Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2013-10-26

SU SILVIA PLATH – Maria Rosa PANTÈ

Perchè Silvia Plath? Perché ho scoperto che sono 50 anni dalla sua morte: un triste anniversario, ma buono per ricordare la sua potenza poetica. Ho scelto la poesia "Malato di insonnia" perché mi piace.

Il cielo notturno è una carta-carbone neroblù,

Con le orbite a lungo riattizzate delle stelle

Filtranti la luce, spiraglio a spiraglio -

Luce d'un bianco d'ossa, come la morte, al di là di tutto.

Sotto gli occhi delle stelle e il rictus della luna

Egli patisce il suo guanciale deserto, l"insonnia

Sparge per ogni dove i suoi granelli di sabbia.

Ossessivamente si replica un vecchio, sgranato

Film di imbarazzi -giorni uggiosi

D'infanzia e adolescenza, appiccicosi di sogni,

Facce parentali su alti steli, severe o piangenti,

Un verminoso roseto che lo faceva strillare.

La sua fronte è bozzuta come un sacchetto di sassi.

Dive obsolete, i ricordi competono per l'inquadratura.

È assuefatto alle pillole: rosse, vermiglie, azzurre -

Quanto gli confortarono la noia di sere prolungate!

Quei zuccherosi pianeti la cui influenza gli valse

Un po' di vita ribattezzata non-vita,

E i dolci, storditi risvegli da infante senza memoria-

Le pillole sono ormai vane, come gli dei del passato.

Più non gli giovano i loro papaverosi colori.

La sua testa è un angusto interno di grigi specchi.

Ogni gesto si snoda di colpo in una serie

Di prospettive in decrescendo, e il suo senso

Fuoresce come acqua da un buco all'estremità.

Esposto in mostra: lui vive in una stanza spalpebrata,

Le nude fessure degli occhi spalancate in permanenza

Su un accendi-e-spegni infinito di situazioni.

Per tutta la notte in cortile gatti invisibili

Berciavano come comari o strumenti scordati.

Egli ormai vede il giorno, il suo bianco disagio

Che spunta col suo carico di futili ripetizioni.

La città è una mappa di gioviali pigolìi, adesso;

Tutti con occhi vacui dai riflessi di mica

Vanno in schiera al lavoro, come dopo un lavaggio del cervello.

Silvia Plath nacque a Boston nel 1932, da padre entomologo, di origine tedesca e madre casalinga. Fu una studentessa brillante, iniziò subito a scrivere, vinse di versi premi. Uno di essi la portò a New York, l'esperienza fu tragica, tornata dalla città, frenetica e vuota, non riusciva più a mangiare, dormire e scrivere. Tentò il suicidio, fu salvata e fu ricoverata in manicomio. La psicoterapia e gli elettroshock le consentirono di riprendere una vita normale. In seguito a una borsa di studio si recò a Cambridge, dove incontrò il poeta Ted Hughues e lo sposò. Gli diede due figli. In un primo tempo tentò di conciliare la sua prepotente vena poetica coi doveri di moglie e madre, poi, anche a causa della sua fragilità e sensibilità, avvenne il crollo in concomitanza col fallimento del matrimonio.

Tradita, lasciò il marito, portandosi i figli, fu questo però il periodo di massima espressione creativa; purtroppo l'angoscia di esistere ebbe il sopravvento e un giorno del 1963, dopo aver mandati i figli dai vicini, sigillò porte e finestre della sua casa con nastro adesivo, scrisse l'ultima poesia "Orlo", aprì il gas, infilò la testa nel forno e si tolse la vita.

Nella poesia Malato di insonnia, già dall'incipit le immagini sono stranianti, inquietanti:

- il cielo notturno come carta-carbone;

- la luce delle stelle come quella d'un bianco d'ossa.

L'insonnia, diversa dalla veglia solitamente scelta e operosa, è solitudine e sofferenza; è fastidio come dei granelli di sabbia.

Perché l'insonnia?

- Perché ossessivamente l'insonne rivede la sua vita, la sua giornata come in un film;

- il film non è drammatico, ma imbarazzante e soprattutto ripetitivo, noioso;

- non si salvano nemmeno l'infanzia, l'adolescenza che sono definite "appiccicose di sogni".

Come vincerla? Il '900 è una pillola:

- pillole come zuccheri-pianeti (strana similitudine!)

- le pillole danno dolci, storditi risvegli, dunque un vita, non-vita;

- ormai anche le pillole sono vane! L'insonne è totalmente esposto e nudo: fortissima è la parola "spalpebrata": gli occhi sono ostinatamente aperti sul mondo.

Com' è la notte per l'insonne?

- piena di rumori: i gatti bercianti

- piena di attesa per il giorno che però altro non è che un "bianco disagio", un disagio che nasce dalla futilità e dalla ripetitività della vita; in un mondo di persone in fila, tutte uguali, tutte con occhi vacui... che abbiano dormito o meno!

La notte dell'insonne ha perso la magia, perché ricolma del bianco disagio della quotidianità.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati