Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2015-10-22

SRL: QUANDO NON SI APPLICANO I PRINCIPI DELLA TRASFORMAZIONE SOCIETARIA? - Riccardo MAZZON

trasformazione delle società a responsabilità limitata

di solito l'ente trasformato conserva tutti i precedenti diritti e i precedenti obblighi

casi in cui non è applicabile la disciplina della trasformazione

Il principio secondo il quale, attraverso la trasformazione, l'ente trasformato conserva tutti i precedenti diritti e i precedenti obblighi, nonché prosegue in tutti i rapporti (anche processuali: cfr., amplius, il volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON) appartenuti precedentemente all'ente che ha effettuato la trasformazione, non si applica, i particolare:

  • nel caso di costituzione di società con conferimento di azienda (il fenomeno, in tal caso, è di tipo traslativo e non successorio);

"in caso di costituzione di società (nella specie in accomandita semplice), con conferimento di azienda destinata all'esercizio di impresa individuale, si verifica un fenomeno traslativo e non successorio, cui non si applica la disciplina dell'art. 2498 c.c. (concernente esclusivamente il caso di trasformazione di società da un tipo in un altro), con la conseguenza che eventuali irregolarità od infrazioni alla normativa fiscale, commesse nell'esercizio dell'impresa individuale, ricadono sul titolare della stessa e di essa non può essere chiamata a rispondere la società conferitaria, trattandosi di soggetto del tutto diverso. (Nella specie la S.C. ha escluso che le omissioni dell'impresa individuale nella dichiarazione Iva potessero addebitarsi alla neo costituita società in accomandita semplice)" (Cass. civ., sez. trib., 3.12.2010, n. 24588, GCM, 2010, 12, 1565);

  • qualora un"azienda riceva in conferimento una ditta individuale;

"qualora un"azienda riceva in conferimento una ditta individuale, la stessa non succederà in tutti i rapporti soggettivi facenti capo all"impresa individuale, in quanto, mancando l"indefettibile presupposto costituito dalla presenza di due società, non si realizza l"ipotesi di trasformazione previsto dall"art. 2498 c.c." (Trib. Salerno, sez. II, 19.12.2008, n. 3133, Redazione Giuffrè, 2008 – si veda anche Cass. civ., sez. I, 30.9.2005, n. 19209, GCM, 2005, 7/8; FACS 2006, 1, 71, secondo cui, in materia di appalto di lavori disciplinato dalla l. n. 109 del 1994, il conferimento da parte dell'appaltatore della propria azienda individuale in una società non dà luogo ad un'ipotesi di trasformazione della società regolata dall'art. 2498 c.c. (nella specie, applicabile "ratione temporis" nel testo vigente anteriormente alla modifica realizzata dal d.lg. n. 6 del 2003), ma è riconducibile all'ampio genus della cessione d'azienda e, ai sensi dell'art. 35 di detta legge, non ha effetto nei confronti del committente sino a quando il cessionario non abbia provveduto a darne comunicazione nell'osservanza delle modalità stabilite dal d.P.C.M. n. 187 del 1991, documentando il possesso dei requisiti stabiliti dagli art. 8 e 9 della citata legge, non potendo siffatti adempimenti essere surrogati da comportamenti diversi, anche se idonei a rendere edotta la p.a. della avvenuta cessione);

  • a seguito di scioglimento della società per mancata ricostituzione della pluralità dei soci;

"in tema di imposta di registro, l'assegnazione di azienda ad un socio è soggetta ad imposta fissa in forza del combinato disposto dell'art. 4, lett. d, n. 2, e lett. a n. 3, della tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986 n. 131 - assegnazioni ai soci "con conferimento di proprietà o diritto reale di godimento su aziende o su complessi aziendali relativi a singoli rami d'impresa" - e non rientra nel campo di applicazione dell'Iva ai sensi dell'art. 2, comma 2, n. 6, e comma 3, lett. b, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, secondo cui le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società di ogni tipo che abbiano ad oggetto aziende, o complessi aziendali relativi a singoli rami dell'impresa, non sono considerate cessioni di beni. Nell'ipotesi di assegnazione di azienda rientra l'atto con il quale uno dei soci receda da una società in nome collettivo composta da due soli soci, dando quietanza dell'avvenuta liquidazione della quota, mentre l'altro contestualmente dichiari di non voler ricostituire la società, ma di voler proseguire in proprio, quale imprenditore individuale, l'attività d'impresa. Ciò in quanto lo scioglimento della società, che a norma dell'art. 2272 n. 4, c.c. si determina per la sopravvenuta mancanza della pluralità dei soci, se la società non sia ricostituita nel termine di sei mesi, quando riguarda una società di persone non determina alcuna modificazione soggettiva dei rapporti facenti capo all'ente, la titolarità dei quali si concentra nell'unico socio rimasto; l'attesa semestrale dell'eventuale ricostituzione della pluralità dei soci può essere anticipatamente interrotta dalla scelta del socio superstite di non trovare altri soci, bensì di continuare l'attività come impresa individuale. Una siffatta vicenda non integra una trasformazione nel senso tecnico inteso dall'art. 2498 c.c., riferito alla trasformazione di una società da un tipo ad un altro, bensì un rapporto di successione tra soggetti distinti, distinguendosi, appunto, persona fisica e persona giuridica per natura, e non solo per forma. L'atipica "trasformazione" in parola è preceduta dallo scioglimento della società e dalla liquidazione della stessa, concludentesi con l'assegnazione del patrimonio sociale residuo al socio superstite ai fini della successiva estinzione della società stessa (art. 2311 e 2312 c.c.)" (Cass. civ., sez. trib., 16.2.2007, n. 3670, GCM, 2007, 2. RN, 2007, 4, 951 – conforme: a seguito dello scioglimento di una s.n.c. ex art. 2272, comma 1 n. 4, c.c. e della mancata ricostituzione della pluralità dei soci, il trasferimento dell'intero capitale sociale al socio residuo che prosegue l'attività aziendale come ditta individuale può inquadrarsi nell'ambito della cessione di azienda soggetta ad imposta di registro secondo l'aliquota del 3% a norma dell'art. 2 della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986, non integrando una trasformazione nel senso tecnico inteso dall'art. 2498 c.c. - Cass. civ., sez. trib., 15.5.2008, n. 12213, RN, 2009, 1, 159; BT, 2009, 20, 1558);

  • in caso di società che subentri ad un'impresa individuale;

"la società che subentra ad un'impresa individuale non risponde delle obbligazioni contratte da quest'ultima poiché tale successione non è riconducibile nell'ambito della trasformazione societaria, nella quale vi è continuità di rapporti giuridici facenti capo alla società trasformata, ma si ha la creazione di un organismo societario nuovo" (Trib. Monza 20.10.2004, Redazione Giuffrè, 2005).



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