Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-04-28

SPARARE AL PICCIONE E REATO, ANCHE SE E GIA FERITO – Trib. Trento, 16.11.2013 – Annalisa GASPARRE

L'imputato era accusato di aver ucciso un piccione con una pistola ad aria compressa.  Dalle ricostruzioni dibattimentali era emerso che "in data 02.05.2012 l'imputato si trovava nella piazza Fiera di Trento in compagnia del minore B.P. allorchè, quest'ultimo estratta una pistola ad aria compressa poco prima acquistata dallo stesso B.C. in un'armeria, sparava ad un piccione ferendolo. A quel punto l'imputato si faceva consegnare la pistola e sparava ulteriori tre colpi al piccione ferito" uccidendo l'animale.

Ad incastrare l'animalicida le dichiarazioni di un teste oculare che si trovava all'interno di un bar e "veniva allertato da un botto : uscito dal locale notava un piccione a terra agonizzante, un ragazzo (poi identificato in B.P.) che veniva insultato da un'amica e poi B.C."; l'animalicida veniva poi riconosciuto dal teste "con certezza in foto sia in fase di indagini che in dibattimento, il quale prendeva da detto ragazzo una pistola e sparava ulteriori colpi al piccione".

L'individuazione dell'indagato trovava piena conferma nel rinvenimento e sequestro dell'arma presso la struttura di accoglienza che lo ospitava.

Il reato ascritto all'imputato, vale a dire l'uccisione di animali ex art. 544 bis c.p. punisce chiunque pone in essere un comportamento (non tipizzato) che cagioni la morte di un animale, quando l'uccisione avvenga per crudeltà oppure senza necessità. Nel caso in esame, il giudizio di responsabilità penale veniva motivato dal fatto che l'imputato rideva del fatto commesso "dimostrandosi solidale col primo sparatore" condotta che non poteva giustificare, pertanto, alcun intento di alleviare le sofferenze del piccione, e quindi non deponeva per un gesto "penoso" finalizzato a fare cessare le sofferenze. Inoltre, rileva il giudice che "l'animale, senza la condotta posta in essere da quest'ultimo, poteva verosimilmente esser curato e salvato".

Consequenziale è stata la condanna a quattro mesi di reclusione, al netto della concessione delle attenuanti generiche motivate dalle difficili condizioni di vita familiare e sociale del giovane imputato, con il beneficio della sospensione condizionale della pena e la confisca dell'arma.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI TRENTO

Il Tribunale, in composizione monocratica, presieduto dal Giudice dr. MARCO LA GANGA alla pubblica udienza del 08.11.13 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale

CONTRO

B.C., nato a G. il (...); residente in L..... e domiciliato in ........... c/o Avv. ......... che lo difende d'ufficio e che dichiara formalmente di non accettare l'elezione di domicilio (da notificarsi ai sensi dell'art. 161 co. 4 c.p.p.)

LIBERO ASSENTE

IMPUTATO del reato p. e p. dall'art. 544 bis c.p.. per aver ucciso, con una pistola ad aria compressa, un piccione. Fatto commesso in Trento il 2/5/2012

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

A seguito di citazione diretta da parte del PM, B.C. veniva tratto a giudizio davanti a questo Tribunale imputato come da epigrafe. Assunte le prove ammesse, in esito al giudizio, ritiene questo giudice provata la responsabilità dell'imputato in ordine al reato a lui ascritto.

Emerge dalle indagini e dalla istruttoria dibattimentale che in data 02.05.2012 l'imputato si trovava nella piazza Fiera di Trento in compagnia del minore B.P. allorchè, quest'ultimo estratta una pistola ad aria compressa poco prima acquistata dallo stesso B.C. in un'armeria, sparava ad un piccione ferendolo. A quel punto l'imputato si faceva consegnare la pistola e sparava ulteriori tre colpi al piccione ferito, uccidendolo.

Dette circostanze hanno trovato precisa conferma nelle dichiarazioni testimoniali assunte e nella documentazione prodotta.

Il teste P.D., presente in piazza Fiera al momento del fatto, ha ricordato come egli fosse all'interno del bar che si affaccia in detta piazza, allorchè veniva allertato da un botto : uscito dal locale notava un piccione a terra agonizzante, un ragazzo (poi identificato in B.P.) che veniva insultato da un'amica e poi B.C., da lui riconosciuto con certezza in foto sia in fase di indagini che in dibattimento, il quale prendeva da detto ragazzo una pistola e sparava ulteriori colpi al piccione. Subito dopo i due ragazzi unitamente ad altri amici se si avviavano ridendo verso il centro storico cittadino.

M.R., titolare del bar in cui si trovava il P. e le cui dichiarazioni rese alla P.G. sono state prodotte dal PM col consenso della difesa, ha confermato le stesse circostanze, precisando di aver provveduto personalmente ad allertare le forze dell'ordine.

Il sovrintendente della Polizia di Stato BM, intervenuto su richiesta della titolare del bar, ha precisato di aver trovato il piccione ucciso e intorno un capannello di persone. In base alla descrizione dello sparatore fornita da M.R., lo stesso ufficiale di P.G. mostrava alla stessa ed al P. le foto di appartenenti alle bande giovanili solite riunirsi in P.Za Fiera ed entrambi i testi riconoscevano con certezza nel B.C. il secondo sparatore.

L'individuazione trovava piena conferma nel rinvenimento e sequestro dell'arma presso la struttura di accoglienza che ospitava il B., arma consegnata dal responsabile della struttura che l'aveva ricevuta dallo stesso imputato. Quest'ultimo esibiva al Sovrintendente di polizia lo scontrino di acquisto della pistola.

Dalla documentazione in atti emerge poi che presso l'armeria ove era stata acquistata la pistola veniva acquisita la conferma della vendita della stessa all'imputato il cui documento d'identità era stato trattenuto in copia.

Alla luce delle predette emergenze istruttorie, non può esser revocata in dubbio la responsabilità dell'imputato in ordine al reato ascritto, reato che punisce qualsivoglia comportamento che, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale. Né può sostenersi un intento dell'imputato di finire il piccione per alleviarne le sofferenze, sia perché ciò contrasta con l'atteggiamento del B. che rideva del fatto commesso dimostrandosi solidale col primo sparatore, sia perché il sia perché l'animale, senza la condotta posta in essere da quest'ultimo, poteva verosimilmente esser curato e salvato.

All'imputato, in considerazione delle sue emerse difficili condizioni di vita familiare e sociale, possono riconoscersi circostanze attenuanti generiche.

Valutati i parametri soggettivi ed oggettivi posti dall'art. 133 c.p. e in particolare l'intensità del dolo e l'entità del fatto appare equa la pena di mesi quattro di reclusione, (p.b. mesi sei di reclusione, diminuita di 1/3 ex art. 62 bis c.p.).

Sussistono i requisiti di legge per la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Va infine disposta la confisca dell'arma in sequestro.

P.Q.M.

Visti gli artt. 533 - 535 c.p.p.,

Dichiara l'imputato colpevole del reato ascritto e riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo condanna alla pena di mesi quattro di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa.

Ordina la confisca dell'arma in sequestro.

Motivazione riservata in gg. 60

Così deciso in Trento, il 8 novembre 2013.

Depositata in Cancelleria il 16 novembre 2013.



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