Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-04-14

SRL: DELIBERE CHE POSSONO ESSERE IMPUGNATE ENTRO TRE ANNI DALLA TRASCRIZIONE NEL LIBRO DEI SOCI - RM

Premesso che è solo annullabile la delibera con la quale si sia deciso di dar corso alle operazioni di voto, in pendenza della discussione, a nulla rilevando che l'intervento dei soci che non si erano ancora espressi, prima dell'inizio della votazione, fosse o no idoneo ad influire concretamente sulla decisione degli altri soci di votare in uno od in altro modo -

"in materia di assemblee societarie, è annullabile la delibera con la quale si sia deciso di dar corso alle operazioni di voto, in pendenza della discussione, a nulla rilevando che l'intervento dei soci che non si erano ancora espressi prima dell'inizio della votazione fosse o no idoneo ad influire concretamente sulla decisione degli altri soci di votare in uno od in altro modo; infatti, ai fini del rispetto del metodo assembleare, imposto dalla legge quale strumento di protezione delle minoranze, è rilevante non il fatto che il socio riesca ad influire sull'orientamento dell'assemblea, ma che egli abbia la possibilità di farlo" (Cass. civ., sez. I, 30.5.2008, n. 14554, GCM, 2008, 5, 847, FI, 2009, 1, 204, DPSoc, 2008, 21, 70, RN, 2009, 5, 1242, RDCo, 2009, 2, 355 -  cfr., amplius, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON) -,

quanto, invece, alle decisioni aventi oggetto illecito o impossibile,

"in tema di invalidità delle deliberazioni dell'assemblea delle società per azioni, si ha un'inversione dei criteri regolatori del diritto negoziale, in quanto per esse vige il principio in virtù del quale la regola generale è quella dell'annullabilità (art. 2377 c.c.), mentre la previsione della nullità è limitata ai soli casi, disciplinati dall'art. 2379 c.c., di impossibilità o illiceità dell'oggetto, che ricorrono quando il contenuto della deliberazione contrasta con norme dettate a tutela degli interessi generali, che trascendono l'interesse del singolo socio, dirette ad impedire deviazioni dallo scopo economico-pratico del rapporto di società" (Cass. civ., sez. I, 2.4.2007, n. 8221, GCM, 2007, 4, GDir, 2007, 22, 45),

nonché quanto a quelle prese in assenza assoluta di informazione,

"la delibera assembleare di una società a responsabilità limitata adottata senza la convocazione di uno dei suoi due soci (in quanto recapitata dopo l'adunanza dell'assemblea) è nulla per difetto assoluto di informazione" (Trib. Napoli 6.2.2009, BBTC, 2011, 2, 234),

esse possono essere impugnate, da chiunque vi abbia interesse, entro tre anni dall'avvenuta trascrizione nel libro delle decisioni dei soci.

Si presti attenzione alla secola seconondo cui l'impugnazione della deliberazione invalida per mancata convocazione

"è invalida la deliberazione assembleare di società per azioni adottata sulla base di una convocazione effettuata soltanto nei confronti di soci non legittimati perché non più titolari di partecipazioni azionarie al momento dell'esercizio del diritto di voto, ancorché l'assemblea fosse destinata ad adottare deliberazioni già assunte mediante il voto dei soggetti convocati, attualmente estranei alla compagine sociale ma annullate per effetto di provvedimento giudiziale" (Cass. civ., sez. I, 18.7.2007, n. 15962, GCM, 2007, 9),

non può essere esercitata da chi, anche successivamente, abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell'assemblea.

In ogni caso, deve considerarsi superata la tesi che riteneva, nel caso de quo, inesistente la delibera,

"in tema di validità delle deliberazioni assembleari delle società di capitali, la omessa convocazione (di tutti o di alcuni) dei soci, comportando la mancanza, in concreto, di un elemento essenziale dello schema legale della deliberazione assembleare, determina l'inesistenza giuridica di quest'ultima; invece la irregolarità, o il vizio, che infici la convocazione non determina la stessa conseguenza, ma la mera annullabilità della deliberazione ai sensi dell'art. 2377 c.c., giacché, per quanto viziato, quell'elemento essenziale comunque sussiste. Nè comporta inesistenza della convocazione (e della conseguente deliberazione, che sarà quindi solo annullabile) l'assoluta carenza di legittimazione dell'autore di essa (nella specie il curatore del fallimento del socio amministratore di s.r.l., decaduto dalla carica), essendo in tal caso configurabile una convocazione nel suo essenziale schema giuridico (atto recettizio con cui il socio è avvisato della data e del luogo della riunione) e dovendosi, d'altro canto, considerare che, mentre è giustificabile una reazione radicale (quale l'inesistenza giuridica) dell'ordinamento avverso una delibera assembleare in cui ai soci (che "sono" l'assemblea) non sia stata data neppure l'opportunità di partecipare alla deliberazione, sì che quest'ultima non può essere in alcun modo ricondotta alla loro volontà, diversamente deve, invece, argomentarsi allorché tale opportunità sia stata in concreto offerta, giacché in tale ultimo caso appare certamente più adeguata una reazione più misurata, in equilibrio con le contrapposte esigenze di certezza e stabilità dei deliberati societari, sottostanti alla particolare disciplina delle loro patologie prevista dagli art. 2377 e 2378 c.c." (Cass. civ., sez. I, 11.6.2003, n. 9364, GC, 2004, I, 2765, Soc, 2003, 1354, RN, 2003, 1280, GCM, 2003, 6, VN, 2003, 1494, DPSoc, 2004, 4, 66),

in quanto, oggi, la fattispecie è regolata come sopra descritto (impugnabile entro tre anni dalla sua trascrizione nel libro delle decisioni).

Si tenga conto, in argomento, della recente pronuncia della Suprema Corte secondo cui, qualora da documenti allegati al verbale di assemblea sia possibile desumere che il socio era stato convocato e informato sugli argomenti da trattare all'ordine del giorno, non sussiste l'ipotesi normativa di nullità della deliberazione per difetto assoluto di informazione del socio

"ai sensi del combinato disposto degli artt. 2375 e 2479 bis c.c.". (Cass. civ., sez. I, 13/09/2012, n. 15342, DeG, 2012).

Quanto all'invalidità della deliberazione per mancanza del verbale

"l"omessa verbalizzazione delle operazioni di identificazione dei soci presenti in assemblea non costituisce causa di invalidità della delibera, salvo che non venga fornita la prova della partecipazione all"adunanza di soggetti estranei alla compagine sociale o comunque privi della legittimazione a parteciparvi" (Cass. civ., sez. I, 24.7.2007, n. 16393, GCo, 2009, 1, 42),

essa può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dell'assemblea successiva; la deliberazione ha effetto dalla data in cui è stata presa, salvi i diritti dei terzi che in buona fede ignoravano la deliberazione.

Inoltre,

"non è giuridicamente inesistente, bensì soltanto annullabile, la deliberazione di assemblea straordinaria di società a responsabilità limitata il cui verbale non sia stato redatto per atto pubblico"

(Cass. civ., sez. I, 2.4.2007, n. 8222, Cassa App. Salerno 30.12.2003, FI, 2007, 10, 2737 – conformemente, è annullabile, e non nulla, la delibera di scioglimento e messa in liquidazione di una società di capitali il cui verbale non è stato redatto da notaio non essendo il vizio della delibera riconducibile ad alcuno dei casi specifici e tassativi previsti dall'art. 2379 c. c. (men che mai al caso di verbale mancante giacché nella fattispecie il verbale esiste ancorché andasse redatto da notaio): Trib. Vallo Lucania 21.12.2005, GI, 2006, 7, 1433).



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