Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-04-23

SPESE DI COSTRUZIONE PER I MURI DI CINTA ALTI FINO A TRE METRI - Riccardo MAZZON

Secondo l"articolo 886 del codice civile, ciascuno può costringere il vicino a contribuire per metà nella spesa di costruzione dei muri di cinta che separano le rispettive case, i cortili e i giardini posti negli abitati;

"il concetto di muro divisorio va interpretato restrittivamente: anzitutto deve trattarsi effettivamente di un muro, e cioè di costruzione in muratura, con pietre, anche a secco, o in cemento armato. In secondo luogo, essendo di cinta, il muro deve assicurare una chiusura efficiente, anche se parziale, dell'immobile; due sono i presupposti per l'applicazione dell'articolo in commento: a) il muro deve dividere case, cortili e giardini negli abitati (non occorre che vi sia omogeneità tra i due fondi, a differenza dell'art. 880, sicché il muro può separare anche una casa da un giardino o da un opificio); b) tali immobili debbono essere contigui" Albano, Muro, in NN.D.I., X, Torino, 1964, 1027; - in ordine al primo presupposto si osserva che "l'enumerazione degli immobili contenuta nell'articolo in commento è meramente esemplificativa, in quanto le ragioni che inducono a imporre la chiusura coattiva sussistono per tutti i fondi urbani, quale che sia la loro natura o destinazione; rientrano pertanto nell'ambito della disposizione gli stabilimenti industriali, gli opifici, le fabbriche, ecc...omissis...Quanto alle dimensioni dovrà osservarsi un duplice criterio: da un lato, l'attitudine del muro ad adempiere le finalità di sicurezza e di chiusura, dall'altro, la massima utilità possibile con la spesa minore.": De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 886, Bologna-Roma, 1976, 331 (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto);

trattasi di norma eccezionale, insuscettibile di applicazione analogica:

"l'art. 886 c.c., prevedendo un obbligo, a carico del vicino, di contribuire per metà nella spesa di costruzione del muro di cinta, è norma per sua natura eccezionale e, pertanto insuscettibile di applicazione analogica ad altre diverse ipotesi, come quella in cui si tratti di recinzione realizzata con rete metallica" Cass. 18.12.86, n. 7675, GCM 1986, fasc. 12.

L"altezza di detti muri di cinta, prosegue l"articolo 886 c.c., deve essere di tre metri,

"l'altezza di tre metri per qualificare un muro come muro di cinta non è richiesta in modo rigoroso ai fini del rispetto delle distanze legali in quanto per il combinato disposto dagli art. 878 e 886 c.c. al muro di cinta è equiparabile ogni altro muro isolato che non abbia un'altezza superiore a tre metri, mentre per quanto attiene alla contribuzione per metà nella spesa di costruzione del muro prevista dall'art. 886 c.c., l'altezza del muro di cinta è fissata ed imposta inderogabilmente dalla legge in tre metri salvo che sia disposto diversamente dai regolamenti locali o dalla convenzione privata delle parti" Cass. 7.8.92, n. 9375, GCM 1992, fasc. 8-9,

se non è diversamente determinata da regolamenti locali o da convenzioni (ma vedi, per un interpretazione, la seguente sentenza:

"poiché le norme tecniche di attuazione dei piani territoriali paesaggistici della Regione, che hanno la finalità di tutelare interessi generali o urbanistici o di salvaguardia dell'ambiente, non sono integrative del codice civile, le disposizioni in esse contenute sulle modalità costruttive dei muri di cinta non sono modificative delle previsioni di cui all'art. 886 c.c." Cass. 7.7.03, n. 10709, GCM 2003, 7-8;

trattasi, per la giurisprudenza, di un limite d"altezza incidente esclusivamente sul diritto a ripetere le spese di costruzione,

"il limite d'altezza per i muri di cinta di proprietà comune posto dall'art. 886 c.c. (tre metri, ovvero altezza diversa determinata convenzionalmente o dai regolamenti locali) concerne soltanto l'obbligo di contribuzione del vicino e, pertanto, salva l'esistenza di un diritto di servitù in favore del vicino (di veduta, "altius non tollendi") o di una convenzione escludente il sopralzo, il singolo comproprietario ben può innalzare detto muro oltre il limite pattuito, sopportando per intero le spese di sopraelevazione, ai sensi dell'art. 885 dello stesso codice, ed osservando la disciplina delle distanze fra costruzioni in ipotesi di sopraelevazione oltre i tre metri" Cass. 15.3.82, n. 1687, GCM 1982, fasc. 3;

nel senso che tale diritto non sorge non solo per muri di cinta inferiori ai tre metri,

"un muro che separa fondi finitimi non può esser qualificato muro di cinta - la cui funzione è di non essere facilmente scavalcabile - se è di altezza inferiore a tre metri perché viene meno la funzione di non facile scavalcabilità, ovvero se tale altezza è raggiunta con una rete metallica sullo stesso installata perché, secondo l'espressione letterale della norma, di natura eccezionale, fino a tale altezza deve esser costruito in muratura. Pertanto il vicino non è obbligato al pagamento della metà delle spese di un muro di altezza inferiore a detto limite o raggiunta con una rete metallica sullo stesso installata" Cass. 12.7.04, n. 12819, GCM 2004, 7-8,

ma neppure per la parte di muro che, eventualmente, dovesse sopravanzare i tre metri:

"l'art. 886 c.c. che limita l'altezza del muro di cinta, pone tale limite al solo fine dell'obbligo della contribuzione del vicino nel senso che questo non può essere tenuto a contribuire alle spese per un'altezza superiore" App. Napoli 2.3.88, RGE 1988, I, 549.

L"obbligo del vicino si limita alla contribuzione delle spese, ma non si estende al "facere" (costruzione del muro):

"il proprietario di un fondo può costringere il proprio vicino a contribuire per metà alle spese di costruzione del muro di cinta che separa due fondi, ma non è possibile che il vicino sia condannato ad un "facere", per quanto fungibile, quale quello consistente nella costruzione di un muro di cinta, essendo ammissibile solo una sua condanna al rimborso della metà delle spese sostenute per la costruzione" Trib. Cagliari 11.4.96, RGSarda 1997, 681.



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