Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-10-31

SRL: L'AZIONE DI NULLITA' DI DELIBERA CHE APPROVA IL BILANCIO IN VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI CHIAREZZA - RM

Premesso che è irrilevante, ai fini della illiceità del bilancio stesso e della conseguente nullità della relativa deliberazione assembleare di approvazione, che il metodo di redazione del bilancio, contrario ai principi di chiarezza, verità e correttezza, fosse stato adottato in passato con il consenso o, addirittura, su iniziativa del socio che poi ha impugnato il bilancio:

"la circostanza che il bilancio d'esercizio di una società di capitali abbia come destinatari non solo i soci, ma tutta una pluralità di terzi, i quali, potendo venire in contatto con la società, abbiano interesse a valutarne la situazione patrimoniale ed economica, rende irrilevante - ai fini della illiceità del bilancio stesso e della conseguente nullità della relativa deliberazione assembleare di approvazione - che il metodo di redazione del bilancio contrario ai principi di chiarezza e precisione sia stato adottato in passato con il consenso o, addirittura, su iniziativa del socio che poi ha impugnato il bilancio. Né giova in senso contrario fare appello al principio di continuità formale dei bilanci, il quale comporta solo che non si adottino metodi di rilevazione del bilancio diversi da quelli adottati in passato, senza darne adeguato conto nella relazione degli amministratori, ma non giustifica certo il protrarsi nel tempo dell'adozione di metodi di redazione poco chiari o imprecisi" (Cass. civ., sez. I, 7.3.2006, n. 4874, GCM, 2006, 3, RDC, 2007, 2, 288 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON),

è noto come il bilancio d'esercizio di una società di capitali, che violi i precetti di chiarezza, verità e correttezza, sia illecito e sia quindi nulla la deliberazione assembleare con cui esso sia stato approvato:

"la delibera assembleare di una società di capitali è nulla per illecità dell'oggetto, a norma dell'art. 2379 c.c., quando è contraria a norme dettate a tutela dell'interesse generale, che trascende quello dei singoli soci, e che siano dirette a impedire una deviazione dallo scopo essenziale economico - pratico del contratto e del rapporto di società. Pertanto, qualora, in relazione alla deliberazione del bilancio sociale, siano dedotte violazioni del principio di chiarezza e precisione del bilancio, la nullità della deliberazione ben può concretamente configurarsi se i fatti asseritamente contrari a quel principio si rivelino idonei ad ingenerare, per tutti gli interessati, incertezze ovvero erronee convinzioni circa la situazione economico - patrimoniale, in modo da tradursi in un effettivo pregiudizio per l'interesse generale alla verità del bilancio sociale, essendo posta la verità e la chiarezza di questo a tutela non soltanto del o dei singoli soci, bensì di tutti i terzi e dei creditori in particolare" (Cass. civ., sez. I, 22.1.2003, n. 928, GCM, 2003, 149, DPSoc, 2003, 8, 56 – conforme - Trib. Bari, sez. IV, 12.11.2007, n. 2539, GCo, 2009, 4, 733).

Tale risultato consegue non soltanto quando la violazione della normativa in materia determini una divaricazione tra il risultato effettivo dell'esercizio (o il dato destinato alla rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società) e quello del quale il bilancio dà invece contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio stesso - e dai relativi allegati - non sia possibile desumere l'intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte:

"l'interesse del socio ad impugnare per nullità la deliberazione di approvazione di un bilancio ben può nascere dal fatto che la poca chiarezza o la scorrettezza del medesimo non gli permetta di avere tutte le informazioni destinate a riflettersi anche sul valore della singola quota di partecipazione (nella specie, è stato ritenuto che anche la denuncia d'incertezza riguardante la sola posta delle rimanenze iscritte nell'attivo circolante sia sufficiente a dimostrare la sussistenza del requisito dell'interesse ad agire)" (Cass. civ., sez. I, 9.5.2008, n. 11554, FI, 2009, 7-8, 2175 – conforme - Cass. civ., Sez. U., 21.2.2000, n. 27, GCM, 2000, 187, GC, 2000, I, 1348, FI, 2000, I, 1521, Soc, 2000, 551, DPSoc, 2000, 12, 77, RN, 2000, 1300, GCo, 2000, II, 73).

Se è vero che l'attore, il quale assuma di aver subito un pregiudizio a causa del difetto di chiarezza, veridicità o correttezza di una o più poste contenute in detto bilancio, ha l'onere di enunciare in che cosa il lamentato difetto consista,

"nel proporre una domanda volta a far dichiarare la nullità di una deliberazione assembleare approvativa del bilancio d'esercizio di una società, l'attore il quale assuma di aver subito un pregiudizio a causa del difetto di chiarezza, veridicità o correttezza di una o più poste contenute in detto bilancio ha l'onere di enunciare in che cosa il lamentato difetto consista ed il giudice dovrà valutare se quanto così prospettato configuri o meno un pregiudizio concreto ed attuale al diritto di informazione di cui l'attore è portatore" (Cass. civ., sez. I, 9.5.2008, n. 11554, GCo, 2009, 6, 1110),

nonché l'onere di dedurre i motivi specifici da cui poter desumere l'eventuale falsità della specifica voce contestata,

"colui che impugna la deliberazione di approvazione del bilancio di una società, quando la difformità dai criteri e dai principi disposti dagli art. 2423 e 2423 bis e ss. c.c., con violazione dell'art. 2379 c.c., non sia messa in evidenza dagli stessi documenti contabili che compongono il bilancio, non può limitarsi a sollecitare l'assunzione di mezzi come la consulenza tecnico - contabile per approfondire l'operato degli amministratori, ma è tenuto a dedurre i motivi specifici da cui poter desumere la falsità della specifica voce contestata" (Trib. Salerno, sez. I, 8.6.2006, Redazione Giuffrè 2006),

va sempre rammentato che la legittimazione del socio, all'azione di nullità della delibera di approvazione di un bilancio per violazione del principio di chiarezza,

"la deliberazione assembleare di una società di capitali, con la quale sia stato approvato un bilancio non conforme ai precetti dell'art. 2423 c.c., deve ritenersi affetta da nullità per illiceità dell'oggetto, quando comporti la violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza, così da cagionare una netta cesura tra il dato rappresentato e l'effettivo risultato dell'esercizio, restando in tale modo compromessa quella funzione informativa, interna ed esterna alla società, che è lo scopo fondamentale perseguito dal legislatore. In un caso siffatto, l'azione di nullità delle deliberazioni dell'assemblea è svincolata dai presupposti e dalle condizioni temporali e di legittimazione stabilite dall'art. 2377 c.c. per l'azione di annullamento: potendo la nullità essere fatta valere da chiunque vi ha interesse (art. 1421 c.c.), anche la società e i suoi amministratori hanno la legittimazione a fare valere in via incidentale tale nullità al fine di superare l'efficacia formale, altrimenti vincolante per tutti i soci, dell'approvazione del bilancio" (App. Milano 20.12.2002, GMil, 2004, 124),

sussiste pur in assenza di uno specifico danno a lui cagionato dal vizio denunciato, in considerazione del suo interesse a ricondurre a legalità l'operato dell'ente di cui fa parte

"la legittimazione del socio all'azione di nullità della delibera di approvazione di un bilancio per violazione del principio di chiarezza sussiste pur in assenza di uno specifico danno a lui cagionato dal vizio denunciato, in considerazione del suo interesse a ricondurre a legalità l'operato dell'ente di cui fa parte" (Trib. Cagliari 24.7.2006, n. 1351, RGSarda, 2009, 1, 61),

ed in virtù della circostanza che i principi de quibus vengono posti a tutela di chiunque abbia interesse ad avere informazioni sulla situazione economico - patrimoniale dell'impresa:

"in tema di impugnazione delle delibere assembleari di approvazione del bilancio d'esercizio delle società di capitali, la violazione del precetto di chiarezza e precisione, necessariamente richiesto per la sua redazione ai sensi dell'art. 2423 c.c., comporta nullità della delibera che l'ha approvato, e illiceità del bilancio medesimo. È il principio che viene posto a tutela di chiunque abbia interesse ad avere informazioni sulla situazione economico - patrimoniale dell'impresa, perché proprio dal bilancio si desumono quell'intera gamma di notizie che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle poste iscritte. Per cui l'eccezione preliminare di carenza d'interesse ad agire dei soci minoritari, sollevata dalla società convenuta in relazione alla mancata prospettazione, da parte degli stessi attori, di interessi patrimoniali e concreti fatti valere in riferimento alla propria partecipazione societaria, non è accoglibile. Viene rigettata l'eccezione atteso che, proprio l'art. 1421 c.c. legittimando l'azione di nullità, afferma che chiunque vi abbia interesse può esperirla; tanto più il socio minoritario apparentemente privo di interessi patrimoniali e concreti" (Trib. Milano 13.2.2003, GiustM, 2003, 55).

