Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-04-23

Sonetto 122 di William Shakespeare - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi ci ricorda  William Shakespeare drammaturgo e poeta inglese, nato a Stratford-upon-Avon 1564.

Il giorno esatto della sua nascita è dubbio: il certificato di battesimo è datato 26 aprile, ma si è voluto che la nascita risalisse a tre giorni prima per farla coincidere sia con il giorno della morte, che si sa con sicurezza avvenuta il 23 aprile di cinquantadue anni dopo, sia con la celebrazione della festa di S.Giorgio patrono d'Inghilterra.Tutto di Shakespeare è avvolto nel mistero.  La più fedele alle fonti resta la  biografia del critico letterario settecentesco George Steevens: "Nacque a Stratford-upon-Avon, si fece là una famiglia, andò a Londra, fece l"attore e lo scrittore, tornò a Stratford, fece testamento e morì". Il resto solo ipotesi. Persino il suo volto resta un mistero: i dipinti e le sculture che lo raffigurano furono realizzati solo dopo la sua morte, da artisti che mai l"avevano conosciuto. Con una sola eccezione: il busto sul suo monumento funebre, fatto costruire dal genero nella chiesa della Santissima Trinità a Stratford, tra il 1616 e il 1622.

I quattro secoli che ci separano da Shakespeare si sono nutriti della sua opera. All"alba dell"età moderna come  Puck del Sogno di una notte di mezza estate, ha circondato l"universo della sua epoca con il vento della sua poesia, rinnovando  il linguaggio poetico e le sue figure retoriche e  proponendoci  nuovi  e immortali miti.

Nessun"opera fu più letta e recitata. Molto spesso non attribuita al suo autore, giudicato talora troppo poco istruito  per averla scritta venne attribuita ad una ventina di autori differenti, recitata sulle  grandi scene del mondo, ritornò poi sempre al suo legittimo autore. Dopo il fraintendimento dell"epoca classicista che poco poteva comprendere un autore irregolare  come Shakespeare, toccò al    romanticismo, con molte tematiche "barocche",   rivalutarlo. Voltaire si inchinò dinanzi al genio  di colui che "creò il teatro", ma non   trovò "la minima scintilla di buon gusto" nelle "sue farse enormi" e in una lettera disse di trovare nelle sue opere delle "perle in un enorme letamaio".  Manzoni che l"amò, corresse il giudizio dello stesso Voltaire che lo aveva definito anche "barbaro" con l"espressione "quel barbaro di genio". Goethe ne fu soggiogato  e Victor Hugo  lo indicò come "un uomo oceano" all"altezza di Eschilo o di Dante. Flaubert lo venerò per tutta la vita. Enorme è stata l"influenza di Shakespeare fuori dai territori letterari: ispirò Marx ( i versi di Timone d'Atene sul denaro furono commentati nel Capitale),  affascinò Freud e la sua opera funge ancora da riferimento per le  grandi correnti della critica letteraria moderna. Abbiamo scelto il sonetto 122

Thy gift, thy tables, are within my brain

Full character'd with lasting memory,

Which shall above that idle rank remain

Beyond all date, even to eternity;

Or at the least, so long as brain and heart

Have faculty by nature to subsist;

Till each to razed oblivion yield his part

Of thee, thy record never can be miss'd.

That poor retention could not so much hold,

Nor need I tallies thy dear love to score;

Therefore to give them from me was I bold,

To trust those tables that receive thee more:

To keep an adjunct to remember thee

Were to import forgetfulness in me.( William Shakespeare)...Sonnet 122

Il dono tuo, il quaderno, è dentro la mia mente
Scritto tutto in memoria imperitura,
Che assai più durerà di quelle vuote pagine,
Oltre ogni termine, fino all"eternità.
O almeno fino a che la mente e il cuore
Avranno da natura la facoltà di esistere,
Finchè al labile oblìo non daran la lor parte
Di te, il tuo ricordo non potrà cancellarsi;
Quei miseri appunti non potrebbero tanto contenere,
Né mi occorre un registro per segnare il tuo amore;
Per questo ho osato dar via il tuo quaderno,
Fidando invece in quello che meglio riceve.
Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti
Equivarrebbe a ammettere ch"io so dimenticarti.( William Shakespeare) ...Sonetto 122



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