Articoli, saggi, Circolazione stradale -  Mazzon Riccardo - 2013-07-05

STRADE, AUTOSTRADE E SINISTRI: IL VALORE RESIDUALE DEL CONCETTO DI INSIDIA - Riccardo MAZZON

La disciplina della responsabilità ex articolo 2051 del codice civile non sarà applicabile, alla pubblica amministrazione, solo nei casi di impossibilità, in concreto, dell'esercizio di un'effettiva custodia del bene demaniale, anche tenuto conto della natura del bene e della causa del danno (esemplare, a tal proposito, la seguente pronuncia rilasciata in fattispecie in tema di caduta di un pedone, mentre attraversava una piazza, a causa della sconnessione del manto stradale);

"in tema di responsabilità della P.A. ex art. 2051 c.c. per i beni demaniali con riguardo ai criteri d'imputazione della stessa i medesimi devono tener conto della natura e della funzione di detti beni, anche a prescindere dalla loro maggiore o minore estensione considerato che il custode dei beni demaniali destinati all'uso pubblico è esposto a fattori di rischio potenzialmente indeterminati a causa dei comportamenti degli innumerevoli utilizzatori che non può escludere dall'uso del bene e di cui solo entro certi limiti può sorvegliare le azioni cosicché all'ente pubblico custode vanno addossati, in modo selettivo, solo i rischi di cui egli può essere tenuto a rispondere in relazione ai doveri di sorveglianza e di manutenzione razionalmente esigibili, in base ai criteri di corretta e diligente gestione, tenuto conto della natura del bene e della causa del danno" (Trib. Novara 7 marzo 2011, n. 201, GM, 2011, 5, 1278 – conforme, con responsabilità dell'ente comunale per il sinistro occorso al pedone caduto in un tombino a causa del ribaltamento della lastra posta a copertura dell'impianto fognario, in quanto gli impianti fognari, da chiunque realizzati, una volta inseriti nel sistema delle fognature comunali rientrano nella sfera di controllo dell'ente pubblico: Trib. Novara 19 ottobre 2010, n. 960, Redazione Giuffrè 2010 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

in tal caso, l'ente pubblico risponderà comunque dei danni cagionati da detti beni all'utente, ma secondo la regola generale, dettata dall'articolo 2043 del codice civile; in tal senso, anche Tribunale di Piacenza 26 maggio 2011, in quanto, ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., per l'impossibilità in concreto dell'effettiva custodia del bene demaniale, l'ente pubblico risponde dei danni cagionati da detti beni all'utente, secondo la regola generale dettata dall'art. 2043 c.c., che non prevede alcuna limitazione della responsabilità dell'amministrazione per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia o trabocchetto:

"in questo caso graverà sul danneggiato l'onere della prova dell'anomalia del bene demaniale della strada, fatto di per sé idoneo in linea di principio a configurare il comportamento colposo della p.a., sulla quale ricade invece l'onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali ad esempio la possibilità in cui l'utente si sia trovato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la suddetta anomalia" (Trib. Piacenza 26 maggio 2011, n. 458, Redazione Giuffrè 2011).

L'esempio più importante della dicotomia beni effettivamente controllabili dalla pubblica amministrazione/beni sui quali, a causa della loro eccessiva estensione, la pubblica amministrazione non è in grado di esercitare, in concreto, l'effettiva custodia, riguarda il demanio stradale ove, se per le autostrade – in quanto destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza - l'apprezzamento relativo all'effettiva possibilità del controllo induce a ravvisare la configurabilità, in genere, di un rapporto di custodia utile agli effetti di cui all'articolo 2051 del codice civile,

"l'automobilista che, percorrendo l'autostrada, resti coinvolto in un incidente a causa del ghiaccio sull'asfalto, può chiedere il risarcimento dei danni anche al gestore della stessa designato alla custodia di quel tratto autostradale. Per le autostrade, destinate per loro natura alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l'apprezzamento sull'effettiva possibilità del controllo da parte del gestore non può che indurre a ravvisare in capo allo stesso un rapporto di custodia con relativa applicabilità del regime di responsabilità ex art. 2051 c.c." (Cass. Civ., sez. III, 24 febbraio 2011, n. 4495, DeG, 2011; RGCT, 2011, 2; GCM, 2011, 2, 293),

quanto alle altre strade sarà invece necessario verificare, caso per caso, l'eventuale impossibilità in concreto dell'effettiva custodia del bene; in quest'ultimo frangente, l'ente proprietario potrà, pertanto, rispondere dei danni subiti dall'utente ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile

