Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-10-09

SRL: FUNZIONE DEL BILANCIO E INTERESSE GENERALE AL RISPETTO DEL PRINCIPIO DI CHIAREZZA - RM

La funzione del bilancio consiste non soltanto nel misurare gli utili e le perdite dell"impresa al termine dell'esercizio, ma anche nel fornire ai soci ed al mercato tutte le informazioni che il legislatore ha ritenuto al riguardo di prescrivere e che sono destinate a riflettersi anche sul valore della singola quota di partecipazione:

"la funzione del bilancio consiste non soltanto nel misurare gli utili e le perdite dell'impresa al termine dell'esercizio, ma - come risulta dall'art. 2423 c.c. - anche nel fornire ai soci ed al mercato tutte le informazioni che il legislatore ha ritenuto al riguardo di prescrivere. Stante la rilevata funzione informativa del bilancio, l'interesse del socio, che lo legittima, ex art. 1421 c.c., ad impugnare per nullità la deliberazione di approvazione di un bilancio redatto in violazione delle prescrizioni legali, non dipende solo dalla frustrazione dell'aspettativa, dal medesimo socio vantata, alla percezione di un dividendo o, comunque, di un immediato vantaggio patrimoniale che una diversa e più corretta formulazione del bilancio possa eventualmente evidenziare, ma ben può nascere dal fatto che la poca chiarezza o la scorrettezza del bilancio non permetta al socio di avere tutte le informazioni - destinate a riflettersi anche sul valore della singola quota di partecipazione - che il bilancio dovrebbe invece offrirgli, ed alle quali, attraverso la declaratoria di nullità e la conseguente necessaria elaborazione di un nuovo bilancio emendato dai vizi del precedente, egli legittimamente aspira. Deve, pertanto, riconoscersi sussistente l'interesse del socio ad agire per l'impugnativa della detta delibera quando egli possa essere indotto in errore dall'inesatta informazione fornita sulla consistenza patrimoniale e sull'efficienza economica della società, ovvero quando, per l'alterazione od incompletezza dell'esposizione dei dati, derivi o possa derivare un pregiudizio economico circa il valore della sua partecipazione" (Cass. civ., sez. I, 24.12.2004, n. 23976, GCM, 2004, 12, Soc, 2005, 1405 – conforme - Cass. civ., sez. I, 9.5.2008, n. 11554, GCo, 2009, 6, 1110 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON -).

Pur non sfuggendo, la redazione dei bilanci, a scelte discrezionali che ne possono variare i risultati,

"pur essendo attività legislativamente regolata, la redazione dei bilanci non sfugge a scelte discrezionali che ne possono variare i risultati; l'apprezzamento del valore delle società partecipate e l'ammontare degli ammortamenti, costituiscono infatti esempi di valutazioni che sono connaturate a tale attività, e sulle quali come su molte altre appostazioni, vi può essere una scelta discrezionale senza che per ciò solo possa parlarsi di violazione del principio di chiarezza e precisione. Nella discrezionalità consentita nello stabilire l'entità delle appostazioni, come di molte altre, deve riconoscersi un merito proprio del governo delle imprese nel perseguire obiettivi di rafforzamento patrimoniale piuttosto che di redistribuzione del capitale. In altri termini, gli organi sociali possono scegliere, entro certi limiti, di perseguire politiche di rafforzamento patrimoniale adottando criteri di valutazione di assoluta prudenza sulla stima dei beni che compongono il patrimonio sociale, e ciò possono fare in considerazione di previsioni economiche o fatti che consiglino queste scelte. Sotto tale aspetto, il principio di chiarezza e precisione non sarà violato per il solo fatto di aver adottato scelte conservative, in vista di obiettivi di solidità patrimoniale, ma potrà esserlo quando tali scelte non siano evidenziate in maniera corretta" (Trib. Milano, sez. VIII, 15.5.2007, n. 5924, Mer, 2007, 11, 39),

necessita tener conto che, il precetto di chiarezza nella redazione di bilancio, è sancito a tutela dell'interesse generale all'informazione circa la situazione patrimoniale della società, ed ha, pertanto, autonoma rilevanza rispetto a quelli di veridicità e correttezza:

"nella disciplina legale del bilancio d'esercizio delle società, il principio di chiarezza non è affatto subordinato a quello di correttezza e veridicità del bilancio medesimo, ma è dotato di autonoma valenza, essendo obiettivo fondamentale del legislatore quello di garantire non solo la veridicità e correttezza dei risultati contabili, ma anche la più ampia trasparenza dei dati di bilancio che a quei risultati conducono. Conseguentemente, il bilancio d'esercizio di una società di capitali che violi i precetti di chiarezza e precisione dettati dall'art. 2423, comma 2, c.c. (anche nel testo anteriore alle modificazioni apportate dal d.lg. 9 aprile 1991 n. 127), è illecito, ed è quindi nulla la deliberazione assembleare con cui esso è stato approvato, non soltanto quando la violazione determini una divaricazione tra il risultato effettivo dell'esercizio, o la rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società, e quello del quale il bilancio dà invece contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio stesso non sia possibile desumere l'intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte" (Cass. civ., sez. I, 2.5.2007, n. 10139 (Conferma App. Roma 18.2.2002), GC, 2008, 2, 441 – conforme - Cass. civ., sez. I, 7.3.2006, n. 4874, GCM, 2006, 3 – conforme - Trib. Milano, sez. VIII, 4.11.2010, Redazione Giuffrè 2010 – conforme - Cass. civ., Sez. U., 21.2.2000, n. 27, GI, 2000, 1209 – conforme, in un sistema d'informazione che postula l'idoneità del bilancio a rendere effettivamente fruibili per i soci e per i terzi tutte le informazioni che la legge impone di fornire loro: Cass. civ., sez. I, 29.4.2004, n. 8204, GCM, 2004, 4, GI, 2004, 1877, As, 2004, II, 190, GC, 2005, 12, I, 3111).

La sua violazione pregiudica gli interessi generali tutelati dalla disciplina della redazione del bilancio, con conseguente nullità della delibera assembleare che lo approva; è per questo motivo, ad esempio,

"illegittima l'iscrizione in bilancio, tra i ricavi della società, di proventi da conferimenti per un ammontare che, alla data di chiusura dell'esercizio di competenza, è incerto ed ipotetico in quanto fondato su una stima suscettibile di essere modificata sulla base di evenienze non dipendenti dalla società. Il rispetto del requisito della chiarezza, riguardante il contenuto informativo del bilancio, mediante la spiegazione, nella relazione degli amministratori, delle ragioni dell'incertezza nella determinazione dei proventi incidenti sui ricavi, non sana il difetto dei requisiti di correttezza e veridicità del bilancio che attengono al risultato economico, ed impongono l'iscrizione di componenti positive del reddito non meramente ipotetiche" (Cass. civ., sez. I, 24.7.2007, n. 16388, GCM, 2007, 7-8, GC, 2008, 12, 2899).



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