Legislazione e Giurisprudenza, Danni patrimoniali -  Negro Antonello - 2014-07-10

SPARO AL TUO GATTO, INUTILE CURARLO - Trib. Milano 30.6.2014 – Antonello NEGRO

Con una recente sentenza (già pubblicata in questo sito) il Tribunale di Milano ha deciso il caso di un uomo che, per futili ragioni, in due occasioni ha sparato ai gatti dei vicini.

Una volta emersa l'identità del gentiluomo, le proprietarie degli animali d'affezione lo hanno citato in giudizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti.

Il Tribunale di Milano ha dapprima osservato (in ossequio alle Sezioni Unite di San Martino) che il danno non patrimoniale è risarcibile in quanto accertata la commissione di un reato.

Sul punto nascono le prime perplessità, poiché l'uccisione dell'animale d'affezione non dovrebbe comportare un danno non patrimoniale risarcibile solo in presenza di un reato (si pensi al comma secondo dell'art. 2054 c.c.).

Circa la quantificazione del danno, l'importo liquidato - così pare di capire dalla motivazione - è quello richiesto in sede di precisazione delle conclusioni dagli attori.

Tale danno, tuttavia, non credo possa limitarsi ad essere qualificato come morale, acuito dalla sofferenza della gattina ferita e deceduta a mesi di distanza dal fatto, ma è di certo, almeno in parte,

esistenziale (per la compromissione, temporanea, delle attività realizzatrici degli attori).

Ciò che meno convince, nella sentenza del Tribunale milanese, è l'argomentazione relativa alla quantificazione del danno patrimoniale richiesto da parte attrice per le spese del veterinario sostenute dai proprietari degli animali (spese pari ad Euro 8.500,00).

Per il Giudice la risarcibilità di tale danno deve essere limitata ad una somma pari all'equivalente monetario del danno non patrimoniale da perdita dell'animale d'affezione (ovvero Euro 2.000,00) in quanto non sarebbe una condotta conforme ai principi di "diligenza e correttezza" quella del proprietario che "affronti spese veterinarie addirittura superiori al possibile risarcimento del danno compensativo della perdita di tale rapporto".

Da ciò la non condivisibile conclusione per cui, se io sparo al cane o al gatto di Tizio, quest'ultimo dovrà:

1) valutare il valore d'affezione dell'animale;

2) chiedere un preventivo al veterinario;

3) procedere alle cure solo se il valore non patrimoniale dell'animale è pari o inferiore alle spese richieste dal veterinario (lasciandolo, altrimenti, agonizzante, oppure sopportando lui solo i costi di cura).

Il ragionamento non mi pare sostenibile.

Né si può pensare che dette spese, in un sistema giuridico equo, debbano restare a carico del proprietario e non essere rifuse da chi ha imbracciato una carabina ed ha sparato a due gattini.



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