Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2016-11-07

Società pubbliche e responsabilità dellA.D. e dei comuni soci – Cass. S.U. 21692/16 – Alceste Santuari

Le Sezioni Unite intervengono in tema di mala gestio delle società in controllo pubblico statuendo che le condotte illecite degli amministratori non rientrano nella giurisdizione della Corte dei Conti, mentre vi rientra quella dei comuni soci

La Procura regionale della Corte dei Conti aveva convenuto in giudizio davanti alla sezione giurisdizionale regionale, l"amministratore delegato di una società in house, le cui partecipazioni sono suddivise tra due comuni soci. Insieme all"amministratore delegato, la Procura ha convenuto anche i sindaci dei due comuni soci, in quanto l"amministratore delegato aveva sottoscritto, su richiesta dei due sindaci, un contratto di sponsorizzazione per una manifestazione sportiva. Si trattava di un contratto che impegnava la società un importo in cambio di prestazioni pubblicitarie che per altri sponsor venivano valutate in misura di gran lunga inferiore.

La Sezione regionale della Corte dei Conti ha accertato la sussistenza del danno e ha condannato i due sindaci e l"amministratore delegato al pagamento di una somma di danaro (€ 30.000 ciascuno per i sindaci e € 140.000 per l"amministratore delegato). I due sindaci hanno adito la Sezione centrale della Corte dei Conti e, in via incidentale, hanno fatto sia l"amministratore delegato sia il Procuratore regionale. La Sezione centrale ha confermato la sentenza impugnata ribadendo che sussiste la giurisdizione contabile atteso che l"attività dei sindaci aveva favorito la sponsorizzazione e aveva arrecato danno ai rispettivi comuni. E ciò anche considerando il fatto che le erogazioni disposte dall"amministratore delegato avrebbero dovuto essere qualificate come erogazioni di utili piuttosto che come costi non riferibili alla società.

L"amministratore delegato e i due sindaci hanno proposto ricorso per cassazione. Le Sezioni Unite, con ordinanza n. 21692 del 27 ottobre 2016, hanno così statuito:

-) l"azione di responsabilità promossa dalla Procura della Corte dei Conti per il danno diretto, patito da una società per azioni a partecipazione pubblica e addebitato a condotte illecite dei suoi amministratori o dipendenti, non rientra nella giurisdizione contabile, poiché non è configurabile, considerata l"autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l"agente e l"ente pubblico titolare della partecipazione, né un danno diretto di quest"ultimo;

-) nel caso di specie, in forza dello statuto, non trattasi di società in house, ma di società operante in un mercato concorrenziale dotata di piena autonomia rispetto ai soci;

-) non è configurabile alcun rapporto di servizio tra l"ente pubblico socio (comuni) e l"amministratore delegato della società partecipata, il cui patrimonio sia stato leso dall"atto di mala gestio;

-) non sussiste nemmeno un danno qualificabile come danno erariale, inteso come pregiudizio direttamente arrecato al patrimonio dello Stato o di altro ente pubblico socio della società;

-) si tratta nel caso di specie di un danno subito da un soggetto privato (rectius: la società) riferibile al patrimonio appartenente soltanto a quel soggetto e non certo ai singoli soci pubblici, ai quali soltanto vanno riferite le rispettive quote di partecipazione.

Le Sezioni Unite, alla luce di quanto sopra espresso, confermano che nelle società "a partecipazione pubblica il pregiudizio patrimoniale arrecato dalla asserita "mala gestio" dei suoi organi sociali non integra il danno erariale in quanto si risolve in un "vulnus" gravante in via diretta esclusivamente sul patrimonio della società stessa, soggetta alle regole di diritto privato e dotata di autonoma e distinta personalità giuridica rispetto ai soci".

In altri termini, nei confronti dell"amministratore delegato non è ravvisabile la giurisdizione della Corte dei conti: si dovranno, pertanto, applicare le regole del diritto societario.

Diversa è la posizione dei due comuni soci: l"ipotesi di danno erariale si configura nei confronti di quanti, essendone incaricati, non abbiano esercitato i poteri ed i diritti sociali spettanti al socio pubblico. Quest"ultimo è chiamato ad indirizzare "correttamente l"azione degli organi sociali o di reagire opportunamente agli illeciti da questi ultimi commessi". Con relazione a questi non vale la distinzione tra danno diretto e indiretto per l"ente locale, occorrendo far riferimento al danno concretamente imputabile agli enti di cui sono rappresentanti (sul punto, cfr. Cass. S.U. ord. n. 20941 del 12 ottobre 2011).

I comuni soci, secondo l"ordinanza in parola, svolgono attività di rilevanza pubblica non solo quando in gioco sono i poteri autoritativi o le pubbliche funzioni, ma anche quando si intendono perseguire "finalità istituzionali proprie dell"amministrazione pubblica mediante un"attività disciplinata in tutto o in parte dal diritto privato". Pertanto, il dato essenziale sulla base del quale si deve intendere radicata la giurisdizione della Corte contabile "è rappresentato dall"evento dannoso verificatosi" a carico di una P.A. (nel caso di specie: la realizzazione di finalità non corrispondenti a quelle pubbliche della società, caratterizzate da un"illecita sponsorizzazione per la realizzazione degli illeciti commessi dall"amministratore delegato) "e non più dal quadro di riferimento – pubblico o privato – nel quale si colloca la condotto produttiva del danno".

La decisione delle Sezioni Unite trova una conferma di diritto positivo nel combinato disposto degli artt. 12 e 13 del T.U. sulle società a partecipazione pubblica: in particolare, giova evidenziare che agli enti locali soci, anche di minoranza, l"art. 13, comma 1, in deroga ai limiti minimi di partecipazione ex art. 2409 c.c., è riconosciuto il potere di presentare denuncia di gravi irregolarità al tribunale (civile).



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