Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Gasparre Annalisa - 2015-08-20

STATO DI ABBANDONO DEL MINORE. LA BUONA VOLONTA' NON BASTA - Cass. 6131/15 - Annalisa GASPARRE

- Minori

- Adottabilità

- Stato di abbandono. Integra una situazione di "abbandono" non solo quella situazione in cui la vita offerta al minore sia inadeguata o il rifiuto di adempiere ai doveri genitoriali, ma anche una situazione di fatto obiettiva che, prescindendo dalla volontà dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il sano sviluppo psicofisico del minore, per il non transitorio difetto della necessaria assistenza materiale e morale.

I giudici di merito avevano dichiarato lo stato di adottabilità della minore, ritenendo inadeguato il comportamento della madre (nella specie caratterizzato da continui ripensamenti, abbandoni, ritorni e nuovi rifiuti in una sequenza tristemente ciclica che denotava instabilità emotiva e totale assenza di consapevolezza delle esigenze dei figli, come nella circostanza in cui la donna si era allontanata da una comunità abbandonando la figlia, con grave turbamento della stessa). Il giudizio, necessariamente prognostico, era negativo circa il recupero della capacità genitoriale della donna.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della madre, non ravvisando vizi logici nella sentenza e ha ricordato che la situazione di abbandono - che è presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore, comportando il sacrificio dell'esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, - è ravvisabile per legge solo quando la vita offertagli dai genitori naturali sia talmente inadeguata da far considerare la rescissione del legame familiare come l'unico strumento adatto ad evitargli un più grave pregiudizio e ad assicurargli assistenza e stabilità affettiva in sostituzione di quella negatagli nella famiglia naturale. Rileva, a tal fine, non soltanto il rifiuto intenzionale e irrevocabile dell'adempimento dei doveri genitoriali e il rifiuto a collaborare con i servizi sociali, ma anche una situazione di fatto obiettiva che, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il sano sviluppo psicofisico del minore, per il non transitorio difetto della necessaria assistenza materiale e morale.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 3 febbraio – 26 marzo 2015, n. 6131

Peresidente Forte– Relatore Lamorgese

Svolgimento del processo

La Corte d'appello di Palermo, sez. Minorenni, con sentenza 12 marzo 2014, ha rigettato il gravame proposto da M.R.S. avverso la sentenza del Tribunale dei Minorenni della stessa città che aveva dichiarato lo stato di adottabilità della figlia minore ---, nata ad ----il ---- 2008 dalla relazione con A.C..

La Corte, dopo avere illustrato le condizioni idonee a configurare lo stato di abbandono, ha ritenuto non decisivo l'argomento addotto dall'appellante S. in ordine al suo sincero attaccamento affettivo alla figlia che non poteva supplire alla capacità genitoriale mancante, con conseguente rischio per il sano sviluppo psico-fisico della minore in ragione del non transitorio difetto della necessaria assistenza materiale e morale; la Corte ha evidenziato il comportamento inadeguato della madre, caratterizzato da continui ripensamenti, abbandoni, ritorni e nuovi rifiuti in una sequenza tristemente ciclica che dimostravano impulsività, instabilità emotiva, totale assenza di consapevolezza delle esigenze dei figli, come nel caso dell'allontanamento dalla comunità W. che aveva provocato l'abbandono della figlia lasciata alle cure degli operatori, con grave turbamento della stessa che mostrava segni di aggressività e forte disagio; il dedotto recupero progressivo delle capacità genitoriali della madre (risultante da alcune relazioni del Centro Salute Mentale di Agrigento e dalla Casa di accoglienza G. C.) era smentito dal rilievo che i segnali positivi evidenziati non erano significativi di un recupero di una stabilità psichica, relazionale e sociale idonea a garantire un'equilibrata relazione con la figlia, come dimostrato da fatti successivi come l'allontanamento dalla Comunità C. e l'inizio di un periodo di vagabondaggio; la Corte ha anche rilevato l'assenza di disponibilità ad accogliere la minore da parte dei nonni materni, anche tenuto conto della conflittualità del rapporto con la S. e ha formulato un giudizio prognostico negativo sul recupero della sua capacità genitoriale.

M.R.S. propone ricorso per cassazione, sulla base di un motivo, notificato al PG presso la Corte di appello di Palermo e al curatore speciale della minore, avv. A. M., che ha presentato controricorso.

Motivi della decisione

Nell'unico motivo la ricorrente denuncia la violazione dell'art. 8 della legge 4.5.1983 n. 184, per avere la Corte di merito errato nel ritenere sussistente la situazione di abbandono morale e materiale della minore che assume di avere condotto in una comunità di recupero a causa della sua difficile situazione economica e al fine di offrirle un ambiente familiare idoneo; evidenzia il suo attaccamento alla figlia, dimostrato dalle visite frequenti e dalle plurime manifestazioni di affetto nei suoi confronti, e rileva che la situazione di difficoltà in cui si trovava nel provvedere agli interessi dei figli poteva essere superata attraverso la predisposizione di adeguate misure di sostegno.

Il motivo è infondato.

La situazione di abbandono che, ai sensi dell'art. 8 della legge n. 184 del 1983, è presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore, comportando il sacrificio dell'esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, è ravvisabile per legge solo quando la vita offertagli dai genitori naturali sia talmente inadeguata da far considerare la rescissione del legame familiare come l'unico strumento adatto ad evitargli un più grave pregiudizio e ad assicurargli assistenza e stabilità affettiva in sostituzione di quella negatagli nella famiglia naturale. Rileva, a tal fine, non soltanto il rifiuto intenzionale e irrevocabile dell'adempimento dei doveri genitoriali e il rifiuto a collaborare con i servizi sociali, ma anche una situazione di fatto obiettiva che, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il sano sviluppo psicofisico del minore, per il non transitorio difetto della necessaria assistenza materiale e morale. La Corte d'appello palermitana, cui la relativa valutazione è riservata, ha accertato l'esistenza di una situazione di abbandono della figlia, in considerazione dello stato di accertata inadeguatezza della madre a svolgere la funzione genitoriale, a causa di anomalie della sua personalità che si sono tradotte in incapacità di allevare ed educare la figlia e di garantirle un equilibrato ed armonioso sviluppo psicofisico (v., tra le altre, Cass. n. 3389/2005). E' una valutazione motivata e immune da vizi logici e, quindi, non censurabile per cassazione (v., tra le tante, Cass. n. 1674/2002). I giudici di merito hanno formulato un giudizio prognostico negativo sulla possibilità della S. di acquistare l'autonomia genitoriale che è necessaria allo scopo di assicurare alla minore l'inserimento in uno stabile e favorevole contesto familiare, pur dopo i reiterati e ostacolati interventi dei servizi sociali e nonostante l'affetto mostrato dal genitore.

La ricorrente imputa, in sostanza, alla Corte territoriale d'aver erroneamente ravvisato, nella situazione di fatto in concreto, la ricorrenza degli elementi costitutivi della fattispecie normativa della situazione di abbandono, mediante una mera apodittica contrapposizione della propria tesi a quella desumibile dalla sentenza impugnata, ma in tal modo la censura si risolve in una critica al giudizio di fatto compiuto dai giudici di merito che è inammissibile in sede di legittimità.

In conclusione, il ricorso è rigettato. Le spese del giudizio possono essere compensate, tenuto conto della complessità e delicatezza delle questioni esaminate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio.

In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.



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