Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Redazione P&D - 2016-01-19

SPORT: IL TESSERAMENTO (ANCHE SE DEL MINORE) E' ATTO DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE – Com.Uff.n. 76/CFA - Luca LEIDI

PER LO SPORT IL TESSERAMENTO (ANCHE SE DEL MINORE) E' ATTO DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE – Corte di Appello Federale FIGC, sez.V, Com.Uff.n.076/CFA, 31 luglio 2015

- Com. Uff. n. 76/2015 Corte di Appello Federale FIGC pubblicato il 31/7/2015

- Tesseramento è atto di ordinaria amministrazione

- Tesseramento minorile sottoscritto da un solo genitore

Quando nel 2012 iniziai la stesura della mia tesi, avente ad oggetto lo studio della stipulazione del contratto sportivo professionistico dell"atleta minore, la prima domanda a cui cercai di dare risposta fu: chi deve sottoscrivere il contratto di lavoro sportivo dell"atleta minore di età e, di conseguenza, l"atto di tesseramento? Il dubbio "amletico" concerneva la possibilità della firma del solo lavoratore, anche se adolescente, come nel diritto del lavoro ordinario, oppure si necessitava di un quid pluris, e quindi la sottoscrizione del genitore o, addirittura, di entrambi. Inoltre, se serviva la firma di entrambi gli esercenti la potestà, si doveva ipotizzare che l"atto era "particolarmente importante" e, di conseguenza, si sarebbe reso necessario anche il preventivo "permesso" del giudice tutelare ai sensi del terzo comma dell"art.320 c.c.. Nello studio che mi ha portato, poi, a dare una risposta - o, piuttosto, ad esprimere una teoria – alle precedenti domande, non si sono riscontrate tuttavia dottrine/pratiche unanime nel corso del tempo. A distanza di anni, la tendenza non è cambiata. Il tema non ha ancora una disciplina uniforme, in quanto non si riscontra tuttora una pratica lineare nella legislazione, né ordinaria, né sportiva (si veda, ad esempio, la recente sentenza n.233 del 14 aprile 2015 del Tribunale di Verbania in sede di appello, fattispecie molto ben approfondita da L.Musumarra in Persona e Danno, I calciatori dilettanti sono liberi di svincolarsi del 14/5/2015, che ha inquadrato il tesseramento tra gli atti di straordinaria amministrazione per i quali non basta la firma dei due genitori ma, appunto, occorre necessariamente l"autorizzazione del giudice tutelare del Tribunale).

Nel giugno del 2015, la Corte di Giustizia Federale FIGC viene chiamata nuovamente ad esprimersi in ordine ad una fattispecie che ha creato numerosi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali: la firma del tesseramento del minore. È un atto di ordinaria o straordinaria amministrazione?

IL CASO

In data 15/1/2015, i Sigg.ri Genitori, nella loro qualità di esercenti la potestà genitoriale sull"atleta minore, hanno adito il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Tesseramenti, per chiedere la revoca del tesseramento di loro figlio in favore della Società a mente dell"art. 42 NOIF per invalidità/illegittimità dello stesso, sostenendo di non avere mai sottoscritto l"atto di richiesta del predetto tesseramento. Sostengono inoltre che anche la firma del minore risultante sul modulo federale, sarebbe apocrifa. All"esito del relativo procedimento, il Tribunale ha respinto il reclamo proposto dai Genitori (cfr. Com. Uff. n. 4/TFN – Sez. Tess. – Riunione del 17.2.2015) rilevando che nel caso sottoposto al suo giudizio, non è applicabile l"art. 42 NOIF in quanto nessuno dei motivi posti dai ricorrenti a sostegno del reclamo, integra i presupposti del citato articolo. Sempre nel caso in esame, a parere del Tribunale, non può nemmeno sostenersi la nullità dell"atto di tesseramento per l"invalidità della sottoscrizione dello stesso. Infatti, da una comparazione delle firme non emergerebbero motivi per sostenerne l"apocrifia, peraltro i genitori, con la proposizione del reclamo, dimostrano di avere avuto piena conoscenza dell"attività sportiva svolta dal figlio minore presso la società e, conseguentemente, dell"esistenza del vincolo giuridico con la predetta società.

I Sigg.ri Genitori, preso atto della decisione del Tribunale sportivo di primo grado, hanno proposto reclamo dinanzi alla Corte Federale d"Appello della FIGC, riproponendo, nella sostanza, i motivi e le doglianze esposte nel reclamo innanzi al Giudice di prima istanza, chiedendo la riforma della decisione impugnata e quindi la revoca del tesseramento in favore della Società, previa acquisizione e/o esibizione dell"atto di tesseramento depositato e richiesta di CTU calligrafica.

La Corte, esaminati gli atti e i documenti, con ordinanza istruttoria sospendeva ogni valutazione in rito e nel merito, trasmettendo gli atti alla Procura Federale per l"accertamento dell"apocrifia delle firme apposte sulla richiesta di tesseramento del minore. La Procura Federale, al termine delle attività di accertamento ed indagine in ordine a quanto richiesto da questa Corte, ha accertato che la Sig.ra Madre ha riconosciuto l"autenticità della sua firma sulla dichiarazione di manleva per la Società alla quale consegnò anche lo stato di famiglia e il certificato medico del figlio minore. La Sig.ra Madre ha invece ribadito, anche in tale sede, di non aver mai sottoscritto gli atti di tesseramento per le stagioni 2013/2014 e 2014/2015.

Per quanto riguarda l"esame delle firme apposte dal Sig. Padre sugli atti per i quali si procede, la Procura Federale ha riscontrato una discrepanza evidente nella sola lettera iniziale del cognome nelle firme apposte sul modello di tesseramento per la Stagione Sportiva 2014/2015, mentre la rimanente parte delle firme, nonché la sigla apposta sul modello di tesseramento relativo alla Stagione Sportiva 2013/2014, non evidenziano discrepanze inconfutabili. Analogamente, per quanto riguarda la Sig.ra Madre, il confronto delle firme, presenti agli atti e raccolte in sede di audizione, non ha evidenziato, a parere del collaboratore della Procura Federale, discrepanze di tale rilevanza da poterne stabilire la non autenticità.

Per quanto attiene invece al piccolo Atleta, l"esame della firma presente sul modello di tesseramento per la stagione sportiva 2014/2015, a fronte di quelle raccolte in sede di audizione, evidenzia una netta discrepanza di tratto, ovvero una fluidità di firma, per l"età scolastica del bambino nonché una evidente difformità calligrafica, con reperti raccolti in sede di audizione, e questo ad iniziare dalle prime lettere del doppio nome, nonché del cognome e, proseguendo, per la quasi totalità di ogni singola lettera scritta.

Alla nuova riunione della Corte era presente il solo ricorrente, Sig. Padre, che ha insistito per l"accoglimento del reclamo che è stato trattenuto in decisione da questa Corte.

LA DECISIONE

L"Organo d"Appello, esaminati gli atti e i documenti di causa, preso atto di quanto accertato dalla Procura Federale nella sua attività d"indagine, ritiene che non vi siano i presupposti per modificare la decisione assunta dalla Sezione Tesseramenti del Tribunale Federale Nazionale.

Alla luce delle indagini svolte dalla Procura Federale, che confermano l"autenticità della firma della madre apposta sulla richiesta di tesseramento, accertabile a parere di questa Corte anche ictu oculi, si tratta ora di stabilire la validità o meno di una richiesta di tesseramento di un calciatore minorenne, sottoscritta esclusivamente da uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale. Nel caso di specie è provato che la richiesta di tesseramento del minore, venne firmata validamente soltanto dalla madre. Al contrario, la firma del padre risulta sicuramente apocrifa così come quella del minore.

L"art. 39, comma 2, NOIF, prevede che la richiesta di tesseramento debba essere sottoscritta dal calciatore, "e, nel caso di minori, anche dall"esercente la potestà genitoriale". La norma non dispone espressamente la sottoscrizione da parte di ciascun titolare della potestà genitoriale. Si tratta quindi di stabilire se la richiesta di tesseramento costituisca atto che entrambi i genitori devono congiuntamente porre in essere.

Ebbene, sul punto si è più volte espressa questa Corte (tra le altre, Corte di Giustizia Federale FIGC, Sez. Un., 5 ottobre 2009, C.U.n.175/CGF) distinguendo tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, come previsto dal Codice Civile all"art. 320.

Atti di ordinaria amministrazione sono quelli che non possiedono un rilevante valore economico, sia in assoluto, sia in relazione alla composizione del patrimonio, e comportano un margine di rischio moderato per il patrimonio medesimo, garantendone la conservazione del valore. Atti di straordinaria amministrazione sono quelli che non possiedono dette caratteristiche. Atti,quindi, di disposizione che, soprattutto per il valore economico, determinano un elevato rischio per la consistenza del patrimonio.

Ai sensi dell"art. 320 c.c., con elencazione non tassativa, rientrano in questo gruppo gli atti di alienazione di beni, costituzione d"ipoteche, dazione di pegni, accettazione o rinunzia di eredità, scioglimento di comunioni, contrattazione di mutui o locazioni ultranovennali, nonché la promozione, la transazione e la compromissione in arbitri di giudizi relativi a tali atti (sul punto, Cass. civ., sez.III, 15 maggio 2003, n.7546). La classificazione compiuta dal Legislatore si traduce in un differente regime normativo. Il primo comma dell"art. 320 c.c. sancisce: "I genitori congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la potestà, rappresentano i figli nati e nascituri in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore". Ne consegue che ciascun genitore ha il potere di compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione, mentre per quelli di straordinaria amministrazione i genitori devono agire congiuntamente.

Ciò premesso, "la richiesta di tesseramento di un calciatore minorenne deve essere considerata come atto di ordinaria amministrazione, non presentando le caratteristiche necessaria per una diversa qualificazione. Trattasi di atto che, inserendosi nella vita quotidiana di una persona, possiede una rilevanza economica tale da cagionare un limitato rischio per la consistenza del patrimonio. Pertanto è sufficiente la sottoscrizione di uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale, per la validità dell"atto in questione".

Venendo al caso che ci riguarda il tesseramento deve essere considerato pienamente valido perché sottoscritto dalla madre del calciatore minorenne, l"apocrifia della firma del padre e del minore non inficiano la legittimità e validità del contratto per il quale oggi si procede. Ad ulteriore conferma di quanto poco sopra statuito, varrà richiamare anche quanto disposto dall"art.317 c.c.: "Nel caso di lontananza, di incapacità o di altro impedimento che renda impossibile ad uno dei genitori l"esercizio della potestà, questa è esercitata in modo esclusivo dall"altro." Nel nostro caso, il padre del calciatore minorenne ha sempre affermato e sostenuto di trovarsi all"estero all"epoca della sottoscrizione della richiesta di tesseramento del figlio. Quindi, "in applicazione dell"art. 317 c.c., poco sopra citato, la madre del minore diviene automaticamente titolare del potere di agire in modo esclusivo stante l"impedimento del padre, residente a Berlino nel periodo 01/09/2014 – 18/12/2014, ad esercitare la potestà genitoriale. Anche per questo motivo la richiesta di tesseramento deve considerarsi validamente sottoscritta dalla madre, legittimata in virtù del citato articolo del codice civile ad agire in via autonoma".

Tenuto conto di quanto sopra il tesseramento del calciatore minorenne in favore della società, deve considerarsi conforme alla disciplina vigente e pertanto pienamente valido e legittimo.

Per questi motivi la Corte Federale d"Appello FIGC, respinge il ricorso come sopra proposto dai Sigg. Genitori e dispone incamerarsi la tassa reclamo.

CONSIDERAZIONI

La decisione della Corte ut supra riportata, pur con le dovute modifiche a salvaguardia della privacy degli interessati, si delinea con moltissime altre decisioni dei Tribunali sportivi su tale argomento. Difatti, a contrario dell"ordinamento statale, l"atto di tesseramento è considerato come un atto di amministrazione ordinaria. Per dare conforto a questa sentenza ed al filone di pensiero sotteso, vi sono due ordini di ragioni.

La prima è quella di analizzare le caratteristiche che presenta un atto di amministrazione ordinaria ex art.320 c.c. e confrontarle con quelle del tesseramento. Il tesseramento è l"atto di adesione formale attraverso il quale il soggetto esercita il diritto di praticare l"attività sportiva nel circuito delle manifestazioni organizzate dal CONI. È un atto di natura contrattuale associativa, nel senso che il soggetto, attraverso questo atto, entra a far parte di un"associazione che, a sua volta, fa parte di un"altra associazione (è il trinomio atleta-società-federazione). Secondo la dottrina dominante, avallata anche da costante giurisprudenza (ex plurimis Cass. civ., Sez. Un., 9 maggio 1986, n. 3091), il tesseramento deve essere considerato come un provvedimento amministrativo di ammissione - quasi una licenza - necessario per esercitare attività sportiva agonistica riconosciuta e tutelata all"interno dell"organizzazione federale (tra gli altri, G.Valori, V.Frattarolo). Tale atto, quale contratto associativo, non comporta rischi ingenti per il minore, non incide in maniera consistente sulla composizione del suo patrimonio e non ha un rilevante valore economico. L"unico onere che comporta per l"atleta consisterebbe nell"impegno che l"atleta stesso (in questo caso minore di età) assume a fronte della società, in qualità di "fornitore della prestazione in esclusiva", e della Federazione, in qualità di soggetto che entra a far parte di un ordinamento nuovo e distinto rispetto a quello ordinario (si pensi solamente al vincolo di giustizia sportiva), nell"accettare le regole da esse emanate, comprese notevoli limitazioni e la conseguente assunzione di diritti e doveri. In altre parole: tra gli atti di straordinaria amministrazione, ovvero quegli atti che possono arrecare pregiudizio e diminuzione del patrimonio, non rientra l"associarsi ad un ente sportivo (diritto costituzionalmente riconosciuto al singolo individuo ex artt. 2 e 18 Cost.) per lo svolgimento dell"attività sportiva, poiché dal tesseramento non deriva un obbligo alla prestazione dell"attività sportiva patrimonialmente apprezzabile. Infatti, il minore non è obbligato a giocare e ad allenarsi contro la propria volontà. Dal tesseramento (e dal vincolo con la società) deriva solo una limitazione di carattere negativo in ordine alla libertà di svolgimento della pratica sportiva, ma rilevante solo per l"ordinamento sportivo, posto che, per effetto di tale atto, l"atleta è legato da un vincolo di esclusiva con la società per cui ha firmato. Per tutti questi motivi, si deve ritenere che l"atto di tesseramento è un atto di ordinaria amministrazione in quanto, usufruendo della dettato della Corte sportiva, "la richiesta di tesseramento non presenta le caratteristiche necessarie per una differente qualificazione. Si tratta di atto che, inserendosi nella vita quotidiana di una persona, possiede una rilevanza economica tale da cagionare un limitato rischio per la consistenza del patrimonio".

Il secondo motivo per uniformarsi alle ragioni della Corte consiste nel riflettere sull"impedimento di un genitore ex art. 317 c.c.: infatti se anche, nel presente caso, non si ragionasse di firma necessaria di entrambi i genitori o di uno solo, quindi cercando di classificare la natura dell"atto di tesseramento, questa richiesta sarebbe stata comunque legalmente valida. Effettivamente, come disposto dalla norma citata, qualora uno dei due genitori si trovi in una circostanza di carattere oggettivo che non renda possibile l"esercizio della potestà genitoriale (il c.d. "impedimento"), l"altro diventa automaticamente titolare del potere di agire in modo esclusivo. Nel presente caso, il padre del calciatore, come dallo stesso affermato, si trovava all"estero per lavoro, al momento della sottoscrizione della richiesta di tesseramento. Fattispecie, questa, espressamente ricompresa nella ratio della norma, in quanto non aveva oggettivamente la possibilità di esercitare la potestà. Perciò, in applicazione dell"art. 317 c.c., la madre del giocatore diveniva automaticamente titolare del potere di agire in modo esclusivo, e la sua firma sulla richiesta di tesseramento viene ritenuta pienamente legittima e valida dalla Corte.

Se ciò non bastasse, poi, dalla disamina letterale dell"art. 39, co. 2, NOIF, norma a cui allude il caso, bisogna concludere che si riferisca esclusivamente"all"esercente" (singolare!) la potestà genitoriale, e quindi non ad entrambi i genitori.

A modesto parere dello scrivente, pare aberrante sostenere, a contrario, che l"atto di tesseramento debba essere classificato come atto di straordinaria amministrazione ai sensi del terzo comma dell"art.320 c.c.. Avallare un tale principio, per usare parole dell"Avv. Bocchietti vice-presidente della Lega Nazionale Dilettanti, "significherebbe che per tesserarsi per qualsiasi sport occorrerebbe l"autorizzazione del Giudice Tutelare. Anche il tesseramento dunque avrebbe bisogno della "carta bollata" e dei tempi biblici della magistratura ordinaria per essere valido ed efficace, il che non è assolutamente accettabile. (…) il fatto che il tesseramento venga visto come un atto pregiudizievole, cioè dannoso per il minore è una cosa aberrante perché lo sport rappresenta un modo per crescere sani e non certo un pericolo da evitare. Lo stesso art. 320 c.c. sottolinea quali sono gli atti che richiedono l"autorizzazione del Giudice Tutelare. Ora, anche solo ipotizzare che il minore che intenda giocare a calcio o fare tennis o andare a nuotare sia posto in una condizione paragonabile al minore che vende una casa, è un fatto che ripugna prima che al diritto al buon senso.". Diversamente si creerebbe la paralisi totale dello sport giovanile ed in generale del sistema calcio dilettantistico, il quale è fondato sulla continuità del rapporto associativo con i propri calciatori.



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