Fragilità, Storie, Diritti, Generalità, varie -  Cendon Paolo - 2015-06-26

STORIA DI TERESA - Paolo CENDON

1. Il racconto del monsignore

In un celebre film di Luis Buñuel, "La Via Lattea", del 1969, si racconta di un pacioso monsignore delle Asturie che una sera - in una stamberga del nord della Spagna, lungo il tragitto verso Santiago de Compostela, dopo una gustosa mangiata, con la compagnia di un vinello rosso - illustra ai villici e ai pellegrini seduti a tavola una storia insolita.

Tra i commensali non vola una mosca, pendono tutti dalle labbra del prelato: sapiente narratore, abile come nessun altro a distillare le scene madri, a dosare i dettagli, facendo sospirare agli ascoltatori gli sviluppi dell"intreccio.

A raccontargli la vicenda - una sorta di omaggio alla figura della Madonna (delle cui imprese poco si parla tra i fedeli, oggigiorno!) – era stata la madre stessa del religioso, quand"era ancora bambino.

2. Teresa

Dunque, c"è un convento spagnolo (non distante dal luogo della locanda di cui sopra) dove le suore trascorrono le loro giornate in letizia.

Una giovane monaca, Teresa, arrivata lì da piccola, è la beniamina di tutte.

Occhi azzurri, naso minuto, di buon carattere, le sono affidati i lavori più umili; li svolge tutti con zelo lei, mai un lamento. Accendere il fuoco, ogni santa mattina d"inverno, raccogliere e spostare le braci, lavare la biancheria, rassettare, rammendare, togliere la polvere, pulire le finestre, lavare i pavimenti, lucidare i calici. E così via.

Sempre una frase buona (in dialetto) per le compagne del convento, una canzoncina sovente fra le labbra.

3. La Madonna

Il segreto di quel calore, di tanta grazia?

La devozione che la nostra suora porta alla figura della Madonna. E" la madre di Gesù l"ispiratrice di Teresa – ecco la spiegazione - la sua fonte di serenità: e la nostra suorina non smette un secondo di

alimentare, dentro se stessa, il colloquio silenzioso con la Vergine. Ne trae gioia e conforto, mai che si senta affranta, sfiduciata, sempre quel volto e quella voce celeste accanto.

Solo ogni tanto qualche oscuro languore, alla pancia o allo stomaco (colpa delle more che ha mangiato, forse del sole di novembre). Maria le compare qualche volta nella stanza, all"improvviso, di solito verso l"imbrunire: un alone bianco dietro, un profumo diffuso di caprifoglio, prima del riposo notturno - così almeno a lei sembra (la prendono in giro per questo!). Le parla a bassa voce, l"ascolta

sorridendo dal balcone, sorella quasi più che madre; dura qualche istante la visita, sono quelli i momenti più belli.

4. Il giovanotto

Un giorno fa la sua apparizione al convento un giovane uomo; è stato assunto da poco per lavori.

Dorme fuori, va e viene quotidianamente dal paese; una specie di factotum, svolge le incombenze più pesanti: zappare l"orto, andare su è giù col carro, occuparsi del cavallo, spaccare legna, dissodare un

campo, tirar su l"acqua dal pozzo, costruire palizzate. La vicinanza dei compiti fa sì che suor Teresa e il neo arrivato debbano incontrarsi di frequente, nell"orto e in dispensa, per collaborare.

Vivace, riccioli scuri: occhi lucenti di carbone, che si accendono a ogni parola; mostra di prendere la vita come uno scherzo, sempre la battuta pronta, dice a ripetizione cose buffe - chissà se vere o

inventate! Parla di oggetti e di persone che la nostra suorina neanche si immaginava esistessero, ha un modo di raccontare! Ogni due per tre la fa sbellicare, impossibile resistere.

Non è come ridere insieme alle altre suore. Al tempo stesso si vede che è solo al mondo, il giovanotto. Nessuna famiglia dietro, verrà fuori che ha perso i genitori da bambino, che la vita per lui è stata sempre un girovagare, scappando dalle case, tra insulti e rimbrotti. Fame ogni tanto, nessuna scuola, tanto buio e qualche lacrima - botte talvolta, ci sono piccole cicatrici che parlano.

5. Idillio

Una volta che i due sono chini al pozzo lei scivola su una zolla bagnata, cade in avanti; lui la sostiene, le loro guance si sfiorano.  Non capita altro, dura solo un attimo. Tutto al momento continua come

se niente fosse successo. La notte lei non riesce però a chiudere occhio. Cosa sta accadendo?

Non aveva mai provato nulla di simile. Quella guancia ispida e morbida al tempo stesso, un odore di fieno e di limoni insieme. Lo incontra il giorno dopo, in dispensa, da come la guarda capisce

che anche per lui è lo stesso. Diventa rossa, scappa confusa in un"altra stanza. Lui dopo un po" la raggiunge, non dice niente, la osserva in silenzio; si capisce che è turbato. Suor Teresa sente nel cuore qualcosa che insieme punge e che si scioglie, che entra in circolo, facendola come vacillare.

Tre giorni dopo il primo bacio, appena appena.

Due giorni ancora e i due decideranno di fuggire insieme.

6. Scelte difficili

Fuggire, sì, perché volersi bene in convento è impossibile, che altro fare se no?

Eppure, una decisione terribile. Abbandonare il chiostro, la cappella, il refettorio, la lavanderia perfino: quella vita così protetta, che lei conosce ormai alla perfezione! Soprattutto: privare le altre suore del suo apporto, lasciarle senza aiuto. Peggio: deluderle così profondamente, ferire il convento.

Lo scandalo poi: chissà le reazioni del vescovo, le sanzioni, chissà le risatine nascoste, i pettegolezzi in paese.

No, non può farlo, non lo farà.

E cos"altro decidere però? Lui non smette un secondo di insistere. Dentro, lei si sente un"altra ormai: fitte allo stomaco ogni volta che si sveglia, sogni inconfessabili la notte (ma è così che siamo fatti?),

vampate frequenti, un bisogno di vederlo di continuo. Al solo sentire la veste monacale che le ondeggia fra i sandali e le calze, al soffio del passaggio di lui, quando va e viene di corsa dalla

cantina, le manca ogni volta il respiro.

7. Nottetempo

La fuga avverrà di notte, dalla finestra sul giardino. Luna piena, ci si vede abbastanza. Una borsa con le sue cose dentro, si è cambiata beninteso: la veste da suora l"ha riposta nell"armadio, anche il crocefisso. Ha indossato l"abito che una ragazza passata due mesi prima al convento aveva lasciato lì, macchiato; lei l"aveva lavato, le sue misure, le torna comodo adesso. Un fazzoletto sui capelli corti,

si farà chiamare Margherita. Lui dall"esterno l"aiuta a scivolare fuori. Senza far rumore attraversano il giardino: due ombre gattesche fra le aiuole, aprono il cancello (ha oliato i cardini il giorno prima, non cigola più), fuori il calesse che un amico ha prestato; scompaiono nella notte.

Non si è più fatta sentire la Madonna, da giorni. Suor Teresa ha cercato di non pensarci; c"è lui nella sua testa ormai, il resto è come accantonato. Quel fuoco dentro, un"altra vita che comincia.

8. Prime delusioni

Passano così dieci mesi.

Le cose – là dove sono andati - non vanno però come lei avrebbe sperato. Se ne accorge ben presto. I primi tempi lui è gentile, affettuoso; poi tante sfumature hanno cominciato a cambiare. Come

una margherita che perda un petalo al giorno. Pian piano sono emersi, nel suo compagno, difetti che lei mai avrebbe supposto.

Quando Teresa parla di matrimonio, lui cambia subito discorso. Non si è trovato un lavoro, ha dovuto pensarci lei a cercare un posto da cameriera in una trattoria, anzi da sguattera. Città sporca, rumorosa, gente triste per le strade. Buia la loro casa, a pianoterra: mai un regalino da lui, mai un fiore, un

dolcetto, una sorpresa; dopo un po" nessun bacio. Poi più nessuna passeggiata insieme. Abbracci sempre più veloci, anche la notte, nessun apprezzamento per la sua cucina; e sì che lei ci si dedica

tanto!

Sbadigli invece, qualche bicchiere di troppo, poco sapone, ozio; le dita nel naso o a grattarsi i piedi, nessun progetto, scortese con gli animali. Un giorno perfino una bestemmia. L"amore in lei sta andandosene.

9. Sempre peggio

"Capirete – commenta il nostro monsignore - la confusione e il dispiacere della ragazza". Non sa decidersi in effetti, Teresa: ormai non lo vede più come prima: l"orgoglio le imporrebbe di restare, sì, e dove rifugiarsi tuttavia, ci fosse una via d"uscita! Si tormenta, è desolata; buttarsi nel fiume mai beninteso: al mondo però non ha nessuno, la sua vita è sempre stata il convento. E lì certo

non può pensare di tornare. Passano le settimane, la situazione non migliora. Anzi comincia a dire,

lui, che sarebbe meglio che Teresa se ne andasse, per il bene stesso di lei. La verità è che dev' esserci un'altra donna, dove va in effetti la sera, quando fa sempre tardi? Da certe carte sembra che anche la polizia lo cercasse, per questo forse se n"era andato, a suo tempo, prendendo quel lavoro in convento.

Con la Madonna, Teresa non ha più osato riaprire il colloquio; vorrebbe certe volte, ci pensa la sera, spesso anzi da ultimo. Teme però di aver perduto la strada; l"altra non si è più fatta viva d"altronde.

Troppo grandi le sue colpe, sarà per questo; neanche in chiesa va più, si sente indegna.

10. Nostalgia

Cresce ogni giorno la nostalgia per i tempi andati: le ombre calde del monastero, le rose da curare, la ghiaia, il ritmo delle piccole cose; le tortore che la svegliavano, l"odore di zuppa (anche se non le piaceva tanto), le occupazioni quotidiane. Le sorelle incrociate sotto il chiostro, così familiari, operose. Le confidenze improvvise nei corridoi, le filastrocche, il rosario: il cuore leggero, il rumore della pioggia sugli alberi, le vite romanzate dei santi. La madre superiora sempre pronta a lodarla, a incoraggiarla; a non sgridarla mai se non dolcemente.

11. Brutte scoperte

Una mattina la scoperta più terribile. Sola in casa, apre per caso un cassetto che lui aveva dimenticato di chiudere a chiave: ed ecco balzare fuori fotografie, lettere.

Lui è già sposato, ha una moglie! Questa la verità, drammatica, mai neanche lontanamente immaginata. Una donna col cognome di lui, che esiste da qualche parte, viva e vegeta - la prova è un francobollo di tre giorni prima.

Il matrimonio chissà quando celebrato, finito.

Finito … nemmeno questo è sicuro, parrebbe in realtà che la moglie gli chieda di tornare; forse c"è anche un bambino di mezzo. Il peggio del peggio.

Non può restare neppure un"ora di più; prepara subito una lettera di addio, basta.

Lascia intendere che al mattino andrà al lavoro, come al solito; a notte fonda si alza invece furtiva (lui è mezzo ubriaco che russa), si veste senza far rumore, corre veloce alla stazione.

C"è un treno che passa a ore piccole, se l"era segnato, il biglietto l"ha già in tasca. Tornerà al convento.

12. Bilanci

"Seduta in treno – è il nostro prelato che commenta – i pensieri di lei si possono ben immaginare!".

Un senso di liberazione, chilometro per chilometro, insieme però a un"idea di fallimento; nemmeno i pecca ti le sono riusciti bene!

Giusto scappare da quell"uomo, però anche un suggello di sconfitta. L"ennesimo colpo andato a vuoto, l"ultimo di un"esistenza senza meriti.

Un disastro la sua vita, pensa Teresa, mentre le ruote del vagone scorrono; niente di buono da salvare. Cattiva monaca del convento, compagna degenere delle sorelle, figlia disubbidiente di Maria

Vergine; donna senza amore perfino!

13. Ansia

Sopra ogni altro pensiero – così siamo fatti! - la preoccupazione per gli incontri che l"attendono.

Chissà come l"accoglieranno le compagne … e vorranno accoglierla poi? Dieci mesi via, neanche un biglietto aveva lasciato, sarà disposta la superiora a riprenderla? Verrà processata dal vescovo, punita probabilmente; la frusteranno con le ortiche chissà, se lo meriterebbe: scacciata dal convento, e dove rifugiarsi allora? Ha sentito di tante storie finite male!

Oppure la terranno, ma non sarà più una vera suora: niente più abito sacro, niente velo, mangiare da sola, niente più comunione; nessun inno la domenica pomeriggio, niente più benedizioni, santini.

Forse era anche finita sul giornale, in copertina - "Questa suora chi l"ha vista?" - con la foto del viso (una in archivio effettivamente c"era).

Negli occhi dei paesani disprezzo allora, compassione; le donne che si girano dall"altra parte, gli uomini a fissarla di nascosto, ammiccando: "E" quella scappata col vagabondo, ammogliato, cosa

facevate insieme, ehi raccontaci!".

Ah, se potesse cancellare tutto!

14. Ritorno al convento

Scende dal treno, è ancora buio quando giunge al cancello. Compie all"inverso il percorso di dieci mesi prima: la chiave è nascosta nel muro, nel solito punto, apre facilmente, varca l"ingresso.

Scivola quatta verso la finestra in giardino.

Non è tirata la maniglia, può arrampicarsi: guarda prima dentro, non si vede nessuno, scavalca a tentoni il davanzale; entra all"interno della stanza. L"odore di sempre, cera, umido, un po" d"incenso diffuso, la stessa disposizione di mobili.

Meglio accendere la candela, una era nel cassetto: è ancora là, che fortuna! Anche gli zolfanelli … Apre l"armadio, ecco intatte le sue vesti di suora, altra sorpresa.

Subito le indossa (come sono familiari!), si rassetta.

15. Nel corridoio

Sono arrivate le sei così, il tocco del campanile, albeggia ormai. E" (era cioè quella prima) la sua ora d"inizio lavori. Scosta piano l"uscio sul corridoio, si affaccia: bisogna uscire all"esterno adesso, affrontare le sorelle. Non può starsene chiusa il giorno intero, i primi passi fuori, coraggio!

Infila il centro della corsia, comincia a muoversi con lentezza verso destra. Quando arriva all"angolo prospiciente la sala, e sente il fruscio di qualcuno che sta avvicinandosi dall"altra parte, sulle mattonelle rosse, rallenta un attimo, si ferma; il cuore le batte forte al punto da scoppiarle in petto.

16. Le sorelle

"Invece niente – riprende il nostro monsignore - non succede niente di brutto. Nulla di strano e diverso dal solito".

Tutti quanti, si accorge con meraviglia Teresa, la trattano esattamente come sempre. Come se niente fosse successo.

Una prima compagna (la riconosce dopo un secondo) le accenna al freddo di fuori, brontolando che ha i geloni; la seconda ha in mano un bricco che scotta e borbotta di certe tovaglie, da smacchiare nel

pomeriggio: un"altra (dicendo che ci vede meno) prega Teresa se potrà aiutarla in un rammendo, più tardi.

Le stesse facce – nota - con minime differenze: una sorella con due rughe più profonde, la seconda con gli occhiali, la terza con una specie di tic al naso. Si adegua subito Teresa con sollievo; risponde gentile, disinvolta quasi, in bocca si ritrova le parole consuete, sulla lingua perfino quel vecchio motivetto.

Ma che cos"è un sogno, una commedia che recitano - si erano messe d"accordo prima?

17. La superiora

Poco dopo l"incontro con la badessa. Di nuovo il cuore a martellarle, invece niente anche stavolta: risponde all"inchino di Teresa, la superiora, con una sorta di sorriso indaffarato, l"aria di chi le ha dato la buona notte qualche ora prima.

Mormora che al pomeriggio (ma lo sa già no?) ci sarà la visita del nuovo confessore: che ogni cosa sia in ordine, per carità, cambiare subito quelle ortensie che hanno perso freschezza, far andar via

dall"ingresso l"odore di cipolla!

"E Teresa, pizzicati un po" le guance, anche tu, sono sicura che il Signore è d"accordo". La cantilena di sempre.

18. Ecco perché

"Come mai un"accoglienza del genere? – sorride il nostro monsignore, girando intorno lo sguardo

– Chi ce la fa, sforzatevi …".  Si scrutano l"un l"altro i presenti. Facce attonite, nessuno che respiri:

il cane anche lui le orecchie dritte, sul pavimento, chi ha in bocca un sorso di vino nemmeno deglutisce.

"Perché la Madonna- risponde il prelato, tornato serio - aveva fatto il miracolo. Quando Teresa aveva lasciato il convento, nel momento stesso in cui aveva varcato il cancello, dieci mesi prima, la Vergine

aveva deciso di prenderne il posto, le sembianze. E durante tutto il tempo aveva sbrigato, una dopo l"altra, le mansioni che Teresa avrebbe svolto se fosse rimasta: accendere il fuoco all"alba, preparare

la tavola per la colazione, dare il pastone alle galline, il turno in lavanderia alle otto, l"orto poi, le passamanerie alle tende, sparecchiare, il sugo, i tappeti, le tegoline da pulire, tutto il resto.

Nessuno aveva potuto accorgersi della sua assenza".



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immagine A3M

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