Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2014-12-13

STALKING: LA FINE DI UN AMORE E GLI ATTI PERSECUTORI Cass.Pen. 48690/14-Giulia CHIARINI

"STALKING: LA FINE DI UN AMORE E GLI ATTI PERSECUTORI"
Cass.Pen.48690/14- Giulia CHIARINI

- Elemento temporale: periodo in cui si verificano gli episodi

- Elemento oggettivo: stato di ansia e paura, modificazione della abitudini di vita

- Elemento soggettivo: dolo generico

La fine di una relazione sentimentale comportava, nel caso di specie, una sentenza di condanna del Tribunale di primo grado nei confronti dell"imputato il quale, con messaggi, telefonate ed appostamenti frequenti, tentava di convincere l"ex compagna a non interrompere il loro rapporto. Il soggetto, non intenzionato a rassegnarsi, tentava tre volte il suicidio in presenza della vittima e la ossessionava nel chiedere spiegazioni sulla fine del loro rapporto.
La Corte d"Appello, non ritenendo convincenti le argomentazioni della difesa, confermava la sentenza di primo grado. La Cassazione, rigettando il ricorso posto in essere dall"imputato, lo condannava. Le motivazioni poste alla base del rigetto e della conseguente condanna sono le seguenti:

la Cassazione ritiene che, ai fini della configurabilità del reato di stalking, è necessario che gli atti persecutori non si esauriscano in un solo contesto, ma si collochino in una dimensione cronologia di apprezzabile durata. Nel caso di specie la persecuzione si era perpetrata per la durata di una settimana, ma, per l"intensità della stessa, viene considerata dalla Corte di legittimità una durata sufficiente ad integrare la fattispecie prevista e punita dall"art. 612 bis. Confermando la sua stessa giurisprudenza, il supremo consesso, afferma che, ai fini dell"integrazione del delitto in esame, sono sufficienti anche due sole condotte di minaccia o molestia.

Per quanto riguarda l"elemento oggettivo, benché la Pubblica Accusa avesse ritenuto che la persona offesa avesse subito i due eventi di danno previsti dalla norma (perdurante e grave stato di ansia o di paura, fondato timore per l"incolumità propria o di un prossimo congiunto ed alterazione delle abitudini di vita) la Cassazione afferma che è sufficiente che la vittima ne abbia subito anche uno soltanto, in quanto alternativamente contemplati.

In relazione all"elemento soggettivo la norma si limita a richiedere il dolo generico, afferma la Cassazione, il quale si ritiene integrato dalla volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle stesse alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dall"art. 612 bis.

È opportuno ricordare infine che lo stalking è un reato di evento pertanto ai fini della punibilità è necessario che la persona offesa provi di aver subito uno dei due eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice (perdurante e grave stato di ansia o di paura, alterazione delle proprie abitudini di vita).



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