Articoli, saggi, Animali -  Pant√® Maria Rosa - 2014-08-24

SOLO COME UN CANE – Maria Rosa PANTE

Lettera aperta a Paolo Cendon

Quando un caro, comune amico, mi parlò per la prima volta con vero entusiasmo di Paolo Cendon, ricordo che mi disse: "è il padre del danno esistenziale". La cosa, anche se non sapevo che fosse, mi suonò molto bene da subito: aveva in sé qualcosa di spirituale, di ontologico, di "intero" che mai avevo immaginato si potesse collegare al diritto.

In effetti dal mio punto di vista profano il riconosimento del danno esistenziale tocca i vertici del diritto, siamo qui a considerare non solo il portafogli, non solo il gusto estetico, non solo la morale, non solo l"integrità fisica, ma la vita stessa. Una vita intera, nel suo complesso, in tutte le sue sfaccettature e potenzialità, una vita che nella sua qualità va riconosciuta come un diritto da difendere. S"apparenta per la geniale intuizione col riconoscimento del diritto alla felicità frutto della Costituzione americana e della Rivoluzione Francese. Anche il danno esistenziale un po" rivoluzionario è, in effetti.

Ecco spero che questi pensieri sparsi abbiano colto un po" lo spirito dell"idea di Paolo Cendon.

Proprio a lui e a tutti coloro che si occupano di questo campo del diritto racconterò una storia e chiederò un parere. La storia non è originale, ma riguarda molte, molte persone che hanno a cuore i diritti dei più deboli.

Io cammino molto, percorro tutti i giorni chilometri di strada e pensieri: mi aiuta a vivere meglio.

Qualche mese fa lungo una strada a una qualche distanza da casa mia, in un terreno adibito a deposito, di automezzi fermi, cataste di legno e altre cose all"aperto, ho visto un cane legato a una tettoia. Il cane, appena mi ha scorta, si è ritirato e io non ci ho pensato più. Ma il giorno dopo, spinta da chissà che, sono ripassata di lì e ho capito che su quel terreno, disabitato, isolato, senza luci, oltre al cane triste, legato alla tettoia ce n"era un altro, nascosto dietro una grata fatiscente. Lo si sentiva abbaiare, poveretto e poco altro.

Così circa 5 mesi fa ho interpellato l"ASL veterinaria del mio paese, ho telefonato, portato fotografie, chiedendo l"anonimato perché purtroppo chi maltratta gli animali è persona poco raccomandabile anche per gli umani. Cinque mesi e non è accaduto nulla, intanto però il cane triste alla catena è scomparso. E io mi sono sentita in colpa per non essere stata più pressante. Così ho mosso persone delle associazioni animaliste, ho interpellato l"ASL a livello più alto e l"autorità comunale responsabile del benessere animale, persona sensibile al problema.

Grazie a lei qualcosa s"è mosso: il cane ora ha la catena a scorrimento, e…

Vi aspettereste qualcosa d"altro? Illusi. Il cane ora ha la catena a scorrimento. E basta! È semrpe solo, in un terreno isolato da dove qualsiasi cosa accada lui non può fuggire ed è magro da far paura. Ha uno sguardo! Ve lo lascio immaginare: un animale sociale sempre solo e a catena!

Ecco ora siamo a un punto fondamentale. Io e altri con me tenteremo altre vie per aiutare il cane anche sollecitando ulteriormente ASL e Comune a rispettare i loro stessi regolamenti, ma, ma, ma.

La mia vita è da qualche mese cambiata, la notte dormo peggio perché penso a quel cane al buio in balia della notte, della paura e di chiunque penetri nel terreno (che non è tutto cintato); la mia passeggiata è a senso unico vado solo lì perché gli getto qualche biscotto e, quando si può, gli faccio una carezza attraverso il cancello: io il braccio spinto all"inverosimile e lui che quasi si strozza per arrivare vicino a me.

E che dire del tempo perduto per fare le segnalazioni, le continue telefonate, la rabbia nel vedere ritardi, assenze, la rabbia nel constatare che la legislazione non basta, che le persone incaricate, forse perché i casi sono troppi, fanno fatica a far rispettare le leggi. E la desolazione, la desolazione di vedere che esseri umani, della mia stessa specie ahimé, considerano un essere vivente, sicuramente più sensibile di loro, come un oggetto da tenere prigioniero e in isolamento a vita.

Ecco la mia esistenza è danneggiata da questo fatto, il dolore altrui mi contagia e siccome è un dolore provocato deliberatamente da qualcuno, non è questo un caso in cui chiedere un risarcimento per danno esistenziale?



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati