Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-02-10

SOGGETTI VULNERABILI: IMPUTATO, INTEGRITA PSICOFISICA E CONTRADDITTORIO - Carol COMAND

Soggetti vulnerabili

imputato

integrità psicofisica

Capacità processuale dell"imputato ed idoneità fisica e mentale a testimoniare, i limiti circa la possibilità di disporre perizia.

In relazione alla capacità di testimoniare, e premessa la sussistenza di una presunzione di capacità in capo al testimone, l"art. 196 comma 2 c.p.p. dispone che, qualora "al fine di valutare le dichiarazioni del testimone, sia necessario verificarne l"idoneità fisica o mentale a rendere testimonianza", il giudice possa ordinare gli accertamenti opportuni, attraverso i mezzi approntati dalla legge.

Paradigmatica in questi termini Cass. pen. sez. II, n. 12195/12, in cui, preliminarmente affermata la necessità che chiunque "partecipi al processo e vi renda dichiarazioni", sia esso testimone od imputato deve possedere la "capacità di comprendere il significato delle dichiarazioni che rende"; richiamato quanto disposto dagli artt. 70 c.p.p. e 196 c.p.p. e riconosciuta in essi la sussistenza di una disciplina parallela, si è, in particolare, ritenuto, che, l"idoneità a rendere testimonianza si riveli un concetto diverso "e di maggior ampiezza, rispetto a quello della capacità di intendere e di volere" per la ritenuta necessità, oltre che di determinarsi liberamente e coscientemente, di "discernimento critico" al fine di adeguare le coerenti risposte al contenuto delle domande, "di sufficiente capacità di valutazione delle domande suggestive", di capacità mnemonica, "di piena coscienza dell"impegno di riferire con verità e completezza i fatti a sua conoscenza". Vi si discorre, in particolare, di una "assunzione comportamentale in relazione all"ufficio ricoperto".

In tale pronuncia si afferma la necessità che, sia in relazione alla capacità del teste, che a quella dell"imputato, la valutazione debba essere effettuata non in astratto, ma in concreto e dunque che, anche ove risulti che uno di questi sia affetto da patologia psichiatrica non incapacitante, le relative dichiarazioni, se riscontrate (e cioè ritenute attendibili) possano essere utilizzate (In questo senso anche Cass. pen. sez. III, n. 3161/13).

Con riferimento, invece, ai limiti di cui all"art. 220 comma 2 c.p.p. si registra una sorta di riserbo in ordine al carattere, personalità, ed all"interno psichico dell"imputato, il quale può essere sottoposto a perizia in relazione alle sue qualità psichiche solo se dipendenti da cause patologiche.

In proposito, in Cass. pen. sez. I, n. 41466/11, si rileva che il divieto di perizia, sia fra l"altro riconducibile alla "necessità di preservare la libertà psicofisica dell"imputato" dalla invasività dell"esame psicologico ed alla discrezionalità riconosciuta al giudice dalle disposizioni di cui all"art. 133 c.p.. (Nella medesima pronuncia, peraltro, oltre alla disposta acquisizione, a fin probatori, di una perizia cinematica, si era considerata altresì una consulenza psicologica, quale memoria di parte).

Premesso, inoltre, che, quanto disposto dal comma 3° dell"art. 196 circa l"utilizzabilità della testimonianza resa da soggetto non capace, non si applica all"imputato, le relative valutazioni del giudice paiono così circoscritte.

Credibilità, attendibilità estrinseca ed intrinseca del soggetto.

Non assumendo la qualità di testimone, l"imputato, nel dibattimento, è soggetto ad esame, al quale si applicano le disposizioni di cui agli artt. 194 (oggetto e limiti della testimonianze), 198 comma 2, 499 (regole per l"esame testimoniale).

Oggetto di prova, -art. 187- anche per l"esame dell"imputato sono:

i fatti che si riferiscono all"imputazione, alla punibilità ed alla determinazione della pena e della misura di sicurezza

i fatti da cui dipende l"applicazione delle norme processuali.

Rispetto alla testimonianza, invece, l"art. 194 dispone che:

il testimone sia esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova

l"esame può estendersi anche ai rapporti di parentela e di interesse che intercorrono tra testimone e le parti ovvero tra questo ed altri testimoni, monche "alle circostanze il cui accertamento è necessario per per valutarne a credibilità"

il testimone deve deporre su fatti determinati.

L"art. 194 introduce dunque esplicitamente il concetto di credibilità del soggetto, che di norma si ritiene attenere l"assenza di consapevoli omissioni, piuttosto che l"affermazione di  "autentiche verità"; mentre comporta l"applicazione di norme processuali (es art. 546 co. 2 e), a garanzia dei diritti dell"imputato, ai sensi dell"art. 187 c.p.p., il prescritto vaglio di attendibilità - intrinseco ed intrinseco - di quanto dichiarato.

Indagini.

Fra le disposizioni relative all"imputato, le regole generali dei contributi orali da questi resi, sono disciplinate dagli artt. 62 e ss c.p.p. e, fra questi, peculiare rilievo assume l"art. 65  che disciplina l"interrogatorio nel merito.

Durante la fase delle indagini è dunque possibile che il soggetto indagato sia interrogato dalla polizia giudiziaria con le modalità di cui all"art. 65 c.p.p., (oltre alle dichiarazioni raccolte ai sensi dell"art. 350 comma 7, la p.g. può assumere sommarie informazioni ai sensi dell"art. 350 comma 1 ovvero procedere ad interrogatorio delegato a norma dell"art. 370 commi 1 e 2).

Può altresì accadere che all"interrogatorio dell"indagato proceda direttamente il pubblico ministero (art. 370 comma 1, e dunque nel rispetto dell"art. 364 comma 5 ove vi sia urgenza, dell"art. 374 se all"interrogatorio si proceda a seguito di presentazione spontanea, dell"art. 375 per l"invito a presentarsi, dell"art. 376 a seguito di accompagnamento coattivo disposto dal g.i.p., dell"art. 388 a seguito di arresto o fermodell"art. 294 se l"indagato è soggetto a misure cautelari).

Nella maggior parte delle situazioni elencate, la disciplina dell"interrogatorio segue la regola generale che prevede: la contestazione del fatto attribuito, il palesamento degli elementi di prova esistenti e, quando possibile, le relative fonti.

L"indagato è quindi invitato ad esporre quanto ritiene utile per la sua  difesa (in relazione al fatto contestato in ipotesi, è dunque possibile siano effettuate varie dichiarazioni su  quanto a conoscenza, tutte volte a smentirne le premesse) e gli sono poste direttamente delle domande. Quanto dichiarato è, inoltre, utilizzabile a norma degli artt. 503, 512, 513 c.p.p..

Medesime modalità sono previste quando l"interrogatorio sia effettuato dal giudice competente (artt. 289, 294, 301 c.p.p.).

Udienza preliminare.

Durante lo svolgimento dell"udienza preliminare, l"imputato può "rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto all"interrogatorio" (sia ai sensi dell"art. 421 che ai sensi dell"art. 422 c.p.p.), soggetto alle disposizioni di cui agli artt. 64 e 65 c.p.p. e, anche quanto esplicitato in questa sede, può essere successivamente letto ai sensi degli artt. 512 e 513 c.p.p. oltre che, se contenuto nel fascicolo del pubblico ministero, utilizzato per eventuali contestazioni ai sensi dell"art. 503 comma 3.

Su richiesta di parte, l"interrogatorio è reso nelle forme di cui agli artt. 498 e 499 c.p.p. .

Giudizio

L"esame dibattimentale, ai sensi dell"art. 503 c.p.p., in accordo con quanto stabilito nell"art. 209 c.p.p., si svolge nei modi di cui agli art. 498 e 499 c.p.p. .

Fermo l"oggetto di prova, ed il vaglio di ammissibilità di cui agli artt. 190 e 190 bis c.p.p., in particolare:

l"esame "testimoniale" si svolge mediante domande su fatti specifici,

sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte,

quelle che tendono a suggerire le risposte

il presidente cura che l"esame sia condotto senza ledere il rispetto della persona ed interviene per assicurare "la pertinenza delle domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell"esame e la correttezza delle contestazioni".

Stante quanto disposto dall"art. 71 c.p.p., in relazione alla doverosa sospensione del procedimento nell"ipotesi di incapacità processuale dell"imputato, non pare peraltro pianamente estensibile quanto stabilito dalla Corte costituzionale, a tutela dell"interesse al rispetto alla persona, attraverso la dichiarazione di incostituzionalità dell"art. 498 c.p.p. nella parte in cui non consente "nel caso di testimone maggiorenne infermo di mente" che il presidente, possa condurre direttamente l"esame, ove ritenga che l"esame del teste ad opera delle parti, possa nuocere alla personalità del teste medesimo (Corte Cost. n. 283/1997).

In giurisprudenza, si è peraltro precisato, che, nelle ipotesi in cui risulti applicabile l"art. 398 comma 5 bis c.p.p., con particolare riferimento alla nomina di soggetto esperto, lo scopo della norma non sarebbe quello di assicurare una migliore base scientifica all"acquisizione probatoria, ma, quella di rendere, nell"interesse esclusivo del soggetto interessato (nel caso di specie un minore) meno gravoso, per costui, l"esperimento del mezzo processuale (Cass. pen., sez. III, n. 49616/14).

Impugnazioni.

Prescindendo dall"ipotesi marginale della rinnovazione dibattimentale di cui 604 comma 6 c.p.p., nel rispetto del diritto al contraddittorio ed alle regole preordinate all"emanazione delle decisioni, per il giudizio di appello, l"art. 603 c.p.p. dispone che l"istruzione dibattimentale sia rinnovata, con ordinanza del giudice, rispettivamente, quando questi ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti e vi sia stata richiesta di assunzione probatoria di prove già acquisite, ovvero di nuove prove; quando le nuove prove siano sopravvenute ovvero scoperte dopo il giudizio di primo grado, entro i limiti previsti dall"art. 495 comma 1; d"ufficio se ritenuto assolutamente necessario.

Conclusioni

Con riguardo all"integrità psicofisica del teste (sebbene nella fattispecie ci si riferisse, in particolare, a soggetto minore ma con sensibilità che si ritiene trovi conforto anche in questa sede), si è concluso, fra l"altro, che essa non solo rilevi per il soggetto interessato, ma che abbia diretto riflesso sulla "genuinità stessa che il teste può fornire alla ricostruzione dei fatti" e, inoltre, che vi sia la necessità di trovare un punto di equilibrio tra le necessità derivanti dal dovere di accertamento dei fatti" e quella di tutelare l"integrità psicofisica (Cass. Pen. Sez. III, n.5854/13).



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