"in ordine ai danni subiti dall'utente della strada in conseguenza dell'omessa od insufficiente manutenzione di strade pubbliche, il referente normativo per l'inquadramento della responsabilità della p.a. non è costituito ordinariamente dall'art. 2051 c.c., che sancisce una presunzione di responsabilità inapplicabile nei confronti della p.a. con riferimento ai beni demaniali, quando risulti l'oggettiva impossibilità di un esercizio del potere di controllo di essa sulle strade in custodia, in dipendenza del loro uso generale e diretto da parte dei terzi e della notevole estensione di tali beni ma dall'art. 2043 c.c. che sancisce nell'osservanza della norma primaria del "neminem laedere", di far sì che la strada aperta al pubblico transito (e la sua pertinenza costituita dal marciapiede) non integri per l'utente una situazione di pericolo occulto, tale da realizzare la c.d. insidia o trabocchetto. Pertanto, in tal caso, la responsabilità è configurabile a condizione che venga provata dal danneggiato l'esistenza di una situazione insidiosa caratterizzata dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità subiettiva del pericolo stesso. In ogni modo, le predette condizioni della notevole estensione del bene demaniale e della sua utilizzazione generale e diretta da parte dei terzi costituiscono soltanto figure sintomatiche dell'impossibilità della custodia e, come tali, vanno sottoposte in concreto al vaglio del giudice di merito, ritenendosi in particolare, che l'ubicazione della strada nel perimetro urbano delimitato dallo stesso Comune sia un elemento sintomatico della possibilità di esercitare la custodia. Ne discende che, qualora si configuri la possibilità del rapporto di custodia di cui all'art. 2051 c.c., il custode ha la possibilità di liberarsi della responsabilità presunta a suo carico mediante la prova liberatoria del fortuito, e cioè dando la dimostrazione adeguata alle concrete circostanze del caso dell'eventuale comportamento colposo dello stesso soggetto danneggiato nell'uso del bene demaniale, che quindi può valere ad escludere la responsabilità della p.a. se sia tale da interrompere il nesso causale tra la cosa e l'evento produttivo del danno, ovvero possa atteggiarsi come concorso causale colposo ai sensi dell'art. 1227, comma 1, c.c., con la conseguente diminuzione della responsabilità del custode in proporzione all'incidenza causale del comportamento del danneggiato" (Trib. Bari, sez. III, 9 febbraio 2011, n. 454, Giurisprudenzabarese.it 2011),

restando, in tal caso, a carico del danneggiato l'onere di provare l'anomalia del bene; spetterà, allora, al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità, in cui l'utente si sia eventualmente trovato, di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la predetta anomalia (nella recente pronuncia che segue, ad esempio, applicando il riportato principio, in relazione ad un sinistro occorso a seguito della manovra necessitata dall'attraversamento di un animale in autostrada, la Suprema Corte ha affermato che, dimostrata la presenza di un animale idoneo all'intralcio alla circolazione, non spetta all'attore in responsabilità, tanto nella tutela offerta dall'art. 2051 c.c. che in quella di cui all'art. 2043 c.c., provarne anche la specie, che semmai andrà dedotta e dimostrata dal convenuto, nel caso la società di gestione dell'autostrada, quale indice di ricorrenza di un caso fortuito - fattispecie relativa ad un sinistro causato dalla presenza in autostrada di una volpe):

"la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall'art. 2051 c.c., ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell'attore del verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode, posto che funzione della norma è quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa, intendendosi custode chi di fatto ne controlla le modalità d'uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario o chi si trova con essa in relazione diretta, salva la prova, che incombe a carico di tale soggetto, del caso fortuito, inteso nel senso più ampio di fattore idoneo ad interrompere il nesso causale e comprensivo del fatto del terzo o dello stesso danneggiato. Per le autostrade, destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l'apprezzamento relativo all'effettiva possibilità del controllo induce a ravvisare la configurabilità, in genere, di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all'art. 2051 c.c.; ove non sia applicabile la responsabilità di cui alla norma citata, per l'impossibilità in concreto dell'effettiva custodia del bene, l'ente proprietario risponde dei danni subiti dall'utente ai sensi dell'art. 2043 c.c., essendo in questo caso a carico del danneggiato l'onere di provare l'anomalia del bene, mentre spetta al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità, in cui l'utente si sia trovato, di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la predetta anomalia" (Cass. Civ., sez. III, 19 maggio 2011, n. 11016, GCM, 2011, 5; GDir, 2011, 25, 55; DeG, 2011 – conforme, quanto ad attraversamento improvviso della sede stradale da parte di un cane, risultato essere 'randagio': GdP Bari 21 settembre 2010, n. 7091, Giurisprudenzabarese.it 2010).

