Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-01-08

SOCIETA PUBBLICHE E DIPENDENTI DELLA P.A.: I COMPENSI DEL CdA VANNO ALLENTE – Corte Conti Toscana 263/14 – Alceste SANTUARI

Il d.l. 95/12 ha stabilito che i dipendenti delle P.A. possano ricoprire le cariche di consiglieri di amministrazione nelle società controllate/partecipate

Il medesimo d.l. stabilisce che i compensi dei dipendenti siano riversati all"ente di appartenenza

La Corte dei Conti della Toscana conferma tale obbligo

Con deliberazione n. 263/2014/PAR del 9 dicembre 2014, la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Toscana ha risposto alla richiesta del seguente parere ad essa sottoposta da parte di un Sindaco in riferimento all"interpretazione dell"obbligo, di cui all"art. 4, commi 4 e 5, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, di riversamento all"amministrazione di appartenenza, con riassegnazione al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio, dei compensi assembleari erogati ai dipendenti pubblici nominati nei consigli di amministrazione delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. Nel caso di specie, il Sindaco ha evidenziato che trattasi di una situazione relativa ad una dipendente dell"ente, componente del cda di una società a totale partecipazione pubblica, alla luce del profilo giuridico da questa rivestito e delle norme della contrattazione collettiva del comparto di riferimento. E ciò al fine di sapere se sia possibile escludere, al riguardo, l"applicazione dell"obbligo di riversamento.

Per comprendere meglio il quesito, si riporta il testo, ad oggi vigente, dell"art. 4, commi 4 e 5, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, che prevede: "4.  Fatta salva la facoltà di nomina di un amministratore unico, i consigli di amministrazione delle società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, che abbiano conseguito nell'anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di amministrazioni pubbliche superiore al 90 per cento dell'intero fatturato devono essere composti da non più di tre membri, ferme restando le disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39. A decorrere dal 1° gennaio 2015, il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori di tali società, ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l'80 per cento del costo complessivamente sostenuto nell'anno 2013. In virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, qualora siano nominati dipendenti dell'amministrazione titolare della partecipazione, o della società controllante in caso di partecipazione indiretta o del titolare di poteri di indirizzo e di vigilanza, fatto salvo il diritto alla copertura assicurativa e al rimborso delle spese documentate, nel rispetto del limite di spesa di cui al precedente periodo, essi hanno l'obbligo di riversare i relativi compensi all'amministrazione o alla società di appartenenza e, ove riassegnabili, in base alle vigenti disposizioni, al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio. 5. Fermo restando quanto diversamente previsto da specifiche disposizioni di legge e fatta salva la facoltà di nomina di un amministratore unico, i consigli di amministrazione delle altre società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta, devono essere composti da tre o da cinque membri, tenendo conto della rilevanza e della complessità delle attività svolte. A tali società si applica quanto previsto dal secondo e dal terzo periodo del comma 4".

La Sezione ha precisato che i commi sopra citati sono stati, "da ultimo, sostituiti ad opera dell"art. 16, c. 1, del d.l. n. 90/2014, conv. dalla l. n. 114/2014, ove si prevede, al comma 2, che "Fatto salvo quanto previsto in materia di limite ai compensi, le disposizioni del comma 1 si applicano a decorrere dal primo rinnovo dei consigli di amministrazione successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto". La novella non è tuttavia intervenuta a modificare la questione relativa all"obbligo di riversamento da parte dei dipendenti dei compensi corrisposti rispetto al precedente testo normativo che, peraltro, continua ad esplicare i suoi effetti sino al primo rinnovo dei consigli di amministrazione successivo alla data di entrata in vigore del d.l. n. 90/2014.

A giudizio della Sezione, la norma, "in ossequio al principio di onnicomprensività della retribuzione dei dipendenti pubblici, non ammette deroghe, ponendo dei vincoli alla destinazione degli emolumenti previsti in favore dei dipendenti pubblici che compongono il consiglio di amministrazione delle società a partecipazione pubblica". Ciò significa che i compensi che le società pubbliche erogano ai dipendenti di un"amministrazione o di una società controllante in caso di partecipazione indiretta, nominati nei rispettivi consigli di amministrazione, devono comunque essere riversati alla pubblica amministrazione o alla stessa società controllante da cui i medesimi dipendono. Qualora trattasi di compensi riassegnabili, essi confluiscono nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio.

A ben vedere, dunque, quella che la Sezione ha ribadito è una interpretazione molto rigorosa che non lascia adito o spazio alla minima flessibilità interpretativa. Conseguentemente, occorre prestare un"adeguata attenzione nei rapporti tra P.A. controllante e società partecipate, atteso che oggi – forse più che in passato – tali rapporti sono esposti a possibili profili di responsabilità erariale sia per gli amministratori locali, sia per i pubblici dipendenti che siedono nei CdA.



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