Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2016-04-21

Stalking e molestie: quale rapporto? - Cass. pen. 12528/16 - Annalisa Gasparre

L"accusato era l"ex marito della vittima, probabilmente innamorato ma non corrisposto, e si è visto accusato di stalking per avere, con condotte reiterate e quotidiane, consistenti in dichiarazioni amorose deliranti ed in minacce, molestava la ex moglie, in particolare inviandole numerosi messaggi sms, decine di messaggi di posta elettronica e lettere, consegnandole a casa, sul luogo di lavoro e presso parenti, lasciandole bigliettini sul parabrezza dell'auto, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto.

Il Tribunale però lo assolveva. Pure la Corte d"appello, a cui si era rivolto il Procuratore generale, confermava l"assoluzione.

La questione, nei minimi termini, è se per avere rilevanza le condotte debbano rientrare nel parametro degli artt. 612 e 660 codice penale consistendo nella medesima condotta che, se reiterata e produttiva di un evento indicato dalla legge, si trasformerebbe in atti persecutori.

La Corte, interpellata dal Procuratore, accoglie il ricorso. In proposito precisa che la contravvenzione di molestia o disturbo delle persone "mira a prevenire il turbamento della pubblica tranquillità attuato mediante l'offesa alla quiete privata; trattasi di un'ipotesi di reato plurioffensiva, che mira a tutelare non solo la tranquillità del privato, ma anche l'ordine pubblico, ed è, pacificamente, reato di pericolo, non necessariamente abituale, potendo essere realizzato anche con una sola azione di disturbo o di molestia, purché ispirata da biasimevole motivo o caratterizzata da petulanza, ossia da quel modo di agire pressante ed indiscreto che interferisce in maniera sgradevole con l'altrui sfera privata".

Si tratta di una fattispecie del tutto "distinta, autonoma e concorrente rispetto al reato di atti persecutori di cui all'art. 612 bis cod. pen., da cui non viene assorbita per la diversità dei beni giuridici tutelati e per la diversa struttura del reato". Infatti il delitto di atti persecutori "tutela la libertà individuale ed è reato abituale di danno, per la cui sussistenza è richiesta la produzione di un evento consistente nell'alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o, in alternativa, di un evento di pericolo, consistente nel fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva".
Non è dubitabile che il delitto di atti persecutori possa essere integrato mediante molestie, oltre che mediante minacce. Tuttavia, ciò non coincide con il ritenere la fattispecie di atti persecutori quale una "reiterazione di successivi episodi di molestie, come tali singolarmente inquadrabili nella contravvenzione di cui all'art. 660 cod. pen.", per cui sia necessario una previa valutazione dell"integrazione della fattispecie "semplice" dell"art. 660 c.p. in tutti i suoi elementi.

La Suprema Corte ribadisce che "I beni giuridici protetti sono diversi tra loro - in un caso la libertà individuale, nell'altro la quiete privata e l'ordine pubblico - la struttura dei reati è ontologicamente diversa - delitto necessariamente abituale di danno in un caso, reato non necessariamente abituale di pericolo nell'altro - per cui appare evidente come dette fattispecie possano avere un nucleo strutturale comune, costituito dalla condotta molesta che tuttavia, nel delitto di cui all'art. 612 bis, cod. pen., si deve inserire in una sequenza idonea a produrre uno degli eventi di danno tipizzati dalla norma, eventualmente affiancandosi anche ad altre tipologie di condotte minacciose o lesive, mentre nella contravvenzione di cui all'art. 660 cod. pen., la rilevanza dell'ordine pubblico quale bene da tutelare rende necessario che le molestie siano commesse in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oltre che con il mezzo dei telefono.

La tutela apprestata dall'art. 612 bis, cod. pen., alla libertà individuale prescinde e non si estende ad alcuna dimensione pubblicistica, per cui dalla sfera di operatività di detto reato esula del tutto la tutela dell'ordine pubblico, con la conseguente irrilevanza dell'essere le condotte moleste, nel caso di cui all'art. 612 bis, cod. pen., commesse o meno in un luogo pubblico o aperto al pubblico".

Approfondimenti sul tema, Gasparre, Il reato di stalking tra profili teorici e applicazioni pratiche. Un viaggio tra procedure e diritto (Key Editore, 2015).



Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 gennaio – 24 marzo 2016, n. 12528 Presidente Nappi – Relatore Catena



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