D'altro canto, gli enti proprietari delle strade, ai sensi dell'art. 14 d.lg. 30 aprile 1992 n. 285, devono - salvo che nell'ipotesi di concessione prevista dal comma 3 della predetta norma - provvedere: a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; b) al controllo tecnico dell'efficienza delle strade e delle relative pertinenze; c) all'apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta:

"trattasi di obbligo derivante dal mero fatto di essere proprietari il quale può concorrere con ulteriori obblighi (e, quindi, con ulteriori cause di responsabilità) del medesimo ente o di altri, derivanti da altre normative e, in particolare, dalla disciplina dettata dall'art. 2051 c.c." (Cass. Civ., sez. III, 22 aprile 2010, n. 9527, GCM, 2010, 4, 581; AGCSS, 2010, 7-8, 600).

Resterà, a questo punto, residuale l'importanza del concetto di "insidia",

"perché si configuri la responsabilità della p.a. per i danni subiti dagli utenti delle vie pubbliche di proprietà della prima, è necessario che vi sia una situazione di pericolo occulto, insidia o trabocchetto, non visibile e non prevedibile. La mancanza di uno degli anzidetti requisiti vale ad escludere l'operatività della responsabilità dell'ente. Nel caso di specie, non sussiste la responsabilità della pubblica amministrazione in relazione al sinistro occorso alla parte attrice in un tratto di strada connotato da pavimentazione particolarmente sconnessa con evidenti tracce di scavi eseguiti per il ripristino della rete fognaria e ricoperti solo in parte con terra e ghiaia determinanti variazioni continue del piano stradale. La circostanza per la quale le sconnessioni del fondo siano note alla parte attrice, solita a passare nella via ove si è verificato il sinistro, esclude qualsiasi forma di responsabilità in capo all'ente pubblico apparendo inverosimile che la stessa potesse non essere a conoscenza del dissesto del manto stradale" (Trib. Cassino, 3 febbraio 2011, n. 100, GDir, 2011, 10, 56 - conforme, ma con responsabilità della p.a. non limitata ai soli casi di insidia o trabocchetto, integrando questi solo elementi sintomatici della responsabilità e non potendosi escludere che possa individuarsi nella singola fattispecie anche un diverso comportamento colposo della p.a.: Trib. Teramo 2 febbraio 2011, n. 46, GLAbruzzo 2011),

utilizzabile, pertanto, solo nei casi in cui alla pubblica amministrazione non possa esser applicato l'articolo 2051 del codice civile, a causa dell'accertata impossibilità della stessa, in concreto, di coltivare efficacemente un'effettiva custodia del bene; pregnante, a tal proposito, la pronuncia che segue, quando afferma che la cd. insidia o trabocchetto non è un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto; tale situazione, pur assumendo grande importanza probatoria, in quanto può essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico con il sinistro e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo, non esime il giudice dall'accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall'art. 2043 c.c.:

"tale accertamento, con riferimento ai danni cagionati da cose in custodia, è reso superfluo dalla riconducibilità della fattispecie all'art. 2051 c.c., che prevede un'ipotesi di responsabilità oggettiva, ferma restando la facoltà del custode di provare che il danno è stato determinato da cause create dal danneggiato, da lui non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più efficiente attività di manutenzione" (Cass. Civ., sez. III, 30 settembre 2009, n. 20943, GCM, 2009, 9, 1381; AGCSS, 2010, 4, 328).

Ultronee, invece le pur frequenti pronunce di merito che inseriscono il concetto di insidia tra gli elementi costitutivi della fattispecie di cui all'articolo 2051 del codice civile,

"gli elementi costitutivi della fattispecie di cui all'art. 2051 c.c. dell'insidia stradale sono l'uno oggettivo consistente nella sorpresa, coincidente con l'imprevedibilità del pericolo in ragione dell'improvvisa disgregazione azione della pavimentazione tale da non permettere una chiara distinzione visiva tra la superficie regolare e la superficie sconnessa, e l'altro soggettivo della non evitabilità del pericolo derivante dall'impossibilità di avvistare in tempo utile il pericolo e di porvi rimedio" (Trib. Roma, sez. II, 13 giugno 2011, n. 12738, Redazione Giuffrè 2011),

ponendone addirittura a carico del danneggiato l'onere probatorio:

"in tema di danno da responsabilità ex art. 2051 c.c. non può essere accolta la relativa azione di addebito quando non venga provata da chi ha agito l'insidia ed il nesso di causalità tra la stessa ed il fatto lesivo" (App. Roma, sez. I, 7 marzo 2011, n. 932, Redazione Giuffrè 2011).



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