Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Mazzon Riccardo - 2013-12-07

SPORT, GIOCO E RESPONSABILITA' A SCUOLA: HOCKEY, TENNIS, HIT BALL, NUOTO, GIOCHI DELLA GIOVENTU' - RM

Ulteriormente, oltre che ai danni subiti in caso di attività riferita al calcio, calcetto, pallamano, pallavolo e sci, stata valutata, in giurisprudenza, l'incidenza di un colpo di mazza, non fermata all'altezza del torace, tra giocatori principianti di hockey su prato,

"è responsabile del danno - nella specie con un colpo di mazza, non fermata all'altezza del torace, tra giocatori principianti di hockey su prato - provocato da un allievo ad un altro, l'istruttore sportivo che non dimostra di aver adottato tutte le misure organizzative e disciplinari idonee ad evitarlo (art. 2048 c.c.) e di aver prestato la dovuta vigilanza, correlata alla prevedibilità dell'evento, per la loro osservanza" (Cass. Civ., sez. III, 6 marzo 1998, n. 2486, GCM, 1998, 524; GI, 1999, 265 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

la lesione provocata da scheggia partita da una racchetta da tennis, frantumata per stizza (nella specie, un gruppo di ragazzi gioca a tennis nella piazza di un paese di montagna; la palla finisce in un giardino privato, un ragazzo va a prenderla ma il proprietario del fondo gli rompe la racchetta; un altro ragazzo sopraggiunge ed, infuriato, frantuma la propria racchetta contro un muretto; una scheggia dell'attrezzo colpisce l'occhio dell'uomo, cagionandogli gravi danni ad un occhio; la Suprema Corte ha confermato la sentenza del merito, la quale ha escluso la responsabilità dei genitori del minore, sul presupposto che il fatto che questi si fosse recato a giocare a tennis in una piazza di un piccolo paese non rappresentava, in termini di normale ragionevolezza, una situazione tale da dover essere seguita o impedita dai genitori al fine di evitare danni),

"la prova liberatoria richiesta ai genitori dall'art. 2048 c.c. di non aver potuto impedire il fatto illecito commesso dal figlio minore, capace di intendere e volere, si concreta, normalmente, nella dimostrazione, oltre di avere impartito al minore un'educazione consona alle proprie condizioni sociali e familiari, anche di avere esercitato sul medesimo una vigilanza adeguata all'età. A tal fine non occorre che il genitore provi la sua costante ed ininterrotta presenza fisica accanto al figlio quando, per l'educazione impartita, per l'età del figlio e per l'ambiente in cui egli viene lasciato libero di muoversi, risultino correttamente impostati i rapporti del minore con l'ambiente extrafamiliare, facendo ragionevolmente presumere che tali rapporti non possano mai costituire fonte di pericoli per sè e per i terzi. " (Cass. Civ., sez. III, 9 aprile 1997, n. 3088, GCM, 1997, 563; FD, 1997, 221; DResp, 1997, 638),

l'infortunio occorso all'allievo, derivato - non già da uno scontro con altri, bensì - da un non corretto posizionamento del braccio nel colpire la palla, in un match di hit ball (invero, segnala il Tribunale, da un lato l'infortunio occorso all'allievo derivava non già da uno scontro con altri, bensì da un non corretto posizionamento del braccio nel colpire la palla, dall'altro l'attività di "hit ball" - ritenuta particolarmente pericolosa dall'odierna parte attrice - rientrava di fatto tra i programmi ministeriali, laddove la sua pericolosità era stata valutata ed esclusa; dalle risultanze di causa emergeva, altresì, che l'attività in oggetto trovava svolgimento in locali adeguati e secondo le modalità consentite, mentre alcun rimprovero poteva muoversi al docente per averla consentita né, trattandosi di evento del tutto repentino e imprevedibile, di non aver fatto tutto il possibile per evitarlo),

"la presunzione di responsabilità posta dalla norma di cui all'art. 2048, comma 2, c.c., a carico dei precettori è suscettibile di applicazione non già nell'ipotesi in cui l'allievo con la sua condotta abbia procurato un danno a sé stesso, bensì qualora la condotta illecita del medesimo abbia cagionato un danno a un terzo. Ne deriva, pertanto, che ove si verifichi un danno a un minore nel tempo in cui il medesimo è affidato alla custodia del precettore ai fini del risarcimento dei danni è necessario che il medesimo provi di aver subito un danno quale conseguenza della condotta illecita di un altro soggetto, non potendosi ritenere sufficiente, ai medesimi fini, qualora non venga dedotta anche una specifica ipotesi di responsabilità contrattuale, la prova della sola circostanza che in quel momento il minore trovavasi sotto la vigilanza del precettore. Nella specie, in relazione all'infortunio subito dall'allievo nel corso dello svolgimento della prevista ora di attività sportiva, non è ravvisabile né la specifica ipotesi di responsabilità in questione, né l'alternativa pur invocata responsabilità ex art. 2043 c.c." (Trib. Torino, sez. IV, 8 gennaio 2009, n. 116, GDir, 2009, 26, 62),

la responsabilità degli istruttori di minori, durante un corso di nuoto in piscina,

"la prova di non aver potuto impedire il fatto, che il precettore o l'insegnante dell'allievo, a norma dell'art. 2048 c.c., deve fornire per superare la presunzione di responsabilità in ordine all'illecito dell'allievo medesimo nel tempo in cui si trova sotto la sua vigilanza (nella specie, istruttori di minori durante un corso di nuoto in piscina), non può ritenersi raggiunta in base alla sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma richiede anche la dimostrazione di aver adottato, in via preventiva, le misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare una situazione di pericolo favorevole all'insorgere di detta serie causale" (Cass. Civ., sez. III, 27 marzo 1984, n. 2027, GCM, 1984, fasc. 3-4; DEA, 1985, 303),

la responsabilità dell'insegnante, per danno subito dall'allievo, nel corso dei giochi della gioventù:

"non sussiste "culpa in vigilando" dell'insegnante qualora il danno subito da un allievo, durante una gara dei giochi della gioventù, sia riconducibile al "rischio sportivo" inerente al tipo di gara e siano state adottate le cautele necessarie, in relazione all'età ed alla maturità degli allievi, posto che il dovere (o rectius) l'obbligo di vigilanza di cui all'art. 2048 c.c. non è da considerarsi assoluto" (Trib. Napoli 12 maggio 1993, RDSp, 1994, 434).



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