Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-05-19

STUPEFACENTI E ATTENUANTE DELLA LIEVE ENTITA' -Cass. Pen. 19870/14 - Francesco M. BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. III Penale, sentenza 10 aprile – 14 maggio 2014, n. 19870) relativa al tema delle sostanze stupefacenti e la attenuante della lieve entità.

Il fatto, in breve: Il Gip presso il Tribunale di Napoli, con sentenza Novembre 2012, condannava G.E. considerandolo responsabile dei reati ex artt. 73, d.P.R. 309/90 e 337 cod. pen., perché illecitamente deteneva a fine di vendita sostanza stupefacente del tipo marijuana. Inoltre il reo faceva cadere a terra il carabiniere che stava procedendo agli accertamenti. La condanna pronunciata era la seguente: anni 4, mesi 2 di reclusione ed euro 20.000,00 di multa.

La Corte di Appello di Napoli, nella sostanza, confermava l'impianto accusatorio che aveva portato alla condanna in primo grado dopo rito abbreviato.

Proponeva, quindi, ricorso per cassazione l'imputato personalmente, con i seguenti motivi: -vizio di motivazione in punto di denegata concessione della attenuante ex co. 5 art. 73 d.P.R. 309/90, nonché erronea applicazione dell'art. 73 citato.

I giudici della Corte Suprema considerano il ricorso infondato.

Il vaglio di legittimità della Corte medesima, infatti, ha portato a considerare inapplicabile l' ipotesi di cui al co. 5 dell'art. 73, d.P.R. 309/90. Si deve osservare, infatti, che la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che "per la sussistenza dell'attenuante speciale di cui al co. 5, dell' art. 73, e, quindi, perché il fatto possa essere ritenuto di lieve entità, si deve avere riguardo non solo al dato quantitativo dello stupefacente rinvenuto, ma deve operarsi una complessiva valutazione di tutti gli altri parametri richiamati dal citato comma (qualità della sostanza, mezzi, modalità e circostanze dell'azione); dopo di che, quand'anche uno soltanto di tali indicati elementi porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia di lieve entità, non potrà essere riconosciuta l'attenuante in questione (Cass. 14/2/2007, Santi; Cass. 19/6/1996, Bolzano)."

Orbene, tutte le risultanze istruttorie hanno permesso al decidente di accertare che l'E. da una parte custodiva un quantitativo rilevante di stupefacente e dall'altra svolgeva abitualmente e non occasionalmente, previa predisposizione di mezzi e di organizzazione su base familiare, l'illecita attività, sfruttando la propria abitazione come piazza di spaccio.

Queste modalità e circostanze dell'attività illecita posta in essere dal prevenuto, sono state ritenute dai giudici di merito, a giusta ragione, preclusive la concedibilità della attenuante della lieve entità.
La Corte Suprema esamina anche la situazione venutasi a creare dopo la sentenza della Corte Costituzionale, n. 32/2014, che ha dichiarato la non conformità a Costituzione dei d.L. 272/05, convertito in L. 49/06. (si veda: http://www.personaedanno.it/index.php option=com_content&view=article&id=44697&catid=113)

La pronuncia della Consulta ha come conseguenza la applicazione nel caso in esame delle fattispecie incriminatrici e del trattamento sanzionatorio previsti dalla precedente normativa, contenuta nel d.P.R. 309/90, con particolare riguardo alla entità della pena da infliggere per i reati concernenti le sostanze incluse nelle tabelle Il e IV, allegate alla legge.

In particolare, le condotte di detenzione illecita di sostanza psicotropa qualificata "droga leggera" risultavano, e oggi risultano, punibili con la reclusione da anni 2 ad anni 6, oltre la multa, dunque con pena edittale diversa e minore da quella assunta come riferimento dal giudice di merito, visto che la Corte distrettuale ha ritenuto di non potere effettuare alcun intervento in melius sul trattamento sanzionatorio sul rilievo che il Gip era partito, nel determinare la sanzione, dal minimo edittale di anni 6 di reclusione.

Conseguentemente, questo Collegio ritiene di dovere annullare con rinvio la sentenza impugnata, limitatamente al trattamento sanzionatorio, affinché il giudice ad quem proceda alla rideterminazione della pena.



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