Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2016-09-21

Sorvegliato speciale si allontana per accudire il cane – Cass. pen. 20222/16 – Annalisa Gasparre

Un uomo, con obbligo di permanenza presso un Comune, si allontanava dallo stesso per accudire il proprio cane, asserendo di non essere riuscito ad affidarlo tempestivamente ad altri. Riteneva, pertanto, che il non aver rispettato gli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale venisse meno in forza dello stato di necessità di accudire l"animale. Il giudice assolveva l"imputato.

Il Procuratore generale presso la Corte d"appello, però, proponeva ricorso davanti al giudice di legittimità evidenziando la violazione di legge e un"applicazione abnorme della norma sullo stato di necessità. Coglie nel segno la censura, atteso che, come precisato dalla Suprema Corte, la norma scrimina il fatto costituente reato se posto in essere per salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla "persona", pericolo non volontariamente causato né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Rileva la Cassazione che l"accudimento di un animale non è ricompreso nella portata della norma di cui, pertanto, difettano i presupposti di applicabilità.

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Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 06/05/2016) 16-05-2016, n. 20222

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con sentenza del 30/04/2015 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Fermo assolveva con rito abbreviato C. M. dal reato ascrittogli D.Lgs. n. 159 del 2011, ex art. 75 (contravvenendo agli obblighi della sorveglianza speciale, si allontanava dal comune di (OMISSIS) ove aveva l'obbligo di permanere) perchè il fatto non costituisce reato; riteneva a tal fine sussistente lo stato di necessità attesa l'esigenza dell'imputato di "accudire al proprio cane che non riuscì tempestivamente ad affidare a nessun altro".

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la corte di appello di Ancona ai sensi dell'art. 606 c.p.p. , lett. b) lamentando la violazione di legge e, segnatamente, dell'art. 54 c.p..

Il ricorso per saltum - proposto ai sensi dell'art. 569 c.p.p. , comma 1 - è fondato, contenendo la sentenza impugnata un'abnorme applicazione dell'art. 54 c.p. norma che - come sottolineato dalla Procura ricorrente presuppone la commissione del fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo non volontariamente causato dall'agente nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

E' evidente che l'accudimento di un animale è circostanza del tutto estranea alla scriminante in questione, difettando tutti i presupposti di applicabilità della norma.

La sentenza va pertanto annullata senza rinvio con trasmissione degli atti ex art. 569 c.p.p. , comma 4 alla Corte di Appello di Ancona, competente per l'appello.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Ancona.

Così deciso in Roma, il 6 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2016



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