Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Mazzotta Valeria - 2014-07-08

SPOSA LA DOMESTICA ? NO ANNULLAMENTO DEL MATRIMONIO PER GLI EREDI - Cass. 14794/2014 - V. MAZZOTTA

Il caso esaminato dalla Cassazione si presenta non di rado: lui, spesso anziano e non in possesso della piena capacità di intendere e volere, sposa la domestica, della cui buona fede è talora lecito dubitare.

Gli eredi del defunto, che sono indubbiamente portatori di interessi personali e – soprattutto – patrimoniali. possono impugnare il matrimonio chiedendone l"annullamento ?

Per la Cassazione la risposta è negativa.

Con la sentenza n. 14794, depositata il 30 giugno 2014, infatti, gli Ermellini chiariscono che il matrimonio è un atto personalissimo: la legittimazione in capo a soggetti terzi ad esercitare l"azione d"annullamento del matrimonio contratto da uno dei coniugi che sia affetto da vizi della volontà (art. 122 e 123 c.c.) o da incapacità di intendere e volere (art. 120 c.c.), può essere riconosciuta solo nel caso in cui l'azione sia stata già esercitata dal coniuge il cui consenso o la cui capacità di intendere e volere risulti viziata: in tale caso, gli eredi possono proseguire il giudizio già pendente alla morte dell'attore.

L"erede che prosegua l"azione già iniziata dal de cuius realizza principalmente un interesse di costui, e solo indirettamente un interesse proprio all"esclusione dell"altro coniuge dal novero dei legittimari.

Precisa la Corte che non sussiste alcuna lacuna normativa, trattandosi piuttosto di una scelta precisa del legislatore e giustificata dalla considerazione che il coniuge incapace di intendere e di volere è legalmente capace e, quindi, esclusivo titolare del potere di decidere se impugnare il proprio matrimonio (art. 120 c.c.), a differenza del coniuge interdetto il cui matrimonio può essere impugnato "da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo" oltre che dal tutore e dal pubblico ministero (art. 119 c.c.).

In pratica, tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al proprio matrimonio, impugnandolo, e l'interesse (personale e patrimoniale) degli eredi a far valere l'incapacità del de cuius al fine di ottenere l'annullamento del matrimonio, il legislatore ha ritenuto di dover privilegiare il primo.

Quanto, infine, alla prospettata illegittimità costituzionale degli artt. 120 e 127 c.c., essa è – a parere della Corte – da escludersi, alla luce di un"interpretazione sistemica ed evolutiva del dettato normativo, il quale prevede alcuni strumenti per esercitare, direttamente o indirettamente, il diritto fondamentale di autodeterminarsi nella scelta consapevole di impugnare il matrimonio e, in via preventiva, di contrarlo in condizioni di piena libertà e senza condizionamenti: il richiamo è, in primo luogo, all"istituto dell"amministrazione di sostegno. L"amministratore di sostegno, infatti, secondo la più illuminata giurisprudenza di merito, può essere dal Giudice Tutelare autorizzato al compimento di atti personalissimi, quali, appunto, la presentazione del ricorso per separazione personale o per cessazione degli effetti civili del matrimonio del beneficiario.



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