Legislazione e Giurisprudenza, Pubblico impiego -  Santuari Alceste - 2014-04-28

SOCIETA PUBBLICHE: DIVIETI E LIMITAZIONI ALLE ASSUNZIONI DEL PERSONALE – Corte Conti Liguria 19/2014 – Alceste SANTUARI

Con parere del 26 marzo 2014, n. 19, la Corte dei Conti, sez. regionale di controllo per la Regione Liguria è intervenuta (ancora una volta) sul tema dei limiti e dei divieti alle assunzioni nelle società pubbliche.

Il Sindaco istante ha posto i seguenti quesiti:

  1. le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo individuate dall'art. 18, comma 2 bis, d. lgs n. 112/2008, sono esclusivamente quelle inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, che soddisfano uno dei seguenti ulteriori requisiti: che siano titolari di affidamenti diretti di servizi senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale né commerciale, ovvero che svolgano attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica?
  2. le società che gestiscono servizi pubblici locali a rilevanza economica, individuate dall'art. 18, comma 2 bis, d. lgs n. 112/2008 sono escluse dall'applicazione diretta dei vincoli previsti dal medesimo articolo ovvero costituiscono un sottoinsieme di quelle a cui invece i vincoli vanno applicati, così come individuate secondo il punto precedente?
  3. ai soggetti individuati dall'art. 18, comma 2 bis, d. lgs n. 112/2008, così come modificato dalla legge n. 147/2013, si applica quanto stabilito dall'art. 9, comma 17, del d.l. n. 78/2010? In caso affermativo, il blocco delle procedure contrattuali e negoziali deve intendersi con esclusivo riferimento ai rinnovi relativi a periodi successivi l'entrata in vigore della legge n. 147/2013, restando invece salvi eventuali adeguamenti contrattuali che avvenissero dopo tale data ma aventi ad oggetto periodi precedenti?

In ordine al primo quesito, la Corte riconosce che i dubbi possano legittimamente sorgere, atteso che la normativa che estende anche alle società partecipate limitazioni e vincoli alle assunzioni (e non solo) previste originariamente solo per l"ente controllante appare frammentaria e disomogenea, "in quanto richiama, dal punto di vista terminologico, diversi modelli societari: società in house, società facenti parte dell"elenco ISTAT, società quotate o meno in borsa, società che gestiscono servizi pubblici." Tuttavia, i giudici contabili segnalano che la norma in parola risulta chiaro "dal punto di vista letterale ritagliando l"applicazione diretta del disposto normativo solo nei confronti della tipologia di società ivi richiamate inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311."

Con riferimento al secondo quesito, i giudici contabili sottolineano che appare logico che le società che gestiscono servizi pubblici locali a rilevanza economica che la norma esclude dall'applicazione diretta dei vincoli previsti dall"articolo in esame, siano anch"esse quelle ricomprese nel suddetto elenco ISTAT. "Diversamente – ribadisce la Sezione - non avrebbe alcun senso escluderle dall"applicazione di regole rivolte ad altri soggetti.

Nel contesto normativo attuale, che vede particolarmente protagonisti gli enti pubblici controllanti, la Sezione evidenzia che i vincoli assunzionali e di contenimento delle  politiche retributive trovano applicazione "mediante la mediazione dell"ente controllante di riferimento." Invero, è l"ente controllante che, nell'esercizio delle  prerogative e dei poteri di controllo ad esso spettanti deve stabilire, con propri provvedimenti, le modalità con cui vengono applicati i citati vincoli.

La Sezione sottolinea che, tuttavia, "a tutte le società che gestiscono servizi pubblici locali, anche non comprese nel c.d. elenco ISTAT, l"applicazione dei limiti e dei vincoli sopra citati è già prevista dal riformulato comma 6, dell"art.3 bis della legge n.148/2011". Il comma in parola, infatti, dispone che "….Le medesime società (in house) adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell"articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 nonché i vincoli assunzionali e di contenimento delle politiche retributive stabiliti dall'ente locale controllante ai sensi dell'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008".

In argomento, la Sezione ricorda che "ai fini del computo percentuale della spesa di personale in rapporto alle spese correnti di cui al comma 7, art. 76 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge n.133/2008, con cui si determinano divieti o limitazioni alle assunzioni di personale da parte degli enti locali", si calcolano anche le spese sostenute dalle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che sono titolari di affidamento diretto di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgono funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale, né commerciale, ovvero che svolgono attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica, senza però alcun riferimento in tale circostanza all"elenco ISTAT di cui sopra. Preme, tuttavia, segnalare che la disposizione citata, a differenza dell"art.18, comma 2 bis citato, si rivolge però direttamente all"ente pubblico controllante.

Con riferimento al terzo quesito, la Sezione ha ritenuto che l"art.9, comma 17, del d.l. n. 78/2010 trovi applicazione alle società di cui all"art.18, comma 2 bis cit. (ossia ricomprese nell"elenco Istat) mediante il rinvio disposto dalla norma medesima: "Si applicano, altresì, le disposizioni che stabiliscono, a carico delle rispettive pubbliche amministrazioni locali, obblighi di contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenze, attraverso misure di estensione al personale dei soggetti medesimi della vigente normativa in materia di vincoli alla retribuzione individuale e alla retribuzione accessoria. A tal fine, su atto di indirizzo dell'ente controllante, nella contrattazione di secondo livello è stabilita la concreta applicazione dei citati vincoli alla retribuzione individuale e alla retribuzione accessoria, fermo restando il contratto nazionale di lavoro vigente alla data di entrata in vigore della presente disposizione".

Tra gli obblighi di contenimento degli oneri contrattuali riveste un ruolo rilevante la norma di cui all"art.9, comma 17, del d.l. 78/2010 in base a cui "Non si dà luogo, senza possibilità di recupero, alle procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012 del personale di cui all'articolo 2, comma 2 e articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni. È fatta salva l'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale nelle misure previste a decorrere dall'anno 2010 in applicazione dell'articolo 2, comma 35, della legge 22 dicembre 2008, n. 203. Si dà luogo alle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013 e 2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, per la sola parte normativa e senza possibilità di recupero per la parte economica."

Il comma 2 bis dell"art.18 citato non dispone, infatti, alcuna deroga in favore delle società ivi individuate, alle quali, dunque, si devono applicare gli stessi obblighi previsti in capo all"ente controllante. E tale conclusione, sostengono i giudici della Sezione di controllo, "è rafforzata dal riferimento che il comma 2 bis cit. fa al contratto nazionale di lavoro vigente al momento dell"entrata in vigore della legge n.143/2013. Se la norma di cui all"art.9, comma 17 cit. non trovasse applicazione al caso di specie non avrebbe avuto alcun senso, da parte del legislatore, richiamare il contratto nazionale vigente che avrebbe trovato comunque applicazione."

Parimenti, i giudici contabili ritengono che trovi applicazione l"ultimo inciso della norma di cui all"art.18, comma 2 bis citato. Da ciò discende che:

  1. è fatta salva la retribuzione determinata in base al contratto nazionale di lavoro vigente alla data di entrata in vigore della disposizione in esame;
  2. se vi è già stato il rinnovo contrattuale per il triennio 2010-2012, gli oneri contrattuali dallo stesso discendenti sono fatti salvi.

In conclusione, la Sezione precisa che "[l]a specificità della norma e la rilevanza che essa assume sui diritti contrattuali dei soggetti coinvolti impone un"interpretazione restrittiva della stessa che trova, pertanto, esclusivamente alle società di cui all"elenco ISTAT."

Il parere qui in commento – ancora una volta – lascia pochi dubbi circa l"assoggettabilità delle società pubbliche ai vincoli e ai divieti in materia di personale. Vincoli e divieti che, oggi, a fortiori, in esito all"approvazione della l. n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014), diventano pregnanti e cogenti in quanto "di competenza" diretta degli enti locali controllanti.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati