Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-11-21

STRUTTURE SANITARIE ACCREDITATE: IL PRIVATO VA TUTELATO – Tar Sardegna 760/14 – Alceste SANTUARI

Servizi sanitari

Taglio del budget per le strutture private accreditate

Il Tar accoglie il ricorso di una struttura contro il taglio previsto dall"ASL competente

Con sentenza n. 760 del 7 ottobre 2014, la sezione prima del Tar Sardegna ha accolto il ricorso presentato da una struttura sanitaria privata accreditata che contestava la legittimità di una deliberazione del direttore generale di una ASL regionale con la quale si riduceva il budget a disposizione della struttura privata.

Con propria deliberazione, la Regione Sardegna nel 2012, nella programmazione finanziaria 2013-2015, aveva ridotto del 3 per cento il tetto di spesa per il 2013 assegnato ad una ASL.

Quest"ultima aveva stipulato due contratti con la struttura sanitaria privata accreditata alle medesime condizioni del 2012.

Nel mese di luglio, il direttore generale dell"ASL approvava uno schema di contratto per l"erogazione delle prestazioni nel triennio 2013-2014-2015 che stabiliva tra l"altro:

  1. una riduzione del tetto di spesa rispetto al 2012 pari all"11,5%, avvenuto secondo parte ricorrente senza che si sia tenuto conto né del fatturato storico, né del fatto che la capacità erogativa della struttura fosse rimasta immutata, né che il Piano di fabbisogni aziendali non ha previsto riduzioni dei volumi di prestazioni erogate dal ricorrente.
  2. l"applicazione del medesimo tetto di spesa anche alle prestazioni già effettuate, regolate da contratti diversi;
  3. l"obbligo per la struttura di avvalersi del CUP della Regione Sardegna quale unico (obbligatorio) strumento di accesso alle prestazioni.

I giudici amministrativi sardi, richiamando una precedente sentenza (Tar Sardegna, sez. I, 17 gennaio 2014, n. 66), hanno ribadito che:

  1. la retroattività della deliberazione deve trovare un limite "costituito dalla tutela dell"affidamento del privato, il quale abbia (al momento in cui venga determinato il tetto di spesa annuale) già svolto le prestazioni cui è tenuto sulla base degli accordi contrattuali conclusi con le singole aziende sanitarie locali". L"affidamento del privato – in particolare – segnala il Tar si fonda sull"aspettativa che il livello di spesa dell"anno in corso si conformi (quantomeno) a quello riconosciuto per l"anno precedente
  2. la determinazione dell"ASL non può discostarsi dalla previsione di finanziamento regionale, ossia la quota di finanziamento disposta dall"ASL territoriale non può essere superiore a quella determinata dalla Regione.
  3. le determinazioni dell"ASL devono essere motivate, a fortiori quando incidono in maniera "così rilevante sull"attività delle strutture accreditate (che, in conseguenza di tali decisioni finanziarie, potrebbero in ipotesi essere indotte a sottrarsi alle stipula dei contratti con le Aziende Sanitarie);
  4. mentre nello schema tipo di contratto per l"acquisizione di prestazioni specialistiche ambulatoriali approvato dalla Regione il ricorso al Cup si configura quale strumento alternativo (e quindi facoltativo) rispetto a quello proprio della struttura, il contratto predisposto dall"ASL configura il Centro Unico Prenotazioni quale unico ed obbligatorio strumento di accesso alle prestazioni cui la struttura deve appoggiarsi. In questo senso, i giudici amministrativi hanno rilevato un contrasto tra la direttiva regionale e la proposta di contratto formulata dall"ASL.

I giudici amministrativi, invece, non hanno accolto la doglianza della struttura privata che aveva lamentato la violazione del diritto dell"assistito alla libera scelta del luogo di cura, sancito dall"art. 8 – bis del d.lgs. n. 502 del 1992 e dell"art. 1 della legge regionale Sardegna n. 10 del 2006 e dei principi di libera concorrenza tra le strutture private, violazione derivante dalla scelta dell"ASL di non considerare, ai fini della determinazione del tetto di spesa, anche le prestazioni erogate ai cittadini degli altri distretti della medesima ASL. Il Tar ha ritenuto infondato il motivo, atteso che il "diritto del paziente alla scelta del luogo di cura si esercita nell"ambito della programmazione, anche finanziaria, della Regione". Conseguentemente, la ripartizione dei tetti di spesa tra le singole strutture accreditate non impedisce al soggetto interessato di esercitare il proprio diritto alla libera scelta del luogo di cura ma è volta a determinare "i limiti di remunerazione per ciascuna delle strutture private", nell"ambito di una "allocazione ottimale delle strutture sanitarie nel territorio" governata dalla programmazione sanitaria in campo all"amministrazione sanitaria regionale (in argomento, cfr. Cons. St. sez. III, 30 novembre 2012, n. 6138).

I giudici amministrativi non hanno altresì accolto la doglianza relativa al fatto che la determinazione dell"ASL in oggetto avrebbe alterato in termini essenziali il preventivo del fabbisogno sulla base del quale la Regione ha ripartito il fondo sanitario. Il Tar ha al riguardo ribadito che le norme regionali non prevedono "alcun potere di approvazione del piano dei fabbisogni assistenziali" e che alle singole ASL devono, comunque, essere riconosciuti adeguati margini discrezionali nell"attuazione delle politiche sanitarie regionali, anche attraverso modifiche e correzioni dei piani preventivi, purché trattasi di modifiche e correzioni adeguatamente motivate e sostenute.

In ultima analisi, viene ancora una volta in considerazione lo "speciale" rapporto intercorrente tra strutture sanitarie private accreditate e il sistema regionale della sanità: quest"ultimo "chiama" ad operare le prime all"interno di un meccanismo regolatorio in cui le prestazioni risultano programmate dalla Regione e assicurate (insieme alle realtà pubbliche) dalle strutture private, che devono poter far affidamento sugli impegni contrattuali presi.



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