Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2015-05-13

SOGGETTI: IN TEMA DI PERSONA OFFESA- Carol COMAND

Il postulante: così è definita da alcuni la persona offesa, ovvero colui che - liberamente, in certa prospettiva - si assume abbia subito una lesione nella sfera dei suoi interessi ed a favore del quale,   soddisfatti condizioni e requisiti, l'ordinamento richiede dimostrazione della sussistenza dell'obbligo altrui recante conseguenze, quantomeno sul piano morale.

Senza voler celare un ossimoro, è possibile affermare che la qualità di persona offesa, nel procedimento penale, è di norma riconosciuta con l'attribuzione del ruolo di soggetto, grazie alla relazione giuridico soggettiva che la contraddistingue.

La validità della proposizione trova riscontro già nella formulazione della rubrica dell'art. 90 del codice di procedura "diritti e facoltà della persona offesa dal reato", nel quale, oltre a ribadire la possibilità di esercitare i diritti e le facoltà espressamente riconosciute dalla legge, si legittima un apporto informativo - costituito da memorie - durante tutto l'arco del procedimento e la possibilità, tranne che per il giudizio di cassazione, di indicare elementi di prova.

E' possibile delineare per questa via il peculiare ruolo rivestito dal soggetto notoriamente definito facendo riferimento all'oggetto giuridico del reato, che tale può rimanere sino al completamento dell'iter processuale.

In realtà si continua a sostenere, d'accordo con quanto affermato da A. Rocco, che la persona offesa dal reato sia la "persona che dal reato viene direttamente ed immediatamente offesa".

L'esattezza di tale definizione non è, d'altra parte, così pacifica e, se il codice penale non ne contiene alcuna, la normativa europea (direttiva 2012/29/UE) menziona esplicitamente la vittima quale "persona fisica che ha subito un danno, anche fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono stati causati direttamente da un reato", piuttosto che un familiare danneggiato dalla sua morte, facendo coincidere la vittima con il soggetto danneggiato dal reato.

Utilizzava termini lievemente diversi l'art. 1 della decisione quadro 2001/220/GAI, sostituita dalla direttiva 2012/29, che includeva fra le premesse soggettive qualificanti la persona fisica che avesse subito un pregiudizio, anche fisico o mentale, sofferenze psichiche, danni materiali causati direttamente da atti od omissioni  costituenti violazione del diritto penale di uno Stato membro.

Va d'altra parte doverosamente rilevato che, nel considerando 20 della direttiva si esplicita che il ruolo e la possibilità di partecipazione al procedimento penale da parte della vittima possono variare a seconda di quanto previsto dall'ordinamento nazionale.

Il diverso ordine di idee, peraltro, potrebbe indurre il ricordo di come, in passato, anche il nostro codice penale (il primo esteso al regno d'Italia), risarcisse diversamente - attribuendo automaticamente una somma a titolo di riparazione per alcuni delitti - l'offesa subita.

La formula utilizzata non impedisce comunque all'imputato, ricorrendo ad un'interpretazione analogica, di contrastare un eventuale intervento ritenuto illegittimo nei modi stabiliti dall'art. 95 c.p.p. .

Muovendo dalla normativa in vigore, è necessario considerare che l'apporto della persona offesa è mosso da un interesse che spesso, in passato, si è definito come "esclusivamente penale", in quanto tendente in certo qual modo a "porre rimedio, ove possibile", a quanto subito.

Con l'entrata in vigore del codice di procedura del 1988, inoltre, non trovano il medesimo spazio le voci che sostenevano tale soggetto quale parte, con riferimento ad alcuni atti allora indirizzati alla ricerca della verità, essendo l'attività svolta durante le indagini essenzialmente rivolta alle determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale.

Ritenuta sin da allora la possibilità di un suo valido apporto conoscitivo,  fra i lavori preparatori alla legge di conversione del decreto legge 14 agosto 2013, n. 93 - recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere - si discorre, altresì, di un "inizio del riconoscimento di un diritto ad una partecipazione consapevole" dell'offeso, al procedimento penale.

Piuttosto che involgere dinamiche inclusive, le scelte operate dal legislatore ai fini dell'adeguamento della normativa nazionale alla direttiva europea in occasione del decreto adottato a seguito della ratifica della convenzione di Istambul, si sono rivelate, per quanto riguarda l'art. 4 lettera d) della direttiva 2012/29, volto a disciplinare il diritto ad ottenere informazioni della vittima relativamente al come ed a quali condizioni sia possibile accedere all'assistenza legale, improntate ad un c.d. innesto sistematico (così a pag. 55 della discussione alla camera del 3 ottobre 2013 sulle linee generali del testo di legge), disponendo un obbligo di informazione circa la facoltà di nomina di un difensore, da parte del pubblico ministero e della polizia giudiziaria, al momento della acquisizione della notizia di reato.

Da tale impostazione, si ritiene, dovrebbe derivare una "giustizia" attenta altresì alla peculiare posizione in cui si trova l'offeso, il quale viene posto così in grado di cautelarsi, nominando un difensore ai sensi dell'art. 101 c.p.p. .

Pregiudiziale sotto diversi aspetti, in quanto foriera di possibili ulteriori apporti da parte della persona offesa la previsione, nell'ambito di procedimenti riguardanti reati commessi con violenza contro la persona, degli avvisi relativi alla revoca o sostituzione di alcune misure cautelari - art. 299 c.p.p. come modificato dall'art. 2 co. 1 lettera b) del d.l. n. 93/13 in vigore -.

Sono perciò notificati alla persona offesa o al suo difensore se nominato, gli eventuali provvedimenti di sostituzione o revoca delle misure di cui agli artt. 282 bis (allontanamento dalla casa familiare), 282 ter (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa), 283 (divieto e obbligo di dimora), 284 (arresti domiciliari), 285 (custodia cautelare in carcere) e 286 (custodia cautelare in luogo di cura) incluse le richieste avanzate ai sensi dell'art. 299 co. 3 durante le indagini ma non in sede di interrogatorio di garanzia che attribuiscono alla persona offesa, non istante, il diritto di presentare memorie ai sensi dell'art. 121 c.p.p. .

Diverso trattamento - la sola notifica della relativa richiesta -, pur interpretabile quale contributo al diritto ad una partecipazione consapevole della persona offesa al procedimento, comprensibilmente determinato, facendo stretta interpretazione della fonte normativa, dalla fase processuale successiva alle indagini preliminari e dalla scelta dalla persona offesa di non costituirsi parte civile, spetta ai sensi dell'art. 299 co. 4 bis.

Considerati, anche alla luce delle recenti affermazioni del legislatore, i menzionati diritti "cui corrisponde una situazione di obbligo in capo al destinatario dell'iniziativa" e le facoltà spettanti alla persona offesa, fra i quali si possono approssimativamente annoverare, per quanto riguarda i primi, le informazioni di garanzia e gli avvisi relativi ad accertamenti tecnici non ripetibili  finalizzati a fornire la possibilità di formazione della prova in "contraddittorio" e l'avviso di conclusione delle indagini preliminari per alcuni reati (maltrattamenti contro familiari e conviventi e stalking), per quanto riguarda le seconde, la possibilità di chiedere al pubblico ministero la promozione di incidente probatorio (alla quale corrisponde, in caso di mancato accoglimento, un mero obbligo di risposta, sia pure motivata) e la possibilità di assistervi, quantomeno quando si tratti di esaminare un testimone o un'altra persona, unitamente alla volontà del soggetto agente di prendere parte al procedimento e, rilevato che, di norma, l'attività del pubblico ministero, - che svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini - è caratterizzata da un procedimento di tipo induttivo, si è infine concluso, che non diversamente può sostenersi circa l'attività concessa alla persona offesa in relazione alla conferenza di elementi informativi all'interno del procedimento che la pongano in grado di costituirsi parte civile. (c.c.)



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