Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-07-24

SOLO LE FARMACIE POSSONO VENDERE I FARMACI DI FASCIA C – Corte cost. 216/14- Alceste SANTUARI

Dopo la pronuncia della Corte UE del mese di dicembre 2013 (cfr. http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=44126&catid=133&Itemid=380&mese=12&anno=2013) e dopo la sentenza del Tar di Lecce (cfr. http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=44494&catid=133&Itemid=380&mese=02&anno=2014), ora anche la Corte costituzionale, con sentenza n. 216 depositata il 18 luglio 2014 riconosce la legittimità del sistema italiano di dispensazione dei farmaci di fascia C. Questi ultimi possono essere acquistati soltanto presso le farmacie e non anche presso le parafarmacie.

Il Tar Calabria, nel corso di un giudizio amministrativo promosso da una farmacista per l"annullamento di un provvedimento emesso dall"ASL di Reggio Calabria relativo all"autorizzazione alla vendita di medicinali, con ordinanza dell"8 maggio 2012, aveva sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell"art. 5, comma 1, d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito in l. 248 del 2006 "nella parte in cui non consente agli esercizi commerciali ivi previsti (c.d. parafarmacie) la vendita di medicinali di fascia C soggetti a prescrizione medica".

Nel giudizio, l"associazione nazionale dei titolari di farmacia (Federfarma) ha ricordato i seguenti aspetti caratterizzanti l"esercizio farmaceutico:

la vendita dei farmaci nelle parafarmacie non è assistita dai medesimi requisiti previsti per le farmacie tradizionali: tra le due forme – a giudizio della Corte - esistono numerose e significative differenze;

la distribuzione delle farmacie sul territorio è regolata sulla base del necessario contemperamento tra le esigenze di reperimento di farmaci da parte dei cittadini e le esigenze reddituali di ciascuna sede;

la titolarità delle farmacie può appartenere solo ad un farmacista o ad una società di farmacisti che abbia ad oggetto esclusivo la loro gestione, in modo da garantire che l"esercizio dell"attività di impresa sia collegata con la «pratica quotidiana della professione sanitaria»;

nonostante la liberalizzazione degli orari di apertura delle farmacie (cfr. art. 11, comma 8, del d.l. n. 201 del 2011), i turni e gli orari delle farmacie tradizionali sono strutturati in modo da garantire – come conferma anche la sentenza n. 27 del 2003 della Corte costituzionale – che lo svolgimento del servizio sia connotato non solo dalla qualità del medesimo, ma anche dalla prossimità ai cittadini. E ciò in ragione del fatto che il regime disciplinato dalla normativa intende presidiare il diritto alla salute sancito all"art. 32 della Costituzione.

Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall"Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata, in particolare perché "il sistema vigente pare essere conforme ai principi stabiliti dalla Corte di giustizia dell"Unione europea in tema di concorrenza, perché si applica in modo non discriminatorio, è giustificato da motivi imperativi di interesse generale, è finalizzato alla tutela della salute ed è adeguato rispetto al fine da raggiungere."

La Corte ha ricordato che

1. la norma impugnata non consente alle parafarmacie di vendere i farmaci di fascia C soggetti ad obbligo di prescrizione medica, anche se detti medicinali sono a carico integrale dell"assistito e senza alcun onere economico per il Servizio sanitario nazionale;

2. il regime delle farmacie rientra a pieno titolo nella materia «tutela della salute»;

3. proprio allo scopo di garantire, attraverso la distribuzione dei farmaci, un diritto fondamentale come quello alla salute, il legislatore ha organizzato il servizio farmaceutico secondo un sistema di pianificazione sul territorio, per evitare che vi sia una concentrazione eccessiva di esercizi in certe zone, più popolose e perciò più redditizie, e nel contempo una copertura insufficiente in altre con un minore numero di abitanti.

Tuttavia, segnalano i giudici costituzionali che "la pianificazione territoriale[…] non è l"unico strumento col quale si è ritenuto di garantire, in relazione all"approvvigionamento dei medicinali, l"uguale tutela della salute dei cittadini in tutte le parti del Paese." Infatti, è opportuno ricordare che, ai sensi della disciplina normativa vigente, sul farmacista gravano una serie di obblighi. Si tratta – come già ribadito in passato dalla medesima Corte – di una "complessa regolamentazione pubblicistica dell"attività economica di rivendita dei farmaci" (sentenza n. 150 del 2011), rispetto alla quale non è possibile isolare uno degli elementi senza tenere conto della disciplina nella sua globalità."

In ordine ai farmaci di fascia C, la Corte richiama l"art. 32 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l"equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, il quale ha innovato il sistema precedente. Nel regime vigente la regola generale è dunque "che i farmaci di fascia C possono essere venduti nelle parafarmacie, mentre l"obbligo di prescrizione ed il correlativo divieto rappresentano l"eccezione."

Alla luce di quanto sopra espresso, la Corte ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale per i seguenti motivi:

1. non c"è alcuna irragionevolezza nel prevedere che per determinati medicinali, periodicamente individuati dal Ministero della salute dopo aver sentito l"Agenzia italiana del farmaco, permanga l"obbligo della prescrizione medica e, di conseguenza, il divieto di vendita nelle parafarmacie;

2. nonostante l"esistenza di una serie di elementi comuni alle farmacie e alle parafarmacie, fra i due esercizi permangano una serie di significative differenze, tali da rendere la scelta del legislatore non censurabile in termini di ragionevolezza;

3. la totale liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione medica – che sono medicinali con una maggiore valenza terapeutica, risultando altrimenti privo di senso l"obbligo di prescrizione – verrebbe affidata ad esercizi commerciali che lo stesso legislatore ha voluto assoggettare ad una quantità meno intensa di vincoli e adempimenti, anche in relazione alle prescrizioni;

4. l"art. 32 del d.l. n. 201 del 2011, da un lato, ha ampliato la possibilità, per le parafarmacie, di vendere medicinali di fascia C e, dall"altro, ha mantenuto fermo il criterio della prescrizione medica quale discriminante tra i farmaci necessariamente dispensati dalle farmacie e quelli che possono esserlo anche dalle parafarmacie;

5. richiamando la sentenza 5 dicembre 2013 della Corte UE (cause riunite C-159, 160 e 161/12), nell"ambito della tutela della salute, si deve riconoscere agli Stati membri un margine di discrezionalità (punto 26 della sentenza de qua), che può essere declinata secondo le peculiarità della normativa nazionale, consentendo di derogare all"ampia nozione di libertà di stabilimento e, di conseguenza, di libertà di impresa.

In ultima analisi, ancora una volta la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto il valore preminente della tutela della salute rispetto a quello economico, considerando il primo un valido e giustificato presidio della garanzia dei livelli delle prestazioni cedevole rispetto al principio della libertà di concorrenza e di stabilimento.



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