazione hanno invero la possibilità non solo di rafforzare il loro ruolo di monitoraggio sull"attività delle società partecipate, ma anche di prevederne gli sviluppi in un"ottica di maggiore e più efficace tutela dell"utenza. Quest"ultima sarà sempre più svincolata dal singolo comune per essere "inserita" in un contesto di bacino territoriale più ampio, che contempla, conseguentemente, anche un"utenza più ampia e diversa da quella per la quale, in passato, quella determinata società pubblica era stata costituita.



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