Legislazione e Giurisprudenza, Punibilità, sanzioni -  Gasparre Annalisa - 2015-07-01

SOSPENSIONE ESERCIZIO PROFESSIONE O ARTE PER ADESCAMENTO MINORI - Cass. pen. 26201/15 - A.G.

​- adescamento minori e detenzione materiale pedopornografico

- pena accessoria: sospensione esercizio professione o arte

- l'attività di regista teatrale non ha collegamento con il reato nè con la vittima​

​L'imputato patteggiava la pena per il reato contestato di atti di adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico.

Il Tribunale applicava altresì la sospensione dall'esercizio della professione di regista e artista teatrale, ciò quale pena accessoria e per una durata equivalente alla pena principale (due anni).​

​Di qui il ricorso in Cassazione del reo che contestava che l'attività professionale svolta era priva di legame con la condotta contestata oltre ad essere unica fonte di reddito.

La ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale (c.d. Convenzione di Lanzarote) ha introdotto la pena accessoria della sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte in caso di condanna o di patteggiamento per i reati sessuali in danno dei minori.

​Ad avviso della Suprema Corte, la pena accessoria applicata nel caso in esame non è legittima. Infatti prescinde dal legame tra l'attività 'sospesa' e il reato nonchè dalla figura della persona offesa e da eventuali legami tra questa e l'attività sospesa, di talché la pena accessoria non risponde a quella pubblica indegnità che l'ordinamento commina a soggetti che abbiano violato norme ​di particolare gravità.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 20 maggio – 22 giugno 2015, n. 26201 - Presidente Squassoni – Relatore Mengoni

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 14/2/2014, il Tribunale di Catania applicava a S.G., ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen., la pena di due anni di reclusione in ordine ai reati di cui agli artt. 81 cpv., 609-undecies, 600-quater cod. pen.; allo stesso era ascritto di aver compiuto atti di adescamento di minorenni, nonché di aver detenuto materiale pedopornografico.

2. Propone ricorso per cassazione il G., a mezzo dei proprio difensore, deducendo - con unico motivo - la violazione di legge penale. Il Tribunale avrebbe applicato, tra le pene accessorie di cui all'art. 609-nonies cod. pen., anche la sospensione, per la durata della pena, dall'esercizio della professione di regista e di artista teatrale, sebbene le stesse - attività svolte dal ricorrente - non abbiano alcun legame con le condotte contestate. La misura, inoltre, inciderebbe in modo arbitrario - e negativo - sull'unica fonte di reddito e di sostentamento dei G..

Considerato in diritto

3. Il ricorso è fondato.

La I. 1° ottobre 2012, n. 172 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno) ha introdotto nell'art. 609-nonies cod. pen. - pene accessorie ed effetti penali - la nuova previsione di cui al n. 5), relativa alla "sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte", che deve esser disposta in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta.

Orbene, ritiene la Corte che il carattere cogente della norma debba esser comunque armonizzato con la sua ratio, specie alla luce del tenore delle altre pene accessorie previste nel medesimo articolo e dei chiaro fondamento giustificativo che le sostiene con riferimento ai delitti di cui agli artt. 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies cod. pen., cui le stesse "accedono".

In particolare, le prime tre disposizioni indicate nell'art. 609-nonies cod. pen. (1-perdita della responsabilità genitoriale, quando la qualità di genitore è elemento costituivo o circostanza aggravante dei reato; 2-interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno; 3-perdita del diritto agli alimenti ed esclusione dalla successione della persona offesa) si evidenziano per l'immediato collegamento con la figura della persona offesa dal reato, e solo con questa (1-3), oppure con il riferimento all'esercizio di uffici pubblici che richiedono una particolare cura nei confronti di soggetti in evidente incapacità di provvedere a sé stessi, che l'ordinamento intende tutelare evitando che gli uffici medesimi siano comunque coperti da chi si è reso responsabile di gravissimi reati in materia sessuale (2). Negli stessi termini - e con la medesima, generalizzata finalità di tutela, anche al di là della specifica persona offesa - si pone poi la previsione del comma 2 dello stesso articolo, che commina agli autori dei reati di cui sopra - «in ogni caso» se commessi a danno di minori - l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori; ai punto che questa Corte ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della previsione, proposta in relazione agli artt. 3 e 27 Cost., evidenziando che detta sanzione può efficacemente contribuire all'emenda del condannato e al suo reinserimento nel consorzio civile, inducendolo a mantenere la buona condotta richiesta per conseguire la riabilitazione, che estingue le pene accessorie (Sez. 3, n. 7902 dell'8/1/2015, V., Rv. 262491). Da ultimo, si sottolinea la disposizione di cui al n. 4) dell'articolo in esame (interdizione temporanea dai pubblici uffici), che richiama quella particolare forma dì indegnità "pubblica" che l'ordinamento riconosce comunque, in via presuntiva, a carico di coloro che siano stati puniti con pene di una certa rilevanza (da tre a cinque anni di reclusione); indegnità che si estrinseca - giusta art. 28, comma 3, cod. pen. - nella perdita della capacità di acquistare o di esercitare o di godere, durante l'interdizione, i diritti, uffici, servizi, qualità, gradi, titoli ed onorificenze - tutti pubblici - menzionati nel medesimo articolo, al comma 2.

Orbene, a parere della Corte alcuna di queste rationes è possibile scorgere con riguardo alla pena accessoria indicata nel presente ricorso, laddove applicata nello stretto senso letterale proposto dal Tribunale di Catania e tale, quindi, da imporre - sempre ed in ogni caso - la sospensione dell'autore dei delitto dall'esercizio della propria professione o della propria arte. Una pena accessoria, quindi, che prescinderebbe del tutto dal legame tra queste attività ed il reato, così come dalla necessità che le stesse abbiano favorito od agevolato l'illecito o, comunque, ne abbiano costituito indubbia occasione; ancora, una pena che prescinderebbe dalla figura della persona offesa e da eventuali legami o rapporti tra questa e l'attività sospesa; da ultimo, una pena che non risponderebbe in alcun modo a quella pubblica indegnità che l'ordinamento commina, anche temporaneamente, a soggetti che abbiano violato norme di particolare gravità.

Il che, all'evidenza, non risponde ad alcuna logica. Specie considerando, peraltro, che l'applicazione ordinaria della medesima pena accessoria - di cui agli artt. 30 e 31 cod. pen. - segue alla condanna per delitti commessi con l'abuso dei poteri, o con la violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio, ovvero con l'abuso della professione, arte, industria o con la violazione dei doveri ad essi inerenti; casi nei quali, dunque, si impone la verifica di un collegamento concreto tra la condotta di reato e la professione, giustificandosi la pena de qua soltanto quando l'autore abbia fatto di quest'ultima strumento indebito per la realizzazione di un illecito.

Quel che deve esser accertato anche nel caso di cui all'art. 609-nonies, n. 5), cod. pen.), pena l'irrazionalità - anche nel'ottica dell'art. 3 Cost. - della previsione medesima.

La sentenza, pertanto, deve essere annullata con rinvio, perché il Giudice motivi circa l'applicazione della pena accessoria della sospensione dall'attività di regista ed artista teatrale, ravvisando l'eventuale collegamento tra questa ed i reati ascritti al G..

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania limitatamente alla pena accessoria.



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