Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-09-06

STALKING E REMISSIONE DI QUERELA - Cass. pen. 40202/12 - Annalisa GASPARRE

La sentenza, seppure non recente, si segnala perchè approfondisce il rapporto tra stalking e remissione di querela da parte della persona offesa.

In particolare, la Corte di Cassazione evidenzia che la remissione di querela è priva di valenza nel caso di specie perchè la vittima è stata coartata dall'imputato che l'aveva minacciata di ucciderla bruciandola viva se non avesse così proceduto. I giudici evidenziano che la remissione di querela è negozio giuridico processuale soggetto al regime dei negozi giuridici e, pertanto, "perde validità qualora risulti inficiata dall'esistenza di uno dei vizi della volontà (errore di fatto, violenza o dolo)".

Inoltre, la coartazione esercitata sulla vittima al fine di ottenere la remissione di querela ha integrato un ulteriore reato - la violenza privata - che non può ritenersi assorbita nel reato di stalking. La Suprema Corte ha affermato che la minaccia esercitata dall'autore di stalking, "congiuntamente o alternativamente alle molestie, non dà luogo a una coartazione diretta della persona offesa che la induca a fare, tollerare, od omettere qualche cosa, come è per la violenza privata, ma contribuisce invece a creare uno stato di ansia e di paura dal quale può derivare, solo per via indiretta, l'alterazione delle abitudini di vita della persona offesa. Le norme incriminatrici a confronto prendono, dunque, in osservazione condotte diverse, che si ripercuotono diversamente sulla libertà morale del soggetto passivo del reato e che possono, quindi, concorrere ed essere autonomamente sanzionate".

Sul reato di stalking e sui rapporti con altri reati, diffusamente e con ampia casistica, Gasparre, IL REATO DI STALKING TRA PROFILI TEORICI E APPLICAZIONI GIURISPRUDENZIALI, Key Editore, settembre 2015

Sulla remissione di querela, volendo, Gasparre, LA VITTIMA NEL PROCESSO. UN'ANALISI DEI POSSIBILI SBOCCHI, POTERI E FACOLTÀ CHE POSSONO ESSERE SFRUTTATI DAL DIFENSORE DELL'OFFESO, Cendon-Aracne Editrice, 2013

Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 13-07-2012) 11-10-2012, n. 40202

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRASSI Aldo - Presidente -

Dott. OLDI Paolo - Consigliere -

Dott. BRUNO Paolo Antoni - Consigliere -

Dott. VESSICHELLI Maria - Consigliere -

Dott. SABEONE Gerardo - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

H.M., nato in (OMISSIS);

avverso la sentenza del 15/07/2011 della Corte di appello di Brescia;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere Paolo Oldi;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

udito per l'imputato l'avv. ___, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza in data 15 luglio 2011 la Corte d'Appello di Brescia, confermando la decisione assunta dal giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Bergamo in esito al giudizio abbreviato, ha riconosciuto H.M. responsabile dei delitti di atti persecutori, lesioni volontarie aggravate, danneggiamento pluriaggravato, violenza privata e ingiuria ai danni di E. B., unificati dal vincolo della continuazione; ha quindi tenuto ferma la sua condanna alla pena di legge e al risarcimento dei danni in favore della parte civile.

1.1. Ha ritenuto quel collegio che sussistesse a carico dell'imputato un quadro probatorio di assoluta gravità e pregnanza, costituito dalle dichiarazioni della persona offesa, ritenute attendibili per la loro chiarezza, precisione e coerenza, nonchè dai riscontri rivenienti dalle informazioni rese da numerosi testimoni oculari, dagli accertamenti diretti della polizia giudiziaria, dalla documentazione medica acquisita e dalle ammissioni - per quanto parziali -dello stesso H..

2. Ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, per il tramite del difensore, affidandolo a sei motivi.

2.1. Col primo motivo il ricorrente denuncia, quale violazione di legge, il rigetto della richiesta di giudizio abbreviato condizionato all'escussione della persona offesa e dei testimoni oculari; lamenta che dopo il Tribunale anche la Corte d'Appello, con motivazione a suo dire carente e contraddittoria, abbia negato la necessità di far luogo all'integrazione istruttoria.

2.2. Col secondo motivo contesta la configurabilità del delitto di cui all'art. 612 bis cod. pen., invocando quantomeno l'applicazione dell'art. 530 cod. proc. pen., comma 2; nega che gli elementi probatori acquisiti dimostrino la veridicità dei fatti narrati dalla querelante; sostiene essere carente il requisito della reiterazione della condotta lesiva.

2.3. Col terzo motivo lamenta che per i restanti reati non si siano tratte le corrette conseguenze giuridiche dall'intervenuta remissione di querela.

2.4. Col quarto motivo il ricorrente protesta la propria innocenza in ordine all'imputazione di violenza privata, negando di aver esercitato alcuna coercizione sulla B. per indurla a rimettere la querela; insiste, in subordine, nell'assunto secondo cui il reato di violenza privata dovrebbe considerarsi assorbito in quello di atti persecutori.

2.5. Col quinto motivo denuncia la sproporzione tra la pena irrogata e i fatti addebitatigli.

2.6. Col sesto motivo, infine, il ricorrente impugna le statuizioni civili: sia consequenzialmente all'invocato annullamento della condanna penale; sia per l'entità eccessiva della provvisionale assegnata.

Motivi della decisione

1. La censura che sottende il primo motivo, secondo cui il diniego del giudizio abbreviato condizionato all'escussione della persona offesa e di due testimoni avrebbe comportato violazione dell'art. 438 cod. proc. pen., comma 5, va disattesa in quanto s'infrange nel principio giuridico, già ripetutamente affermato da questa Corte Suprema, secondo cui la valutazione in ordine alla compatibilità dell'integrazione richiesta con il rito abbreviato, qualora sia logicamente e congruamente motivata, non è censurabile in sede di legittimità, trattandosi di apprezzamento di merito (così Sez. 1, n. 33502 del 07/07/2010, Scimonelli, Rv. 247950; v. anche Sez. 2, n. 5229 del 14/01/2009, Mssaroni Gabrieli, Rv. 243282).

1.1. Nè può fondatamente sostenersi che la decisione negativamente assunta sia immotivata, avendo la Corte di merito dato compiutamente conto delle ragioni del proprio convincimento, col rilevare che la persona offesa aveva già reso precise e circostanziate dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, e che la richiesta di esame dei testi K.B. e L.C. non si era accompagnata ad alcuno specifico riferimento ai fatti di causa.

2. Il secondo motivo è inammissibile in quanto versato in fatto. La Corte d'Appello ha acceduto alla ricostruzione della vicenda offerta dalla persona offesa in base a un motivato giudizio di attendibilità delle dichiarazioni rese da costei nel corso delle indagini preliminari (tale essendo il significato da ricollegarsi al termine "deposizione", inappropriatamente usato nella sentenza e criticato dal ricorrente); a tal fine ha sottolineato la chiarezza, precisione e costanza del narrato della B., nonchè i riscontri tratti dalla documentazione medica, dalle attestazioni degli ufficiali di p.g. più volte intervenuti, dalle deposizioni dei testi presenti ai fatti del 10 e 11 settembre 2010, dalle parziali ammissioni rese dallo stesso imputato nell'interrogatorio di garanzia successivo al suo arresto.

2.1. La linea argomentativa così sviluppata non presenta alcuna caduta di consequenzialità, evidenziabile nel testo stesso della sentenza; mentre il tentativo del ricorrente di sottoporla a critica sotto il profilo della persuasività si risolve nella richiesta dell'adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti: il che non può trovare spazio nel giudizio di cassazione (Sez. 1, n. 42369 del 16/11/2006, De Vita, Rv. 235507).

3. Infondato è il terzo motivo. Correttamente la Corte d'Appello ha negato valenza giuridica alla remissione di querela formulata dalla B., avendo accertato che a ciò ella era stata coartata dal querelato con la minaccia di ucciderla bruciandola viva. Trattandosi di un negozio giuridico processuale, anche la remissione di querela è soggetta al regime proprio dei negozi giuridici in genere, onde perde validità qualora risulti inficiata dall'esistenza di uno dei vizi della volontà (errore di fatto, violenza o dolo).

