Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-08-17

SOSPENSIONE CONDIZIONALE DELLA PENA SUBORDINATA AL PAGAMENTO DELLA PROVVISIONALE - Cass. pen. 9662/15 - Annalisa GASPARRE

- maltrattamento in famiglia

- ammesso al Patrocinio a spese dello Stato

- sospensione condizionale subordinata al pagamento della provvisionale di Euro 20.000

L'imputato è stato condannato dal GUP per i reati di maltrattamenti in danno del figlio minore della convivente (coimputata) e di lesioni personali dolose aggravate in danno del medesimo ed era condannato anche al pagamento di una provvisionale di Euro 20 mila a favore del figlio costituitosi parte civile.

La Corte d'appello ha riformato la sentenza, prosciogliendo l'imputato dall'accusa di lesioni per improcedibilità, in quanto aveva escluso l'aggravante; la pena era quindi rideterminata per l'altro reato. Inoltre, era concessa la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento della provvisionale.

Ricorrendo in Cassazione l'imputato ha lamentato, tra l'altro, che la somma liquidata a titolo di provvisionale sarebbe eccessiva per le condizioni economiche dell'imputato, anche ammesso al patrocinio a spese dello Stato, e la subordinazione del beneficio della sospensione condizionale della pena al suo pagamento sarebbe paradossale essendo palese l'impossibilità dell'imputato di pagare tale somma: risulterebbe così violato il principio di uguaglianza dei cittadini in relazione alle diverse condizioni economiche.

Aggiungo io (che sono sempre favorevole alla subordinazione al pagamento della provvisionale): una sorta di "cauzione", come nel modello americano in tema di misure cautelari. Sembra un po' eccessiva, impossibile, date le condizioni, quindi come "non data".

Per la Corte la prospettazione concreta della censura, però, si risolve solo in una sollecitazione a rivalutare il merito che le è preclusa.

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 26-02-2015) 05-03-2015, n. 9662

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.M.G.O. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 3052/2010 CORTE APPELLO di MILANO, del 15/04/2014;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/02/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. CARLO CITTERIO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Geraci Vincenzo, che ha concluso per il rigetto.

Svolgimento del processo

1. Il cittadino ecuadoregno G.M.G.O. è stato condannato in data 16.12.2009 dal GUP di Monza per i reati di maltrattamenti in danno del figlio minore della convivente (coimputata) e di lesioni personali dolose aggravate in danno del medesimo; il primo Giudice assegnava altresì una provvisionale di 20.000 Euro in favore del figlio, costituitosi parte civile, rinviando al giudizio civile per la quantificazione definitiva.

Con sentenza del 15.4.2014 la Corte d'appello di Milano ha prosciolto l'imputato dal reato di lesioni per improcedibilità, avendo escluso la circostanza aggravante, rideterminando la pena per il delitto di maltrattamenti; gli ha altresì concesso la sospensione condizionale della pena, subordinandola al pagamento della provvisionale.

2. Ricorre con atto formalmente personale l'imputato, enunciando due motivi:

- vizi alternativi della motivazione per "non aver tenuto in sufficiente considerazione" la dichiarazione scritta rilasciata dalla persona offesa, che aveva confessato il proprio comportamento irruento quale causa dei dissidi: sarebbe contraddittoria la Corte che prima aveva inteso l'iniziativa come segno di distensione e poi aveva confermato l'abitualità delle condotte ascritte all'imputato, in luogo della mera occasionalità, e negato le attenuanti generiche;

- la somma liquidata a titolo di provvisionale sarebbe eccessiva per le condizioni economiche dell'imputato, anche ammesso al patrocinio a spese dello Stato, e la subordinazione del beneficio della sospensione condizionale della pena al suo pagamento sarebbe paradossale essendo palese l'impossibilità dell'imputato di pagare tale somma: risulterebbe così violato il principio di uguaglianza dei cittadini in relazione alle diverse condizioni economiche.

Motivi della decisione

3. Il ricorso va dichiarato inammissibile. Conseguente è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000, equa al caso, in favore della Cassa delle ammende.

Il primo motivo è inammissibile, risolvendosi in censura di merito:

la sentenza d'appello motiva specificamente sull'abitualità della condotta e sulla limitata valenza probatoria della lettera (p.6); a p. 7 spiega il confermato diniego delle generiche con la mancanza di alcuna resipiscenza per la grave condotta passata, anche se accede alla sospensione condizionale per il riferito mutato quadro dei rapporti: si tratta di apprezzamenti di merito afferenti punti diversi dalla decisione, sorretti da motivazione specifica e tutt'altro che intrinsecamente contraddittoria.

Così è per il secondo motivo: la prospettazione concreta della censura si risolve solo in una sollecitazione a preclusa rivalutazione del merito.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2015



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