Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-04-20

SPARA AL CANE, MA IL REATO E' PRESCRITTO - Cass. pen. 11224/15 - A.G.

- maltrattamento di animali

- prescrizione

- confisca arma

Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 18-02-2015) 17-03-2015, n. 11224

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SIRENA Pietro Antonio - Presidente -

Dott. BLAIOTTA Rocco Marco - Consigliere -

Dott. IANNELLO Emilio - Consigliere -

Dott. MONTAGNI Andrea - Consigliere -

Dott. DELL'UTRI Marco - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.C. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1222/2011 CORTE APPELLO di SALERNO, del 03/04/2014;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/02/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARCO DELL'UTRI;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. De Augustinis Umberto, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio per prescrizione.

udito il difensore avv. De Bisceglie E. del foro di Lagonegro, che ha concluso associandosi alle conclusioni del PG riportandosi al ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza resa in data 3/4/2014, la Corte d'appello di Salerno, pronunciando in sede di rinvio a seguito della sentenza della Corte di cassazione del 6/4/2011, ha confermato la sentenza in data 21/1/2009 con la quale il Tribunale di Lagonegro ha condannato I. C. alla pena di Euro 2.000 di multa (pena dichiarata condonata), in relazione al reato di maltrattamento di animali, per avere l'imputato, per crudeltà e comunque senza necessità, sparato a un cane di razza pastore maremmano di proprietà di A. D., cagionandogli lesioni; reato commesso in (OMISSIS).

2. Avverso la sentenza del giudice del rinvio, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, censurando la sentenza impugnata per violazione di legge e vizio di motivazione, avendo la corte territoriale confermato la responsabilità dell'imputato sulla base di elementi probatori del tutto insufficienti.

Sotto altro profilo, il ricorrente si duole della violazione di legge e del vizio di motivazione in cui sarebbe incorsa la corte territoriale nell'ascrivere all'imputato l'intenzione di commettere il reato allo stesso contestato, in assenza di idonei elementi di riscontro.

Da ultimo, l'imputato censura la sentenza impugnata per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla pronunciata confisca del fucile da caccia legittimamente detenuto dall'imputato, in assenza dei relativi presupposti di legge e sulla base di una motivazione intrinsecamente contraddittoria.

Motivi della decisione

3. Preliminarmente, osserva il collegio come il reato per il quale l'imputato è stato tratto a giudizio deve ritenersi prescritto, trattandosi di un'ipotesi di reato di maltrattamento di animali commesso alla data del (OMISSIS).

Al riguardo, ritenuto che l'odierno ricorso avanzato dall'imputato non appare manifestamente infondato, nè risulta affetto da profili d'inammissibilità di altra natura, occorre sottolineare, in conformità all'insegnamento ripetutamente impartito da questa Corte, come, in presenza di una causa estintiva del reato, l'obbligo del giudice di pronunciare l'assoluzione dell'imputato per motivi attinenti al merito si riscontri nel solo caso in cui gli elementi rilevatori dell'insussistenza del fatto, ovvero della sua non attribuibilità penale all'imputato, emergano in modo incontrovertibile, tanto che la relativa valutazione, da parte del giudice, sia assimilabile più al compimento di una "constatazione", che a un atto di "apprezzamento" e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento (v. Cass., n. 35490/2009, Rv. 244274).

E invero il concetto di "evidenza", richiesto dall'art. 129 c.p.p., comma 2, presuppone la manifestazione di una verità processuale così chiara e obiettiva, da rendere superflua ogni dimostrazione, concretizzandosi così in qualcosa di più di quanto la legge richiede per l'assoluzione ampia, oltre la correlazione a un accertamento immediato (cfr. Cass., n. 31463/2004, Rv. 229275).

Da ciò discende che, una volta sopraggiunta la prescrizione del reato, al fine di pervenire al proscioglimento nel merito dell'imputato occorre applicare il principio di diritto secondo cui "positivamente" deve emergere dagli atti processuali, senza necessità di ulteriore accertamento, l'estraneità dell'imputato a quanto allo stesso contestato, e ciò nel senso che si evidenzi l'assoluta assenza della prova di colpevolezza di quello, ovvero la prova positiva della sua innocenza, non rilevando l'eventuale mera contraddittorietà o insufficienza della prova che richiede il compimento di un apprezzamento ponderato tra opposte risultanze (v. Cass., n. 26008/2007, Rv. 237263).

Tanto deve ritenersi non riscontrabile nel caso di specie, in cui questa Corte - anche tenendo conto degli elementi evidenziati nelle motivazioni delle sentenze di merito - non ravvisa alcuna delle ipotesi sussumibili nel quadro delle previsioni di cui all'art. 129 c.p.p., comma 2.

Ne discende che, ai sensi del richiamato art. 129 c.p.p., la sentenza impugnata va annullata senza rinvio per essere il reato contestato all'imputato estinto per prescrizione.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione, annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per prescrizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2015



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