Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-03-28

SRL: DECISIONI DEI SOCI CHE POSSONO ESSERE IMPUGNATE ENTRO 90 GIORNI DALLA TRASCRIZIONE - RM

Quando le decisioni – non solo quelle positive, anche quelle negative:

"sebbene gli artt. 2377 ss. c.c., sembrino prendere a modello le c.d. deliberazioni positive, ciò nondimeno anche le statuizione di rigetto (c.d. deliberazioni negative) determinano effetti organizzativi per la società (come ad esempio le deliberazioni che non consentano un'operazione straordinaria o, come in specie, neghino l'approvazione del bilancio), sono soggette alle norme sul procedimento assembleare e sulla verbalizzazione e, pertanto, non sono assimilabili ad una deliberazione mancante. Ne consegue che anche le deliberazioni negative, se ritenute illegittime, vanno impugnate dai soci dissenzienti (ove legittimati) -" (Trib. Catania, sez. IV, 10.8.2007, RDCo, 2009, 1-2-3, 17),

dei soci non sono state prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo, esse possono essere impugnate (si rammenta come il quarto comma dell'articolo 2479 ter del codice civile richiami l'applicabilità, in quanto compatibili,

"la esperibilità della tutela cautelare "ante causam" prevista nelle disposizioni del procedimento cautelare uniforme, non derogata sul punto dall'art. 23 d.lg. n. 5 del 2003, costituisce regola generale dell'ordinamento processuale, finalizzata alla più ampia tutela delle posizioni soggettive e, pertanto, può subire deroghe solo ove queste siano dal legislatore esplicitate (v., ad es., l'art. 2378 comma 3 c.c. richiamato anche dall'art. 2479 ter comma 4 c.c. e dall'art. 2519 comma 1 c.c., in materia di sospensione dell'esecuzione delle delibere assembleari e, più in generale, delle decisioni dei soci), mentre nell'art. 2476 c.c. mancano concludenti ed inequivoci dati letterali nel senso di siffatta deroga" (Trib. Roma 5.8.2004, GM, 2005, 2, 306),

degli articoli 2377, primo, quinto, settimo, ottavo e nono comma, 2378, 2379-bis, 2379-ter e 2434-bis, del medesimo codice),

"il silenzio del legislatore in ordine alla legittimazione dei soci di una s.r.l. ad impugnare le delibere consiliari costituisce una lacuna che deve essere colmata con il ricorso all'applicazione analogica (non già dell'art. 2388, comma 4, c.c., ma) dell"art. 2479 ter c.c.: l'interprete deve cioè procedere (non all'eterointegrazione, ma) all'autointegrazione nell'ambito del sistema della s.r.l." (Lodo Arbitrale 12.5.2007, BBTC, 2011, 3, 356),

entro novanta giorni

"a sostegno del "periculum in mora", può essere addotto l'interesse ad avere contezza dei documenti relativi all'attività di gestione per proporre impugnativa, entro i termini di cui all'art. 2479 ter comma 1 c.c., della delibera di approvazione del bilancio" (Trib. Milano 30.11.2004, GI, 2005, 1245),

dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci (cfr. capitolo undicesimo, paragrafo 1., del VOLUME: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON):

  • dai soci che non vi hanno consentito,

"è legittimato all'impugnazione per invalidità delle deliberazioni dell'assemblea di una s.r.l. qualunque socio, indipendentemente dal valore della quota di capitale sociale posseduta, a condizione che non vi abbia consentito; la prova della legittimazione del socio all'impugnazione delle deliberazioni assembleari di una s.r.l. può essere data con qualunque mezzo" (Trib. Latina 22.6.2004, Soc, 2005, 93 – vedi anche Trib. Salerno, sez. I, 17.1.2008, n. 143, Mer, 2008, 28: in materia di impugnazione delle delibere assunte dall'assemblea di una società cooperativa la domanda rivolta espressamente all'annullamento di una di esse esclude la legittimazione passiva della parte attrice che non rivesta la qualità di socio in quanto l'art. 2377 c.c. non è estensibile agli interessati che non ricoprano tale veste);

  • da ciascun amministratore - a differenza di quanto accade per le s.p.a.:

"il potere, riconosciuto agli amministratori delle società di capitali nell'art. 2377 c.c. di impugnare le deliberazioni dell'assemblea della società che non sono state prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo, spetta al consiglio di amministrazione e non agli amministratori stessi individualmente considerati, atteso che detto potere è attribuito agli Amministratori per la tutela degli interessi sociali e, dunque, richiede una deliberazione dell'organo incaricato di detta tutela, il quale, nella società retta da un C.d.A., si identifica, appunto, nel C.d.A. e non nei suoi singoli componenti (cfr. Cass. n. 1084/1963; Cass. n. 3422.1977; Cass. n. 8992/2003). Solo eccezionalmente la giurisprudenza ha riconosciuto la legittimazione del singolo amministratore a impugnare la delibera nel suo personale interesse (ove l'organo amministrativo sia previsto come collegiale), e in particolare nel caso in cui il deliberato assembleare involga la sua revoca prima della scadenza naturale del mandante, o comunque determini una lesione o una messa in pericolo di personali interessi (cfr. Trib.Milano, n. 662 del 26 gennmaio 1987, pres. Baldi, est. Quatraro) -" (Trib. Milano 8.2.2006, CM, 2006, 5, 584, GiutM, 2006, 2, 13);

  • dal sindaco:

"in tema di delibere assembleari delle società di capitali, la legittimazione ad impugnare le deliberazioni che non siano prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo spetta oltre che agli amministratori e ai sindaci, anche ai soci assenti e dissenzienti, intendendosi per dissenzienti i soci che abbiano negato, in qualsiasi forma manifestata in assemblea, il proprio contributo all'approvazione della delibera, attraverso il voto contrario o l'astensione, senza che rilevi la motivazione di tali comportamenti - che può indifferentemente consistere in una diversa valutazione dell'atto rispetto alla maggioranza ovvero in una contestazione di vizi della procedura - in quanto l'art. 2377 c.c. non dà rilievo intrinseco ai motivi del dissenso, ma esclusivamente alla sua manifestazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto legittimato all'impugnazione il socio di una cooperativa il quale aveva partecipato all'assemblea senza però esprimere voto favorevole all'approvazione della delibera impugnata, avente ad oggetto la ripartizione di oneri economici tra i soci, ma riservandosi di sottoporre a verifica i conteggi a tal fine presentati dal presidente)" (Cass. civ., sez. I, 11.10.2006, n. 21816, GCM, 2006, 10, RDCo, 2007, 2, 288).



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