Si confrontino, nell'ambito che ci occupa, le seguenti pronunce, rilasciate in relazione a compromesso,

"l'art. 34 del d.lg. n. 5 del 2003 consente la devoluzione al giudizio arbitrale sia di quelle controversie per le quali non è previsto l'intervento obbligatorio del p.m. e sia di quelle che hanno per oggetto dei diritti disponibili relativi al rapporto sociale, escludendo la compromettibilità in arbitrato delle controversie che abbiano per oggetto diritti indisponibili inerenti al rapporto societario oltre che quelle in cui è obbligatorio l'intervento del P.M. Ciò premesso, in ambito societario l'indisponibilità dei diritti deve ravvisarsi quando le norme coinvolte tutelano interessi ultra individuali, e cioè, quando hanno ad oggetto interessi della società, della collettività dei soci o dei terzi, che le norme in materia di bilancio sicuramente proteggono, considerate le funzioni di misuratore del valore del patrimonio sociale e di indicatore degli utili di esercizio (fattispecie riguardante una controversia nella quale si chiede di dichiarare nullo il bilancio di una società di capitali perché ritenuto falso ovvero, perché redatto in violazione dei criteri indicati dall'art. 2423, c.c.)" (Trib. Bari, sez. IV, 21.6.2007, n. 1643, Giurisprudenzabarese.it 2007),

sospensione della delibera,

"la sospensione delle delibere assembleari prevista dall'art. 2378 c.c. rientra tra le misure cautelari richiamate dall'art. 669 quaterdecies c.p.c. e può, di conseguenza, trovare applicazione esclusivamente ove sussistano al contempo i presupposti del "fumus boni iuris" e del "periculum in mora". Il rimedio in discorso può essere validamente concesso, non solo nei casi in cui sia stata allegata una causa d'annullabilità della delibera, ma anche nei casi in cui si alleghi una causa di nullità; ciò comporta, sempre sussistendo i suvvisti presupposti, l'astratta applicabilità della sospensiva alla delibera d'approvazione del bilancio che si presume affetta da un vizio di contenuto sanzionabile con la nullità" (Trib. Biella 16.11.1999, GCo, 2001, II, 385),

differenze con l'azione ex articolo 2409 del codice civile,

"l'oggetto e gli effetti dell'impugnazione di delibera assembleare (nella specie, di delibera di approvazione del bilancio) e del procedimento di cui all'art. 2409 c.c. sono differenti e solo parzialmente coincidenti; infatti, nella prima si controverte e si decide, all'esito di un processo a cognizione piena ed esauriente concluso con sentenza idonea al giudicato, della rispondenza del bilancio a chiarezza e del rispetto dei principi di verità e correttezza, posti dall'art. 2423 c.c. e valutati alla stregua dei criteri di cui agli art. 2423 bis ss. dello stesso codice; nel secondo, si accerta sommariamente la fondatezza o meno della denuncia di gravi irregolarità nella gestione della società, nell'interesse esclusivo di quest'ultima, senza statuire definitivamente su diritti soggettivi dei soci o dei terzi; conseguentemente, il giudice dell'impugnazione, seppure può utilizzare per la formazione del suo convincimento le risultanze del procedimento camerale, non può pedissequamente riportarsi agli accertamenti ed alla valutazione in quella sede effettuati per ritenere non veritiero o falso il bilancio e dichiarare la nullità della delibera che lo ha approvato, ma deve procedere ad un accertamento autonomo o comunque ad una valutazione critica degli accertamenti compiuti e dei provvedimenti assunti in sede camerale. (Nella specie, la S.C., in applicazione dei principi esposti, ha cassato con rinvio la sentenza di merito, che si era limitata all'affermazione che il decreto di nomina di un amministratore giudiziario ex art. 2409 c.c. "attestava" la non corrispondenza della contabilità e del bilancio alla situazione reale e che l'attendibilità del bilancio e della relazione erano "inequivocabilmente" inficiati dagli accertamenti effettuati nel procedimento in camera di consiglio)" (Cass. civ., sez. I, 29.9.1999, n. 10804, GCM, 1999, 2037),

conseguenze della nullità,

"la controversia concernente la validità della delibera di approvazione del bilancio di società di capitali dà luogo ad un giudizio al quale consegue, in caso di accoglimento della domanda, la necessità di una nuova redazione del bilancio, e non una statuizione relativa all'esistenza o meno di un credito in capo a chi ne ha promosso l'invalidità; ne consegue che il socio receduto dalla società, successivamente posta in amministrazione straordinaria, il quale - al fine di ottenere la parametrazione del calcolo del rimborso delle proprie azioni su una diversa, e per lui più favorevole, situazione patrimoniale - deduca l'invalidità della delibera di approvazione del bilancio dell'ultimo esercizio, non può far valere tale doglianza nel giudizio di opposizione allo stato passivo dell'amministrazione straordinaria, giacché dal richiesto annullamento non discenderebbe alcun accertamento di un suo credito controverso" (Cass. civ., sez. I, 22.4.2002, n. 5850, GCM, 2002, 698, Soc, 2002, 1239, Fa, 2003, 372),

interessi,

"gli interessi moratori conseguiti nell'ambito dell'impresa sono compresi nella previsione dell'art. 56 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (numerazione anteriore a quella introdotta dal d.lg. 12 dicembre 2003 n. 344) e debbono essere specificamente conteggiati, in virtù dei principi di trasparenza codificati nell'art. 2423 c.c., senza che assuma alcun rilievo il fatto che i rapporti di credito e debito, fonte degli interessi in questione, intercorrano fra società del medesimo gruppo" (Cass. civ., sez. trib., 7.5.2010, n. 11154, GCM, 2010, 5, 698, RDT, 2010, 9, 469), "gli interessi attivi (e passivi) costituiscono entrate (o uscite) di ciascun contribuente e debbono essere specificamente conteggiati, in virtù dei principi di trasparenza, codificati nell'art. 2423 c.c. senza che assuma alcun rilievo il fatto che i rapporti di credito e debito, fonte degli interessi in questione, intercorrano fra società del medesimo gruppo, di guisa che agli effetti del gruppo si determini una mera partita di giro" (Cass. civ., sez. trib., 6.8.2008, n. 21157, GCM, 2008, 7-8, 1246),

società mista:

"il conto economico a consuntivo di una società mista è un documento contabile che mette in evidenza il processo di formazione del risultato economico di esercizio, ossia l'andamento effettivo della società nell'esercizio di riferimento; il rendiconto, in sostanza, è strutturato in termini di costi (passivo) e ricavi (attivo): in tali voci devono essere ricompresi, rispettivamente, ogni uscita dell'azienda ed ogni entrata, in quanto nulla può essere occultato, a meno di alterare l'andamento finanziario e, più precisamente, il reddito d'esercizio; quando il reddito d'esercizio è calcolato come differenza tra ricavi e costi d'esercizio si adotta il procedimento analitico, che ha il pregio di chiarire quali componenti positivi o negativi hanno determinato il risultato economico; nella relazione del documento in questione devono tenersi in considerazione i principi fondamentali previsti dagli art. 2423 e 2423 bis c.c., secondo cui il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio; pertanto ogni voce attiva che costituisce un ricavo della società deve trovare incondizionatamente collocazione nel conto redatto a consuntivo, poiché si tratta di attività effettivamente percepite in ossequio ai principi dell'universalità, dell'integrità, della veridicità, attendibilità e del pareggio di bilancio; la mancata indicazione di proventi societari, aventi titolo in rimborso di spese riconosciuto dall'ente pubblico, abbattendo l'utile societario, su cui è commisurata la partecipazione dell'ente pubblico predetto, arreca un grave danno all'ente pubblico socio; tale danno deve essere determinato per la sola quota parte non partecipata dall'amministrazione danneggiata: solo in questa percentuale il ricavo non conteggiato deve considerarsi una vera e propria perdita per l'amministrazione; per la quota parte partecipata, eventuali irregolarità contabili nei rapporti di dare e avere tra ente e società partecipata non si risolvono necessariamente - in assenza della prova di un effettivo ammanco da riscontrare nel bilancio della società partecipata - in una posta passiva, poiché il versamento di rimborsi spese tra tali soggetti può essere concepito come semplice "partita di giro" nell'ambito delle finanze dell'ente pubblico (fattispecie nella quale la società non aveva conteggiato il "quantum" percepito da un comune a titolo di rimborso spese per ogni contravvenzione elevata, abbattendo i ricavi societari e di conseguenza l'utile aziendale su cui era prevista una percentuale in favore dell'ente pubblico e ciò nonostante il dirigente comunale che aveva il compito di controllare ed approvare i rendiconti della società, pur consapevole di tale omissione, aveva comunque proceduto alla loro approvazione)" (C.Conti reg. Toscana, sez. giurisd., 14.5.2009, n. 308, RCC, 2009, 3, 156).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati