Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-07

STORIE DI QUOTIDIANA FOLLIA E DI FOLLIA D'AMORE Giuseppe FEDELI

STORIE DI QUOTIDIANA FOLLIA E DI FOLLIA D'AMORE

"Che l'Amore è tutto è tutto ciò che sappiamo dell'Amore" (E. Dickinson)

Taranto. Mimmo, il bimbo ucciso due volte, così titola in prima pagina uno dei tanti tabloid che occhieggiano nell'edicola. Ucciso dalla mafia, in uno spietato attentato, la mattanza di Palagiano. "'u peccenne", angelo dalle chiome bionde come spiga di grano, gli occhi straripanti di cielo, nemmeno tu sei stato risparmiato dalla furia belluina. Ammazzato due volte, perché quando ancora nuotavi beato nell'antro materno, tuo padre veniva anche lui trucidato. In nome della legge del sangue che prevarica col suo volto demoniaco su tutto e su tutti, della legge del più forte, della legge senza legge, mossa da istinti arcaici, animali, de-codificabile solo attraverso i codici "criptati" di una spaventosa weltanschauung che non ha ragione né misura: oi barbaroi, ancora peggio. Mi riesce difficile esprimere l'orrore e il raccapriccio di fronte a tanta ferocia, constatare come a cospetto di tanta malvagità e barbarie si sia tutti disarmati, e si resti sbigottiti, increduli, estrusi da un mondo che vive e si pasce dell'altrui sangue, e della purezza. Fino a vilipendere e spezzare la casta bellezza di un fiore, la sacertà di una vita in boccio, l'essere ciò che è ineffabile, e solo si lascia guardare, ammirare, affascinare. Ma la tenerezza e le lacrime non hanno diritto di cittadinanza nel cerchio dei "mammasantissima", in questa "Gomorra" più "vera" di un serial horror. Sotto choc i fratellini superstiti, titola ancora la pagina del quotidiano, così fragile che al solo sfogliarla par di sciuparla, ridurla cenere, come di cenere è ormai il respiro di Mimmo. Infida giungla che ha spalancato l'abisso della morte sotto il "lieve passo di danza" del bambino: "grazia felice . . . soffio e cristallo" contro il "ruggito di un sole ignudo": è il paesaggio elevato a emblema della dismisura in Ungaretti. Anche il grande poeta al volo d'Icaro franò ignudo nella voragine: "Tutto ho perduto dell'infanzia/e non potrò mai più/smemorarmi in un grido. L'infanzia ho sotterrato/nel fondo delle notti/e ora, spada invisibile,/mi separa da tutto. Di me rammento che esultavo amandoti,/ed eccomi perduto/in infinito delle notti. Disperazione che incessante aumenta/la vita non mi è più, arrestata in fondo alla gola/ che una roccia di gridi". Ma chi potrà dire, scrivere queste parole a una corsa a perdifiato brutalmente troncata, a un virgulto strappato violentemente alla terra, ora che mamma (anche lei vittima della strage) e papà sono anch'essi volati verso altri Lidi? La nostra Speranza va però oltre l'ultimo respiro, nell'attesa del Giardino perduto e da sempre bramato, nella nostalgia d'uno sguardo, o nel dolore incommensurabile di un'assurda resa di conti che non può conoscere condoni o amnistie,se non nel Cuore imperscrutabile di Dio.

L'altra storia, una storia edificante, che potremmo titolare, parafrasandone il significato, l'altra metà del cielo, ha origine anch'essa in una perdita incolmabile, ma va a sfociare nel mare senza fine dell'Amore. Dalla disperazione per la morte di Roberto*, quando ormai pareva essersi smarrita la stessa ragione di esserci, fai risoluto valigie e bagagli e e vai a "costruire" una scuola in Kenia. Alla "veneranda" età di ottantatré anni, sei ormai di casa in quella terra allo stremo ma da cui emana una contagiosa, irresistibile malìa. Lì, in mezzo a quella miseria e a quella dignità hai ritrovato il senso della vita e la forza di durare oltre il frutto della tua carne: da tuo figlio, promessa del salto con l'asta, a tanti bambini, promessa d'eterno, che ormai sono parte della tua grande, meravigliosa "famiglia".

Due storie che, ognuna a suo modo, ci dicono che l'Amore, squadernato in ogni tempo e modo in un cielo senza confini, combatte indomito il male che non conosce frontiere né nome, ma solo empietà e dissacrazione, oltraggio e infamia, viltà e sangue, da cui esce sempre vincitore.

Giuseppe Fedeli

P.S.

* Si tratta di Bruno Donzelli -già insegnante di Fermo- padre di Roberto



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