4. Proprio la coartazione esercitata sulla persona offesa per costringerla alla remissione di querela è stata ricondotta dal giudice di merito all'ipotesi criminosa della violenza privata, in base a motivazione immune da vizi logici e giuridici. Le contestazioni mosse in argomento col quarto motivo di ricorso sono versate in fatto e non possono trovare ingresso nel giudizio di legittimità.

4.1. Infondato è l'assunto volto a sostenere l'assorbimento della violenza privata nel reato ex art. 612 bis cod. pen.. La minaccia che viene esercitata dall'autore dello stalking, congiuntamente o alternativamente alle molestie, non dà luogo a una coartazione diretta della persona offesa che la induca a fare, tollerare, od omettere qualche cosa, come è per la violenza privata, ma contribuisce invece a creare uno stato di ansia e di paura dal quale può derivare, solo per via indiretta, l'alterazione delle abitudini di vita della persona offesa. Le norme incriminatrici a confronto prendono, dunque, in osservazione condotte diverse, che si ripercuotono diversamente sulla libertà morale del soggetto passivo del reato e che possono, quindi, concorrere ed essere autonomamente sanzionate.

5. Il quinto motivo è inammissibile, in quanto non consentito dal disposto dell'art. 606 cod. proc. pen..

5.1. In proposito va rimarcato che tanto la modulazione della pena quanto la concessione delle attenuanti generiche, e il connesso giudizio di bilanciamento con le aggravanti, sono statuizioni che l'ordinamento rimette alla discrezionalità del giudice di merito, per cui non vi è margine per il sindacato di legittimità quando la decisione sia motivata in modo conforme alla legge e ai canoni della logica. Nel caso di specie la Corte d'Appello non ha mancato di motivare la propria decisione sui punti in questione, facendo riferimento alla gravità e reiterazione delle condotte illecite sanzionate, senza trascurare di sottoporre a valutazione sia il dato relativo all'età dell'imputato (non proprio giovanissimo), sia quello inerente al suo comportamento processuale (tradottosi in ammissioni meramente parziali); ne è scaturito un giudizio di adeguatezza della pena irrogata dal primo giudice sotto il duplice profilo, oggettivo e soggettivo, dei reati in contestazione.

Siffatta linea argomentativa non presta il fianco a censura, rendendo adeguatamente conto delle ragioni della decisione adottata; d'altra parte non è necessario, a soddisfare l'obbligo della motivazione, che il giudice prenda singolarmente in osservazione tutti gli elementi di cui all'art. 133 c.p., essendo invece sufficiente l'indicazione di quegli elementi che nel discrezionale giudizio complessivo, assumono eminente rilievo.

Giuridicamente insostenibile è, poi, l'assunto propugnato nel ricorso a tenore del quale sussisterebbe un vero e proprio diritto dell' H. a vedersi riconoscere le attenuanti generiche nella loro massima estensione (il che presupporrebbe il giudizio di prevalenza) a motivo dell'età e del comportamento processuale.

6. Il sesto motivo rimane travolto dall'esito negativo delle restanti doglianze nella parte in cui fonda su di esse l'istanza di "caducazione, delle statuizioni civili; ed è inammissibile nella parte in cui impugna la quantificazione della provvisionale. In proposito va ribadito il principio, più volte enunciato da questa Corte Suprema, secondo cui il provvedimento con il quale il giudice di merito nel pronunciare condanna generica al risarcimento del danno, assegna alla parte civile una somma da imputarsi nella liquidazione definitiva non è impugnabile per cassazione, in quanto per sua natura insuscettibile di passare in giudicato e desinato ad essere travolto dall'effettiva liquidazione dell'integrale risarcimento (cos, sez. 5, n. 5001 de. 17/01/2007, Mearini, Rv.236068; v. anche le più recenti Sez. 4, n. 34791 del 23/06/2010, Mazzamurro, Rv. 248348- Sez 5 n 32899 del 25/05/2011, Mapelli, Rv. 250934).

7. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i, ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Dispone l'oscuramento dei dati identificativi.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2012.

Depositato in Cancelleria il 11 ottobre 2012



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati