Articoli, saggi, Ingiustizia, cause di giustificazione -  Mazzon Riccardo - 2017-01-21

Sparare ai rapinatori e disegnare vignette satiriche alla Charlie Hebdo: quali i tratti in comune? - Riccardo Mazzon

Un ladro entra in un abitazione privata e l"inquilino della medesima lo uccide; un giornale satirico fa della facile ironia relativamente ad una tragedia umanitaria; un chirurgo danneggia la salute del proprio paziente; un giornalista narra la vicenda giudiziaria e/o familiare di una persona, così esponendola al pubblico ludibrio.

E sì potrebbe continuare all'infinito: due rapinatori, subito dopo il colpo compiuto in un"agenzia di una banca, scappano a bordo di un"autovettura ed un agente, esplodendo alcuni colpi di pistola, li ferisce, impedendone, così la fuga; un superiore gerarchico ordina ad un agente di partecipare all"altrui attività criminosa, per farla fallire e farne arrestare gli autori; un calciatore, in un'azione di gioco, al fine d'interrompere l'azione avviata da un avversario - il quale, nei minuti conclusivi dell"incontro, impossessatosi del pallone, origina un veloce contropiede -, attinge, con eccessiva violenza, con un calcio la gamba dell'avversario, causandogli lesioni gravi; un chirurgo asporta ad una paziente una massa tumorale benigna ma, dopo l"operazione (pur coronata da successo), la paziente resta gravemente invalida; un cronista pubblica sulla stampa un articolo evidenziando come alcuni incarichi dirigenziali vengano ottenuti soltanto in ragione dello schieramento politico, anziché per meriti e capacità professionali; una rivista pubblica una vignetta satirica nella quale, consapevolmente, vengono accentuati ed alterati i tratti somatici, morali e comportamentali di un noto politico.

In tutte le vicende testé esposte, la persona danneggiata potrebbe, apparentemente, richiedere al danneggiante un "risarcimento": come reagisce l"ordinamento giuridico nei confronti di tale eventuale richiesta?

Come più volte affermato (cfr., amplius, da ultimo, "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Giuffré 2017), non sussista alcuna valida ragione per non attribuire all"antigiuridicità civilistica la qualifica di "antigiuridicità obiettiva", atteso che il danno, ex art. 2043 c.c., per essere risarcito deve essere "ingiusto", ossia in contrasto "obiettivo" con un dovere giuridico.

Ne consegue de plano che, anche nel settore civilistico, così come in quello penalistico, necessiterà tener conto dell"assenza di cause di giustificazione, quale elemento determinante l"antigiuridicità obiettiva, tenendo sin d"ora bel presente che, relativamente alle cause di giustificazione medesime, la giurisprudenza civile utilizza, con naturalezza e senza particolari preoccupazioni, le ipotesi previste esplicitamente dagli artt. 50, 51, 52, 53 e 54 del codice penale.

In effetti, pur operando l"illecito civile e l"illecito penale in settori alquanto differenti, i due istituti condividono – tranne che per quanto si può evidenziare in relazione al danno: cfr. volume citato – la struttura (tripartita) che li caratterizza: entrambi possono esser, infatti, ontologicamente scomposti in fatto materiale (od oggettivo: nel diritto penale, il c.d. fatto tipico), antigiuridicità e colpevolezza.

L"evidente similitudine strutturale permette all"interprete di chiedersi se i tre elementi, che compongono i due diversi illeciti, siano suscettibili di sovrapposizione in identici paradigmi giuridici: se, cioè, il fatto materiale componente l"illecito civile possa esser spiegato ricorrendo alla teoria del fatto tipico (elemento del reato); se la colpevolezza sia un unico concetto, utilizzabile sia in ambito di illecito civile che in ambito di illecito penale; e se, con particolare importanza per l"argomento qui trattato, l"antigiuridicità civilistica coincida o meno (ed, eventualmente, in che termini) con l"antigiuridicità obiettiva di penalistica matrice.

In tal contesto, particolare riguardo va prestato al c.d. momento soggettivo dell"eccesso colposo, sottolineando sin d"ora come, affinché possa trovare applicazione l"art. 55 c.p., il "superamento" dei limiti deve potersi imputare, sul piano soggettivo, ad una colpa dell"agente, ossia a sua imprudenza, negligenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini, etc…: e, naturalmente, se in ambito penale l"eccesso colposo darà luogo a responsabilità colposa solo se il fatto sia previsto dalla legge come reato colposo, in ambito civile la colpa sarà sempre sufficiente a comportare l"obbligo di risarcire l"eventuale danno arrecato.

In effetti l"illecito civile e l"illecito penale risultano trasversalmente percorsi da istituti giuridici per lo minimo similari ed aventi comunque in comune il nomen che, in entrambi gli ambiti, li contraddistingue (dolo, colpa, responsabilità oggettiva, ecc.); tale trasversalità ben può definirsi necessitata, con ciò indicando almeno due fenomeni caratteristici che la contraddistinguono: trasversalità necessitata in quanto la struttura dell"illecito penale e quella dell"illecito civile ontologicamente risultano pressoché sovrapponibili; trasversalità necessitata con la finalità di dare definizione e disciplina unitaria ad istituti normati nel codice penale (dolo, colpa, responsabilità oggettiva) ma non anche nel codice civile, nonché di dare completezza e dimensione tendenzialmente paritetiche ad istituti (responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva, condotta, evento, offesa) se non altro affini, ma trattati con differente intensità nei due diversi settori (quello penale e quello civile).

Ciò detto, l"istituto dell"antigiuridicità obiettiva comporterà la verifica del ruolo assunto, rispetto al fatto occorso, dall"ordinamento giuridico complessivamente inteso, ivi comprese, naturalmente, le c.d. cause di giustificazione: infatti, se l"ingiustizia del danno qualifica il fatto in termini di antigiuridicità, talvolta, tuttavia, particolari situazioni soggettive e oggettive possono giustificare in concreto una data azione, di per sé atta a causare un danno ingiusto, nel senso di ledere una posizione soggettiva astrattamente tutelata; tali cause sono regolamentate anche nel diritto penale con riferimento a fatti che, altrimenti, costituirebbero reato, ma esse sono rilevanti anche nel diritto privato; l"offesa, conseguente all"illecito, assumerà connotazioni differenti nei due ambiti, determinate dalla diversa funzione attribuita dallo Stato all"illecito civile, rispetto a quella perseguita con la repressione dell"illecito penale; più precisamente, l"intento di riparazione complessiva del danno subito da interessi privati, tipico dell"illecito civile, comporterà l"identificazione dell"offesa con il concetto di "danno".



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