Articoli, saggi, Generalità, varie -  Mart√≠n Azcano Eva Mar√≠a - 2013-11-17

SPAGNA: DIECI ANNI DEL PATRIMONIO PROTETTO DELLE PERSONE DISABILI - Eva María MARTÍN AZCANO

Negli ultimi decenni, la notevole crescita del numero di persone disabili ha contribuito alla sensibilizzazione della società con riguardo alla grande problematica che circonda questa collettività di persone. La prova più importante di questa presa di coscienza sociale è data dall"abbondanza di legislazione adottata in materia negli ultimi anni. E ciò, non soltanto a livello nazionale, ma anche in ambito internazionale e comunitario.

Dall"analisi del diritto spagnolo, risalta che l"articolo 49 della Costituzione del 1978 dispone che i poteri pubblici garantiscano la salvaguardia delle persone disabili. Nel solco di tale esigenza costituzionale, sono state elaborate svariate norme per soddisfare le necessità della collettività dei disabili, attraverso l"erogazione di prestazioni economiche e di servizi sociali d"assistenza e di riabilitazione. Tuttavia, dal punto di vista patrimoniale, mancavano strumenti che permettessero ai disabili di ricorrere alle proprie risorse personali per garantire il proprio sostentamento economico. Non va dimenticato, che tali persone richiedono normalmente di cure speciali, e che solitamente hanno maggiori difficoltà per soddifare le loro proprie necessità rispetto a qualsiasi altro individuo.

Di fatto, la legge n. 41 del 18 novembre 2003, in materia di protezione patrimoniale delle persone disabili, è stata aprovvata con l"idea di porre fine a questo vuoto normativo. Detta legge introduce il concetto di disabilità nel diritto privato spagnolo. Fino al momento della sua aprovvazione, l"unica protezione che le persone disabili ricevevano dal diritto privato era solo quella conseguente alla dichiarazione giudiziaria di interdizione, e cio significava che tanto le persone disabili che non incorrevano nell"incapacità quanto quelle su cui non gravava la sentenza d"incapacità, restavano escluse da qualsiasi protezione di diritto privato. Invece, gran parte della nuova normativa è rivolta a tutte quelle persone che presentano un certo grado di menomazione independentemente dal fatto che concorra o meno la causa d'"ncapacità e, se del caso si trattasse, siano state o meno dichiarate incapaci giuridicamente.

Così, come appare dal titolo, la protezione che la legge 41/2003 garantisce alle persone disabili è incentrata concretamente su di un unico aspetto: il patrimoniale. A tale proposito, la legge cit. modifica diversi istituti civili per potenziare gli strumenti giuridici con cui è possibile vincolare i beni privati per soddisfare le necessità delle persone disabili. Essa crea anche uno strumento per gestire in modo produttivo tali risorse: "il patrimonio specialmente protetto delle persone disabili".

Secondo quanto prevede la relazione che contiene le ragioni della legge, il patrimonio protetto delle persone disabili è un insieme patrimoniale privo di personalità giuridica, direttamente e immeditamente vincolato a soddisfare le neccesità vitali di una persona disabile, che perciò rimane separato dal resto del patrimonio della persona interessata ed è sottoposto ad un regime d"amministrazione e di supervisione specifica. Pertanto, ci si riferisce ad un patrimonio autonomo che coesiste con quello personale del titolare e che non viene con esso confuso, per un periodo di tempo indeterminato (durante la vita del titolare o durante il periodo in cui lui sia ritenuto persona disabile). Trascorso tale periodo, il patrimonio dovrà reintegrarsi nuovamente nel patrimonio generale o nell"eredità del beneficiario.

La creazione del patrimonio protetto avviene tramite l"integrazione della fattispecie negoziale complessa prevista dalla legge 41/2003: una dichiarazione di volontà proveniente dalla persona o dalle persone a ciò legittimate, con l"attribuzione dei beni che provengono dallo stesso soggetto, o da terzi.

La persona nel cui interesse viene costituito il patrimonio, cioè il beneficiario, sarà il titolare dello stesso. Tale persona dovrá essere qualificata disabile in virtù di quanto disposto dalla stessa legge. Secondo l"articolo 2.2 saranno considerate persone disabili soltanto quelle che abbiano un grado di disabilità uguale o superiore al 33% (nel caso di disabilità psichica), oppure uguale o superiore al 65% (nel caso di disabilità fisica o sensoriale). Non è sufficiente essere colpiti da un grado di menomazione nella misura prevista dalla legge: ciò dovrà essere provato attraverso un certificato rilasciato a norma dell"art. 2.3.

Nonostante possa a volte riguardare la stessa persona, l"interdizione non va confusa con la disabilità. L"interdizione riguarda lo status della persona fisica, in quanto conseguenza dell"incapacità di essa nel compiere le proprie azioni. Tale misura implica la restrizione della capacità di agire della persona (in maggiore o minore misura a seconda del caso) e richiede la assoggettazione di essa ad un regime di sorveglianza (tutela o curatela). Per interdire una persona, occorre la prova di una malattia o una disfunzione a carattere fisico o psichico persistente che le impedisca di provvedere a se stessa (pertanto restano esclusi dall"ambito dell"interdizione giudiziaria quegli individui che soffrono di malattie o di deficienze che non colpiscano la propria facoltà di autodererminazione e la propria capacità di intendere e di volere). Lo status di persona incapace può essere dichiarato soltanto attraverso una sentenza.

Al contrario, e come già accennato, la condizione di disabilità consegue ad una dichiarazione dell"amministrazione pubblica che non attribuisce alla persona un nuovo status, e tanto meno ne restringe la capacità di agire. L"unica consequenza è il riconoscimento ufficiale della situazione di svantaggio della persona, in virtù della quale essa risulta bisognosa di protezione qualificata

Per quanto riguarda il soggetto che può costituire il patrimonio protetto, la legge n. 41/2003 non contiene disposizioni specifiche circa l"idoneità a rendere giuridicamente efficace il negozio giuridico costitutivo del patrimonio protetto.

Tuttavia, in base alla relazione che contiene le ragioni della legge e l"articolo 3, si ricava che colui che costituisce il patrimonio potrà decidere se auto-nominarsi amministratore o se nominare un"altra persona. Considerato che l"amministrazione del patrimonio protetto comprende poteri di disposizione, è ovvio che al costituente è richiesta la capacità di disporre dei beni che compongono il patrimonio e di darli a mutuo: in caso contrario, questa operazioni non potranno essere compiute dall"amministrazione (perché non ha titolo per farlo), né tanto meno potranno essere affidate a una terza persona (posto che non si possono trasferire ad altri poteri che non si hanno). Quindi, nel nostro ordinamento, questa capacità viene attribuita ad ogni persona maggiorenne e viene negata ai minorenni non emancipati, agli incapaci, e ai minorenni emancipati con riguardo ai beni menzionati dall" articolo 323 del Codice civile spagnolo.

Inoltre – e contro quanto enunciato letteralmente dalla legge, che si riferisce anche ai genitori, pur senza esigere che essi siano titolari della potestà, al curatore, e pure al sorvegliante di fatto –, si consideri che gli unici legittimati a costituire validamente il patrimonio protetto di una persona disabile sono la stessa persona interessata, nel caso in cui disponga della "sufficiente capacità di agire", oppure le persone con il potere di agire in suo nome e nel suo interesse (nominate dalla stessa persona disabile o dalla legge).

Qualsiasi altra persona che sia in grado di attestare l"esistenza di un legittimo interesse e offra "allo stesso tempo beni e diritti adeguati, sufficienti per lo scopo" potrà richiedere di costituire il patrimonio protetto a favore del beneficiario che disponga di una capacità sufficiente, o a favore dei suoi rappresentanti legali.

Per costituire un patrimonio protetto è imprescindibile che ci sia un adeguato apporto di beni e di diritti. Detti beni o diritti possono provenire dal patrimonio personale del beneficiario o da quello di un terzo. Nel primo caso l"apporto comporterà un semplice atto di amministrazione, onde vincolare i beni ad uno scopo concreto. Al contrario, quando i beni provengano da qualsiasi altro soggetto diverso dal beneficiario, l"apporto conseguirà ad un atto unilaterale di disposizione la cui efficacia è subordinata all"accettazione da parte del beneficiario o dei suoi rappresentanti legali. In tal caso, gli "apporti dovranno effettuarsi sempre gratuitamente e non saranno soggetti a scadenze".

A mio avviso, poichè si tratta di fornire risorse al beneficiario in modo che egli possa soddisfare alle proprie necessità vitali, qualsiasi attivo patrimoniale verrà considerato idoneo a confluire nel patrimonio protetto. Quindi, si può parlare di apporti finanziari e non, e fra questi si considerano i beni mobili e immobili, il diritto di uso e di usufrutto, diritti di credito, azioni societarie e fondi di investimento, ecc.

Riguardo alla forma del negozio di costituzione del patrimonio protetto, normalmente è richiesto l"atto pubblico notarile. Tuttavia in alcuni casi è possibile la costituzione per via giudiziaria: in primo luogo, essa si potrà richiedere in caso di rifiuto non giustificato da parte dei rappresentanti legali di fronte all"offerta – proveniente da un terzo – di beni da destinarsi al patrimonio. Inoltre, secondo quanto previsto dall"articolo 216, comma 2, del Codice civile, è da ritenersi che il giudice possa ordinare la costituzione del patrimonio protetto come misura cautelare nel corso del procedimento di interdizione riguardante la persona disabile. Infine, se la persona disabile non ha capacità sufficiente e non ci sono rappresentanti legali, non sussistono ostacoli a che sia un terzo, titolare di un legittimo interesse, ad effettuare un"offerta dei beni al Pubblico Ministero affinchè egli proponga al giudice di costituire il patrimonio protetto.

Per quanto riguarda il sistema d"amministrazione, spetta al soggetto costituente il patrimonio il compito di stabilirne le modalità specifiche di gestione e di conservazione: egli dispone di un ampio margine di libertà, che però non è assoluta. Infatti, se colui che costituisce il patrimonio non è il beneficiario sarà allora tenuto ad includere tra le regole di amministrazione l"obbligo della autorizzazione giudiziaria per poter compiere determinati atti, a pena di nullità, a meno che il giudice esoneri l"amministratore dall"ottenere tale autorizzazione, "con riguardo alla composizione del patrimonio, alle condizioni personali del suo beneficiario, alle necessità prodotte dal suo stato di disabilità, alla solvibilità dell"amministratore ed a qualsiasi altra circonstanza di analoga natura".

La gestione del patrimonio protetto viene affidata all"amministratore che, se non è stato nominato dal costituente, sarà nominato dal giudice. Tale incarico potrà essere svolto solamente da soggetti che possano essere tutori: ciò significa che, trattandosi di persone fisiche, gli amministratori potranno essere solo maggiorenni non interdetti e che non siano stati colpiti da nessuna delle cause d"inabilità previste dagli artt. 243-245 del Codice civile spagnolo.

Inoltre, potranno assumere l"incarico d"amministratore del patrimonio protetto anche le persone giuridiche validamente costituite, purché senza scopo di lucro, e purché fra gli obbiettivi statutari sia prevista la protezione delle persone disabili.

Insomma, sempre che si compiano i requisiti citati, riteniamo che l"amministrazione del patrimonio protetto potrà essere affidata allo stesso soggetto beneficiario, ai suoi rappresentanti legali o a un terzo distinto delle persone precedenti.

L"ampliamento dei poteri di gestione dell"amministratore nominato è fissato per legge. Secondo la relazione che contiene le ragioni della legge l"amministratore avrà poteri non solo conservativi ma anche dispositivi.

Il controllo dell"amministrazione del patrimonio protetto spetta al Pubblico Ministero che, caso per caso, proporrà al giudice di adottare le misure ritenute opportune.

Per quanto concerne il regime di responsabilità debitoria, ritengo che il patrimonio protetto risponda dalle obbligazioni contratte dal suo titolare: stabilire eccezioni al principio di responsabilità patrimoniale universale è di competenza esclusiva della legge, e la legge n. 41/2003 non si pronuncia su questo aspetto.

Inoltre, anche se la situazione svantaggiosa che la disabilità arreca a colui che ne è colpito giustificherebbe l"imposizione di un regime speciale di responsabilità, sottrarre a pignoramento il patrimonio protetto sarebbe controproducente per il beneficiario, perché escludere dall"azione dei creditori una parte importante dei suoi beni o introdurre una normativa fortemente protettrice del debitore affetto da disabilità potrebbe disincentivare i terzi interessati a contrattare con il beneficiario.

Tantomeno la Legge n. 41/2003 prevede la limitazione della responsabilità del patrimonio protetto con riguardo ai debiti assunti in vista dei fini per il quale è stato costituito: conseguentemente risponderà totalmente delle obbligazioni contratte dal suo titolare. Tuttavia, non escludere il patrimonio protetto dall"azione esecutiva dei creditori del patrimonio personale del beneficiario non significa che egli risponda direttamente e solidalmente. Infatti ritengo che il patrimonio protetto dovrà farsi carico dei debiti del patrimonio personale del beneficiario in via sussidiaria, cioè solo quando i beni di quest"ultimo non siano sufficienti per far fronte alle obbligazioni, e sempre che non concorrano debiti personali, perché, in caso contrario, essi saranno i primi ad essere soddisfatti.

Parimenti, i beni del patrimonio personale del beneficiario potranno essere aggrediti per soddisfare i debiti sorti dall"amministrazione del patrimonio protetto quando l"attivo non sia in grado di soddisfarli: per sostenere il contrario, sarebbe indispensabile una previsione espressa da parte della legge n. 41/2003.

Il patrimonio protetto verrà estinto sia per causa di morte, sia per dichiarazione di morte del suo beneficiario, sia nel caso in cui la persona perda lo status di disabile, sia per decisione giudiziaria.

Oltre alle cause di estinzione previste dalla legge 41/2003, ritengo che la dichiarazione di fallimento del beneficiario determinerà anche l"estinzione del patrimonio protetto, perchè, secondo l"articolo 21, comma 2, della legge n. 22 del 9 luglio 2003, in materia fallimentare, l"ordinanza che determina l"apertura del procedimento include nella massa i beni del patrimonio protetto. Da questo momento i beni non potranno più soddisfare le necessità vitali del beneficiario in quanto destinati alle pretese creditorie.

Una volta estinto il patrimonio protetto, nonostante il silenzio sul punto della legge n. 41/2003, a mio avviso si dovrà procedere alla sua liquidazione. Per l"intera durata di tale fase opererà il regime d"amministrazione di tale patrimonio, anche se i poteri dell"amministratore saranno limitati alle operazioni di liquidazione, ad esempio il recupero di crediti in sospeso, il pagamento dei debiti, l"alienazione di certi beni per far fronte alle obbligazioni, ecc.

Estinto il patrimonio protetto e soddisfatti i creditori del beneficiario del patrimonio protetto, se residuano beni e diritti essi saranno destinati agli scopi indicati da colui che li ha conferiti, ricorrendo alle facoltà concesse dall"articolo 4, comma 3, della legge n. 41/2003.

I beni e i diritti rimanenti (o le eventuali obbligazioni) verranno reintegrati nel patrimonio personale del titolare o nella sua eredità, in ragione delle cause che hanno motivato l"estinzione del patrimonio protetto.

Così per come configurato dalla legge, il patrimonio è protetto solo nella denominazione.

In tale senso, la critica più frequente al patrimonio protetto è riferita all"assenza dei limiti della responsabilità per debiti del titolare. Per superare il problema, sarebbe stato sufficiente che il legislatore spagnolo avesse stabilito una eccezione al principio di responsabilità patrimoniale universale (art. 1.911 Codice civile), come del resto è accaduto in altri casi (per esempio, i fondi pensione o le rendite vitalizie che non rispondono dei debiti personali dei soggetti partecipi e dei titolari).

Un"alternativa diversa è invece quella adottata da una legge catalana (la legge n. 25 del 29 luglio 2010, che ha approvato il Libro II del Codice civile della Catalogna), la quale ha creato un patrimonio autonomo senza titolare sostanziale, la cui titolarità formale viene assunta dall"amministratore affinché la possa esercitare a beneficio della persona disabile. In virtù dell"articolo 227-2.2 del Codice civile catalano, "Il patrimonio protetto non risponde degli obblighi contratti dal beneficiario, a quelli del costituente e tanto meno a coloro che hanno contribuito alla sua costituzione".

A quanto detto sopra, va aggiunta l"assenza quasi totale dei benefici fiscali. Concretamente, il beneficiario pagherà le tasse relative agli apporti effettuati al suo patrimonio protetto. Inoltre, colui che apporterà beni al patrimonio protetto potrà ridurre la base imponibile della tassa sul reddito delle persone fisiche fino a un massimo di 10.000€ annuali, cosicché difficilmente verranno effettuati apporti che superino tale importo. Comunque nel caso in cui l"apporto venga effettuato dall"interessato non è prevista nessuna riduzione.

La prova più forte della inadeguatezza di questo istituto è costituita dallo scarso successo che ha riscosso. Non ci sono dati affidabili, perché non è stato creato un Registro di patrimoni protetti, ma dal 2003 si stima che se ne siano stati costituiti circa 700 in tutta la Spagna. Ciononostante, l"intenzione del legislatore è lodevole, e credo che la legge n. 41/2003 costituisca un ottimo punto di partenza. Per il futuro, stimolare lo sviluppo dei principi sui cui essa è basata è compito non solo della dottrina civilistica ma anche di tutta la società, perché -come dice GARCÍA MÁRQUEZ- "l"umanità, come l"esercito in battaglia, avanza alla velocità della persona che va più piano".



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